
(ANSA) – Nuovo tentativo del governo di inserire la norma salva-imprenditori sui lavoratori sottopagati. Inserita a dicembre nella legge di bilancio e poi espunta dal maxi-emendamento della commissione Bilancio per l’Aula del Senato, la norma è ora contenuta in una bozza dell’ultimo decreto Pnrr, all’articolo 18.
Si stabilisce che i datori di lavoro che, sulla base di quanto accertato dai giudici, non pagano i propri lavoratori conformemente all’articolo 36 della Costituzione sulla retribuzione proporzionata, non possano essere condannati al pagamento di differenze retributive o contributive se hanno applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo.
La norma stabilisce che, in presenza di un “provvedimento con cui il giudice accerta, in ogni stato e grado del giudizio, la non conformità all’articolo 36 della Costituzione” (che garantisce al lavoratore il diritto a una retribuzione proporzionata) “dello standard retributivo stabilito dal contratto collettivo di lavoro per il settore e la zona di svolgimento della prestazione”, il datore di lavoro non possa “essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive per il periodo precedente la data del deposito del ricorso introduttivo del giudizio se ha applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo” o dai “contratti che garantiscono tutele equivalenti” per il settore e la zona di svolgimento della prestazione.
La disposizione “non si applica se il giudice accerta che il datore di lavoro non applica un contratto collettivo a norma o altro contratto equivalente, oppure se il contratto collettivo applicato non si riferisce al settore economico nel quale il lavoratore ha prestato attività per conto dell’impresa”.
I 3-cartari non dormono mai.
Quindi se un imprenditore applica un contratto collettivo dove la retribuzione da esso prevista viola l’articolo 36 della costituzione, non è soggetto a corrispondere la differenza che renda congrua la retribuzione.
Detta così funziona, ma allora il problema è a monte ovvero nel contratto collettivo.
A quali contratti collettivi fa riferimento la norma? a quelli denominati “pirata”?
Basterebbe renderli illegittimi e ritornare alla vecchia formula dei contratti collettivi stipulati dalle “organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”; non ad un qualsiasi accordo firmato da chiunque.
Ora la domanda diventa: alla luce dei fatti questo governo non ha nessuna voglia di resuscitare quella vecchia formula, ma c’è qualcun altro che è disposto a farlo?
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