Chiuso l’unico alimentari a Postalesio, in Valtellina, ogni venerdì con la navetta gratuita si va al centro commerciale

23/01/2026 Milano, Postalesio (SO). Chiude ultimo alimentari e il comune organizza il mini bus per la spesa agli anziani del paese
Si riparte per il paese

(Brunella Giovara – repubblica.it) – Postalesio (Sondrio) – Si torna in paese cantando, o almeno con l’animo più sereno di quel 31 dicembre tremendo, «quando il negozio del Fabio ha chiuso per sempre. Lì abbiamo pensato: e noi? Dove compreremo il pane e il latte, un pezzo di formaggio…». Un problema non solo di Postalesio, provincia di Sondrio, ma di tutti i paesi di montagna, dalle Alpi all’Appennino, tutti ugualmente in via di spopolamento, di pochi bambini e molti anziani, e i giovani — se ci sono — lavorano fuori e fanno la spesa in città, a Sondrio, e magari a Milano, al super, all’iper.

23/01/2026 Milano, Postalesio (SO). Chiude ultimo alimentari e il comune organizza il mini bus per la spesa agli anziani del paese
Arrivo al supermercato

«E quando sono passata davanti a quella serranda chiusa, mi è venuta una gran malinconia. Finisce un’epoca. Ma un sacco di gente, come farà?». Così ha pensato Carmen Zucchi, unica assessora del Comune, con deleghe a Politiche sociali, Turismo, Cultura, Sport. «L’ho detto al sindaco, che mi ha detto va bene. “Prendi il pulmino, e vai”». Da ieri, ogni venerdì l’assessora passa a raccogliere i cittadini «che non sono autosufficienti, cioè non hanno la macchina o non possono più guidare. Basta prenotarsi il giorno prima con una telefonata, e io vado a prenderli». Il servizio è gratuito, dice il sindaco, geometra Federico Bonini (sesto mandato). «Il pulmino è nostro, e non ho neanche fatto i conti dei costi, ma saranno poca cosa rispetto all’utilità».

23/01/2026 Milano, Postalesio (SO). Chiude ultimo alimentari e il comune organizza il mini bus per la spesa agli anziani del paese
Al supermercato

Perché «noi siamo un paese povero, non siamo mica Milano!», e da quassù si vede il gran traffico sulla statale 38, il gran lavorio per finire le opere stradali delle prossime Olimpiadi, «ma qui c’è poco turismo, eppure abbiamo cose splendide come le Piramidi. Le ha viste?», le altissime colonne di pietra, nate nell’ultima glaciazione. Unica attrazione del paese, a parte i pizzoccheri dell’unico ristorante “Stefano”. La padrona Bruna Balardini ricorda quando «anche noi avevamo il negozio, accanto alla trattoria. Mia mamma Rosa vendeva di tutto, dalle mutande al pane, e i tagli di stoffa, il verderame per le vigne. I salami… Poi è nato un grande centro commerciale in pianura, lì abbiamo deciso di chiudere. È rimasto quello di Fabio», l’’alimentari’, così si chiama nei paesi, posti che profumano di formaggio e di detersivo, acciughe, pane, frutta matura. Un odore inconfondibile, antico. Non c’è neanche più l’insegna.

E c’erano altri bar, che poi hanno spento la luce, «anche perché erano più che altro dei centri sociali per i vecchi del paese. Ma sono via via morti, e l’anno scorso qui sono nati solo due bambini». Popolazione, 680 persone, metà sopra i 70 anni. Luisa, 74 anni: «Io non guido più da tempo. Ma devo pur mangiare. E poi, qui la vita sociale è quasi zero», perché questi Comuni sono sparpagliati in molte frazioni, «ci si incrocia ogni tanto, oppure si sta a casa». In più fa un bel freddo, e la notte arriva presto. Era un paese vivace, «ma non ci sono neanche più le mucche, è rimasto un allevatore di capre», molte vigne abbandonate, nel paesaggio grigioverde che aspetta la neve.

E comunque si parte, raccogliendo Carla e l’amica Lorenza, Lilliana, mamma dell’assessora. E una Carmen di 82 anni, che sale tutta contenta: «Sono sola, finalmente vedo qualcuno, mi tiro fuori di casa per qualche ora». Si passa alla frazione Spinedi, qui sale il signor Michele, che non ha niente da comprare ma voleva un po’ di compagnia. Più Luisa, sono sei passeggeri diretti al Sigma di San Pietro Berbenno, che però è ancora chiuso e quindi si va al bar. Offre il Comune, per questa volta. Venerdì prossimo, gita all’Iperal di Castione, per non far torto a nessuno.

Carla: «Io ho bisogno di cose fresche, verdura e pesce». Lilliana: «Pasta e riso, farina, latte. La spesa per una settimana, e servirebbe anche la farmacia. Perché vede, i figli, se restano in zona, lavorano e non hanno tempo di portarci in giro». La figlia assessora, ad esempio, lavora all’Anas, e ha una figlia ma soprattutto 2 nipotini. Intanto comincia a nevischiare, ma il driver se ne infischia. Si chiacchiera volentieri, «adesso torno a casa e accendo la stufa!», «è arrivato il parroco nuovo, nato nella Valmalenco. Uno simpatico, peccato doverlo dividere con Berbenno…». Carmen racconta di suo padre, «morto 30 anni fa. È tornato dalla legna, ha mangiato la sua polenta taragna e si è sdraiato un attimo, per sempre!».

Sono storie di montagna, mentre si passa tra le case di sasso, la notte già incombe e arriva pure la nebbia. «I paesi hanno bisogno di queste cose, per non morire. Serve socialità, occasioni di incontro…», dice l’assessora Zucchi, intanto aiuta a scaricare i sacchetti, e sarà un paese povero e sconosciuto ai più, ma è molto affettuoso, in quel profumo di stufa appena accesa.