Cresce la sfiducia verso i concittadini assieme al timore di cadere nella trappola del prossimo. Un record, soprattutto tra gli elettori di destra

Il Paese dei diffidenti sette italiani su dieci sospettano degli altri

(di Ilvo Diamanti – repubblica.it) – La nostra società è fondata sulla sfiducia. È quanto sottolinea il recente sondaggio condotto da LaPolis-Università di Urbino Carlo Bo (con Avviso Pubblico) per la ricerca “Gli italiani e lo Stato”. Soprattutto in politica, dove la sfiducia è divenuta, ormai da tempo, il principale argomento di consenso. Un consenso fondato, dunque, sul dissenso. Sul contrasto nei confronti delle istituzioni e, ovviamente, degli altri partiti e leader. Una tendenza affermata, esplicitamente, dal M5s di Beppe Grillo e riprodotta poi da altre forze politiche. Anche con successo. Visti i risultati ottenuti.

Dal M5s, quindi dalla Lds, la Lega di Salvini. E dal Pd guidato da Matteo Renzi. Divenuto, a sua volta, un “partito personale”: PdR. Per trasformarsi, rapidamente, in IV. Italia Viva. Il tratto comune di tutte queste esperienze è nel percorso svolto. Da partiti ad anti-partiti. Con un esito inevitabile: la crisi in tempi rapidi. Talora la fine. Perché non è possibile proporsi come “anti-partito” per svolgere “la parte del partito”. Entrando nel sistema politico, in Parlamento.

D’altra parte, la diffidenza è un sentimento radicato, nella società. In particolare, nei confronti di chi governa. Di chi agisce nelle istituzioni. Da sempre, ma soprattutto dopo la caduta della Prima Repubblica e dei partiti tradizionali. I partiti di massa, come venivano definiti allora, quando aggregavano davvero le masse. Perché erano espressione di ideologie e religioni. La fiducia nei loro confronti significava fede e marcava, per questo, un senso di appartenenza radicato, prima ancora che di interesse.

Ma quel tempo è finito. Da tempo. In particolare, da quando Silvio Berlusconi, negli anni Novanta, ha imposto e affermato il suo “partito personale”. Forza Italia. Un “Partito impresa”, che ha segnato una nuova epoca. Non solo in politica. Oggi quel sentimento appare non solo diffuso, ma dominante. E riconosciuto, da gran parte dei cittadini.

Il sondaggio

Come emerge dal recente sondaggio condotto da LaPolis Università di Urbino Carlo Bo (con Avviso Pubblico). Nel quale il 71% delle persone intervistate sostiene che “gli altri, se si presentasse l’occasione, approfitterebbero della mia buonafede”. Un senso di sfiducia esteso e cresciuto nel tempo, mai ampio come oggi. Ha, infatti, toccato il 71%, mentre, parallelamente, la quota di quanti ritengono che “gran parte della gente è degna di fiducia” ha raggiunto l’indice più basso: il 27%. Poco più di una persona su quattro.

Il dato più preoccupante, dal mio personale punto di vista (che di solito non propongo mai) è costituito dall’ampiezza di questo orientamento fra i più giovani e fra i giovani-adulti. Mentre il maggior grado di fiducia caratterizza in modo evidente i più anziani, con oltre 65 anni. Segno di un’abitudine alla socialità, maturata nel tempo. E, al tempo stesso, di una necessità tradotta in normalità. Perché per i più anziani il rapporto con gli altri è un’esperienza consolidata, ma, al tempo stesso, un’esigenza importante, fondamentale per allungare la propria storia personale. E, quindi, la propria vita.

Le differenze di orientamento, se si considera la posizione politica degli intervistati, riguardano soprattutto le componenti che “si chiamano fuori”, fra le quali il peso della sfiducia negli altri è dominante. Riflesso della sfiducia politica. Come fra coloro che si collocano più a destra. A differenza di chi si definisce di centro-destra.

Nel complesso, emerge un’abitudine alla sfiducia, se non alla diffidenza. Annunciata dalla ricerca “Gli italiani e lo Stato”, nella quale emergeva un declino della partecipazione e delle relazioni associative. Coerente con la fiducia nelle istituzioni. Lo Stato e il Parlamento.

D’altra parte, la fiducia negli altri è contestuale alla vita di comunità. In comune con gli altri. Perché vivere da soli genera insoddisfazione. Tristezza. Ma le relazioni con gli altri non possono essere affidate solo al digitale. Ai media. Perché davanti allo schermo di un cellulare o di un IPad siamo tutti vicini e lontani al tempo stesso. Mentre la fiducia si basa sulle relazioni dirette. Non virtuali. Non (solo) a distanza.

Per questa ragione è importante costruire e rafforzare le relazioni personali. Per non restare soli. Perché da soli è difficile essere felici.