Le sue comparsate in tenuta mimetica superaderente e gli occhi di ghiaccio le hanno valso il nomignolo: un gioco di parole con la sigla dell’Immigration and Customs Enforcement che guida

(di Anna Lombardi – repubblica.it) – Le sue comparsate in tenuta mimetica superaderente fra gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement, le hanno procurato il nomignolo di “Ice Barbie:” gioco di parole fra la sigla della polizia antimigranti e lo sguardo di ghiaccio ostentato. Che Kristi Noem — l’ex governatrice del Sud Dakota che in pieno Covid si distinse per le posizioni no-mask, così fedele da essere scelta alla guida dell’Homeland Security — sia una donna di ghiaccio, è il mito da lei stessa nutrito: non solo con foto d’impatto come quella in cui posa davanti a una gabbia piena di detenuti seminudi.
Ma col racconto di come uccise a sangue freddo il suo cucciolo di pointer Cricket, troppo «irrequieto», e pure una capretta «troppo brutta» nella sua autobiografia. Aneddoti scelti per sottolineare la sua capacità di intraprendere scelte dure e portare a termine, se necessario, «lavori raccapriccianti».
Quei racconti, all’epoca, indignarono così tanto i compagni di partito da farle perdere la chance di fare la vicepresidente. Anche a Minneapolis la responsabilità del lavoro sporco è sua. Ameno per ora, l’amico Trump gliel’ha fatta passare liscia.
vabbè, per loro cani o migranti è la stessa cosa
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Tipica conformazione psichica da potenziale serial killer.
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Pensa di essere una dura, ma è una psicopatica.
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