In Parlamento continuano a piovere decreti sul riarmo. Il Pd si astiene. M5S vota no. Continua la folle corsa allo shopping militare

Corsa al riarmo, in Parlamento piovono decreti: il Pd si astiene, i 5 Stelle votano contro

(di Raffaella Malito – lanotiziagiornale.it) – Siamo alle solite. In commissione Difesa di Camera e Senato continuano a piovere decreti che autorizzano il governo Meloni allo shopping militare e l’unico partito che continua a dire no alla folle corsa al riarmo, sebbene a onor del vero in questa commissione non ci siano esponenti di Avs né a Montecitorio né a Palazzo Madama, è il Movimento Cinque Stelle.

In Parlamento continuano a piovere decreti di riarmo. Il Pd si astiene. M5S vota no

La commissione Difesa della Camera (e quella del Senato) ha dato ieri il via libera ad altri decreti ministeriali da circa 1 miliardo di euro per programmi pluriennali militari. I decreti spaziano su ogni dove, dall’acquisizione di sistemi di Difesa aerea a quella di razzi. La maggioranza ha votato a favore, dunque anche i finto-pacifisti della Lega. Il Pd, non venendo meno all’ambiguità sul tema che lo contraddistingue, si è astenuto. Solo il M5S ha votato contro sei atti su sette mentre su un decreto (quello sui droni di ricognizione Leonardo per Esercito) si è astenuto.

Dagli obici ruotati ai razzi a lunga gittata: la lista dello shopping per il riarmo è lunga

A spiegarci cosa si votava è stato il M5S. Si spazia dagli obici ruotati della tedesca Krauss-Maffei Wegmann – sia nuovi che da ammodernare – ai razzi Mlrs a lunga gittata dell’americana Lockheed Martin, dai droni-bomba dell’israeliana Uvision ai lanciarazzi della svedese Saab, dai mortai della francese Thomson-Brandt alle batterie contraeree del consorzio a maggioranza anglo-francese Mbda, più un centinaio di droni da sorveglianza di Leonardo, hanno spiegato i parlamentari M5S nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato.

L’impegno degli ultimi sette decreti approvati ieri supera il miliardo di euro

L’impegno di spesa pluriennale da approvare ammontava a oltre un miliardo di euro, a cui si aggiungono i quasi 9 miliardi per lo sviluppo del caccia Gcap approvati settimana scorsa in Senato e i 2,3 miliardi per le batterie missilistiche Samp/T già trasmessi alle commissioni. Un fiume di denaro in piena, un’ondata di 76 programmi di riarmo che ha travolto le commissioni da inizio legislatura per impegni finanziari da oltre 36 miliardi, quasi metà dei quali – 16,5 miliardi – solo nei sedici decreti che – hanno continuano a spiegare i pentastellati – abbiamo in esame da inizio anno.

Il M5S dice no

“Una corsa sempre più veloce e sempre più costosa, con aumenti di spesa spesso inspiegabili, che Crosetto ha intrapreso per rispettare i folli impegni presi da Meloni con la Nato. A Montecitorio la seduta si è appena conclusa. Mentre c’è chi solleva critiche a parole ma poi vota a favore o assume posizioni pilatesche, il Movimento 5 Stelle coerentemente ha votato e continuerà a votare contro queste spese folli. Non perché siamo contrari ad ammodernare la nostra Difesa, ma perché è chiaro che qui si sta solo spendendo il più possibile e il più in fretta possibile a prescindere dalle reali esigenze di sicurezza nazionale”, hanno detto i Cinque Stelle, concludendo con la richiesta di “un dettagliato e motivato piano nazionale di Difesa che dia al Parlamento un quadro di riferimento oggi inesistente su cui basare le nostre valutazioni, invece di continuare a votare alla cieca”.

Il Pd, ambiguo come sempre, si astiene

Chi assume posizioni pilatesche il M5S non lo dice ma a noi pare proprio che tra questi ci sia il Pd di Elly Schlein. Con quella che ci sembra un’arrampicata sugli specchi Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera, ci spiega perché il suo partito si sia astenuto. “Oggi (ieri, ndr) in commissione ci siamo astenuti sugli investimenti da 1 miliardo sui sistemi d’armi perché – ha spiegato Graziano – chiediamo al governo che venga messa sul tavolo una discussione seria tra spese per il personale, spese per l’esercizio e spese per gli investimenti. Non è accettabile che il governo propenda e si preoccupi solo degli investimenti senza pensare al personale delle forze armate e relativi esercizi. Il rapporto dovrebbe essere 50% investimenti, 25% personale e 25% esercizio. Oggi siamo completamente sbilanciati, 50-10-40. Questo non va bene perché significa uno sbilanciamento sugli investimenti a danno dell’esercizio. E questo non lo diciamo noi del Pd, ma lo dicono i capi di stato maggiore delle diverse forze armate audite. In più vogliamo che il governo intraprenda una discussione seria sul benessere del personale delle forze armate che significa stipendi adeguati, pensioni e alloggi, temi che questo governo ha trascurato completamente”.