Il video dello storico, a favore del “No” al referendum sulla giustizia, è stato etichettato come “fuorviante” e limitato dalla società di Zuckerberg dopo il fact-checking

(lespresso.it) – Da intervento social a caso politico in una manciata di giorni. Meta ha limitato la diffusione di un video di Alessandro Barbero – pubblicato sui suoi canali personali – in cui lo storico spiegava le ragioni del suo “no” al referendum sulla Giustizia. In poco tempo il contenuto è diventato virale, tanto da portare la società di Mark Zuckerberg – che gestisce tra le altre Instagram, Facebook e Threads – a passarlo sotto la lente del fact-checking, realizzato in collaborazione con dei partner italiani. Da qui la decisione di oscurare il video, tra i vari motivi, “per affermazioni che risultano fuorvianti”.
Su alcune pagine che lo hanno ripubblicato, il video è ancora disponibile. Eppure la scelta di Meta ha innescato un’immediata reazione politica. “È gravissimo che Meta abbia limitato la diffusione di un video di Alessandro Barbero, nascondendosi dietro il fact-checking”. A scriverlo è Peppe De Cristofaro, senatore di Avs e presidente del gruppo Misto a Palazzo Madama, che spiega come – per lui – il video non contenga “dati falsi. Contiene un’opinione politica. Barbero non dice, per esempio, che dal 2026 il governo potrà licenziare i magistrati che emettono sentenze sgradite. Questa sarebbe un’affermazione falsa e verificabile, quindi il fact-checking avrebbe senso. Dice che questa riforma aumenta il peso della politica sugli equilibri della magistratura. È un giudizio politico”.
Il fact-checking pubblicato da Open, ad esempio, contestava in particolare quattro passaggi del discorso di Barbero, riassumibili negli effetti dell’ipotetica vittoria del “sì”. Alcune affermazioni dello storico risulterebbero imprecise o formulate in maniera “fuorviante”, secondo il giornale. “Barbero sbaglia nel dire che il governo scelga i membri laici del Csm. È il Parlamento a votare gli elenchi, dai quali i membri vengono poi sorteggiati”. E ancora: “Nessuna norma consente all’esecutivo (governo) di dare ordini o sanzionare i magistrati”. È proprio su questo punto che si innesta lo scontro politico. Per De Cristofaro, il giudizio espresso da Barbero riguarda il peso politico che la riforma potrebbe esercitare sugli equilibri della magistratura: una valutazione interpretativa, spiega, non verificabile come dato di fatto.
Meta non censura i negazionisti del genocidio di Gaza. Però censura l’opinione politica di uno storico, sulla base di un’opinione politica di Open che pretende di ergersi a giudice nella contesa elettorale per un referendum costituzionale. Siamo scesi ad un livello depeimente assai: vogliono vincere facile quelli del si.
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Come se “maggioranza del parlamento” e “governo” non equivalessero, in pratica…
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Open = pajassi diretti da Mentana e Puente.
Quando dicono:
“Barbero sbaglia nel dire che il governo scelga i membri laici del Csm. È il Parlamento a votare gli elenchi, dai quali i membri vengono poi sorteggiati”. E ancora: “Nessuna norma consente all’esecutivo (governo) di dare ordini o sanzionare i magistrati”.
Evidentemente Puentidi0ta e Mentina dovrebbero capirla meglio cosa sia la POLITICA, chi è che sta legiferando in Italia attualmente? Il governo! Facessero il FUCK Checking sul numero di DL che ha passato la Melona con tanto di fiducia. Nemmeno la riforma della corte dei conti del 27 dicembre scorso gli dà l’idea, ovviamente, di cosa accada.
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