Il leader del M5S: «Gli episodi di violenza li abbiamo sempre condannati. Per intervenire con un nuovo decreto sicurezza, l’esecutivo strumentalizza fatti di cronaca»

conte

(di Monica Guerzoni – corriere.it) – «Anarchici, antagonisti, black block e altri estremisti di destra e di sinistra non sono una novità».

E quindi l’aggressione di Torino è meno grave, presidente Giuseppe Conte? Per Meloni è tentato omicidio e il ministro Piantedosi, nell’informativa urgente di ieri alla Camera, ha parlato di «resa dei conti con lo Stato».
«Non dico che è meno grave. Vanno contrastati con lucidità, ma senza inasprire il clima, senza comprimere il diritto a manifestare, senza colpevolizzare la stragrande maggioranza della popolazione, come è stato fatto anche con le centinaia di migliaia di cittadini scesi in piazza a manifestare pacificamente per la popolazione palestinese».

Sbaglia il governo a stringere le maglie della sicurezza con un decreto e un disegno di legge?
«La novità rispetto al passato è un governo che fa propaganda sulle divise dei poliziotti e strumentalizza fatti di cronaca per intervenire con un nuovo decreto sicurezza. Tentano di dare ulteriori segnali a una popolazione che invece vuole soluzioni. Sa qual è la realtà? È che sulla sicurezza il governo non-fun-zio-na». E qui Conte calca le sillabe una ad una, per fare il verso alla premier sui centri in Albania.

Possibile che nel decreto in gestazione non ci sia una misura che la convinca?
«La cauzione è una follia, è incostituzionale e, se passasse, solo i miliardari potranno organizzare una manifestazione».

Difficile che passi. Lo scudo per gli agenti?
«È una norma slogan. Non prendano in giro gli italiani, non facciano propaganda sulla pelle delle forze di polizia. Quanto al fermo preventivo, ci riporta indietro fino alla legge Reale, del 1975, così repressiva che dopo un po’ fu abbandonata».

Per il ministro Piantedosi, chi ha sfilato sabato scorso per Askatasuna ha coperto i violenti. A manifestare c’erano esponenti di Avs e una consigliera M5S…
«Noi gli episodi di violenza li abbiamo sempre condannati, senza se e senza ma. Raccomando però al governo di condannare con lo stesso rigore anche le manifestazioni violente di estremisti di destra, come l’attacco del 2021 alla Cgil. Quanto ai centri sociali, vedo che il governo non si dimostra altrettanto solerte quando si tratta di sgomberare quelli di ispirazione neofascista».

È una sfida o una trappola la proposta di Meloni di votare con le opposizioni la risoluzione sulla sicurezza? E ha fatto bene Schlein a chiedere alla premier di non strumentalizzare Torino?
«Io non posso entrare nel merito della telefonata, ma se Schlein ha chiesto di non strumentalizzare non sbaglia chi ha telefonato, ma chi strumentalizza. Per noi il bisogno di sicurezza non ha colore politico. Da mesi sfidiamo il governo con misure concrete, le stesse inserite nella risoluzione che abbiamo offerto alla discussione del Parlamento. Vedremo se è un bluff o no, quello di Meloni».

Mattarella ha spronato maggioranza e opposizione ad approvare insieme provvedimenti importanti per la vita dei cittadini. La sicurezza non lo è?
«Da mesi incalziamo il governo. Anche nell’ultima legge di bilancio abbiamo proposto un fondo per dar vita a patti di sicurezza tra comuni e prefetture, ma non hanno mai voluto accettare il confronto».

C’è una borghesia di sinistra che copre i violenti?
«Ripeto, noi i violenti non li abbiamo mai coperti e condanniamo sempre, a prescindere dal colore politico. Sulla sicurezza siamo al fianco dei cittadini che vogliono liberamente manifestare e che non possono essere confusi coi facinorosi che si infiltrano anche nei cortei più pacifici».

Col nuovo pacchetto sicurezza il governo mostra forza o vara le nuove norme perché è in difficoltà?
«Un governo che ha preso i voti per garantire maggiore sicurezza, al quarto anno registra un fallimento completo. Nel 2024 sono aumentati i reati e l’allarme sociale e ora impongono una ulteriore stretta per contrastare il dissenso politico e le proteste. Ma gli elettori sono sempre più insofferenti davanti a un governo incapace, che non risolve le difficoltà economiche di famiglie e imprese».

Condivide il timore di molti a sinistra che Meloni e Salvini vogliano prendere a modello la stretta securitaria di Trump?
«Questa svolta viene anche da una guerra di potere interna alle forze di maggioranza, dalla volontà di Salvini di tornare al ministero dell’Interno. E poi sicuramente c’è la suggestione ideologica di modelli e pratiche repressive importate da Oltreoceano».

Meloni dopo le violenze di Torino ha detto che i magistrati «non devono esitare». Lei come legge questa frase, alla luce della battaglia referendaria sulla giustizia?
«L’uscita di Meloni, in piena campagna referendaria, è stata strumentale. Continua l’attacco alla magistratura, sulla quale il governo vorrebbe scaricare la responsabilità della propria incapacità.Tajani ha già anticipato che il prossimo passo sarà togliere ai pubblici ministeri il coordinamento della polizia giudiziaria. Quindi sarà di fatto il governo a coordinare le inchieste, lasciando ai pm il ruolo di destinatari delle indagini».

Lei ci crede davvero alla rimonta del fronte del No? E se Giorgia Meloni perde il referendum deve dimettersi?
«Se spiegheremo bene agli elettori che questa riforma non migliorerà l’efficienza della giustizia, ma serve solo alla casta dei politici per proteggersi dalle inchieste, allora la vittoria del No sarà a portata di mano e il contraccolpo politico sarà fortissimo. È l’unica riforma che hanno fatto. Dalla sanità, alla scuola, al welfare, all’economia, il governo Meloni non è pervenuto».

Pensa di vincere il referendum rilanciando le parole d’ordine del M5S che si scagliava contro la «casta»?
«La riforma serve solo a creare i presupposti per tutelare dalle inchieste scomode i politici e gli amici della maggioranza del governo di turno. Noi non vogliamo ricreare una casta di privilegiati politici, di colletti bianchi».

Vannacci che lascia la Lega indebolisce la coalizione di governo in vista delle elezioni politiche?
«È un problema serio per Meloni, che aveva già la spina nel fianco di Salvini e grosse difficoltà con la Lega. Da domani le sue difficoltà aumenteranno, perché il bacino potenziale a cui potrebbe parlare una nuova formazione di destra è potenzialmente molto ampio. I delusi e gli scontenti, che si sentono presi in giro dalle piroette di Meloni, sono tanti».

Crede che delusi e scontenti voteranno una coalizione progressista che ancora non esiste? Non avete un programma, non sapete se il leader sarà lei, Schlein o un altro nome, il centrodestra è in vantaggio nei sondaggi e il tempo stringe.
«Stiamo lavorando al programma. Con Nova 2 stiamo costituendo 200 momenti di confronto in tutta Italia, un lavoro capillare con i non iscritti al Movimento. L’alleanza la faremo sul risultato di questo processo di ascolto, condividendone il frutto con gli alleati. E non avremo difficoltà a individuare il centravanti».