Meloni chiama Trump e prende tempo sul Board for peace. Il tycoon: “Vuole aderire”. La premier non ottiene il bilaterale a Davos con il leader Usa ma al telefono gli spiega il suo no all’adesione: “Non è definitivo, valutiamo”. Al Consiglio Ue cerca sponde e fa asse con Merz: lanciamo nuove idee. Breve confronto con la danese Frederiksen per smorzare le tensioni

(Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – BRUXELLES – Niente Davos, si vola a Bruxelles. A metà mattinata all’entourage di Giorgia Meloni tocca rassegnarsi: il presidente Usa non concede udienza. Il bilaterale con Donald Trump sulle Alpi svizzere chiesto per due giorni da Palazzo Chigi non ci sarà. Dopo mille insistenze e pressioni, Meloni deve accontentarsi di una chiamata. Per spiegare, in soldoni, che il suo no al Board for peace, largamente condiviso con il Quirinale, in realtà sarebbe un nì. Un non adesso, ma più in là, possibilmente con qualche ritocco all’impalcatura dell’organismo. Così sistetizzano il colloquio fonti diplomatiche. Non è un caso se, dall’aereo di ritorno negli States, lo stesso Trump dica che l’Italia vuole entrare nel panel: «Ha bisogno dell’approvazione del Parlamento per aderire».
Possibile che la premier abbia corretto il tiro dopo il rifiuto del faccia a faccia. Per Meloni, l’unica occasione di stringere la mano a The Donald sarebbe stato il lancio di questa simil Onu con Orbán e soci. Ma appunto la presidente del Consiglio a quell’iniziativa non ha voluto partecipare: ragioni giuridiche, imbarazzi politici. Forse anche il sospetto che quella foto sarebbe invecchiata male.
L’aereo di Stato della premier, pronto fin dall’alba, rimane allora a Ciampino per tutta la mattina. Decolla solo alle quattro e mezza, direzione Belgio, per il Consiglio europeo straordinario convocato proprio per discutere delle relazioni transatlantiche ammaccate dalla crisi groenlandese.

Dal tavolo del summit Ue, Meloni manda segnali che possono essere colti anche dall’altro lato dell’oceano: con gli Usa, ripete, non va alzata la tensione. Anzi, è l’ora di abbassare i toni. Serve unità. Certo, con alcune linee rosse condivise col resto dell’Unione, come l’integrità territoriale di un Stato membro, che peraltro fa parte della Nato. Su questo approccio, c’è sintonia soprattutto con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz.
In attesa di capire se l’assenza al varo del board trumpiano avrà strascichi nella “special relationship” con il tycoon, Meloni cerca sponde in Europa. Obiettivo: uscire dall’angolo, dopo lo strappo sui soldati nella terra dei ghiacci, iniziativa a cui avevano aderito le principali cancellerie del continente, Roma no. Proprio con la premier danese (socialista) Mette Frederiksen, Meloni strappa un breve bilaterale prima che inizi il summit. La tensione pare smorzata: baci, abbracci, sorrisoni a favore di flash. Le due si accomodano una accanto all’altra nel tavolone del consiglio.

C’è un fattore che forse può aiutare Meloni, nelle dinamiche brussellesi. Le ultime sortite di Emmanuel Macron – l’idea del bazooka commerciale per ribattere ai dazi sulla Groenlandia, quella del G7 lampo a Parigi, poi fallita, i toni usati sul palco di Davos – hanno avvicinato la premier a Merz, irritato per le giocate in solitaria dell’inquilino dell’Eliseo. La tattica di Roma sarebbe insomma questa: incunearsi nella fessura, sganciare Berlino dall’asse collaudato con Parigi. A consiglio europeo appena iniziato, Palazzo Chigi fa sapere di un bilaterale a margine tra Meloni e Merz. Quando? Subito dopo la foto con Merz pubblicata da Macron.
Non è solo questione di narrativa social, però. La premier vedrà il cancelliere tedesco oggi a Roma, vertice corposo, atterreranno nell’Urbe 10 ministri teutonici. Già ieri il leader della Cdu ha confermato che con Meloni si lavora a un pacchetto di sinergie. L’iniziativa principale è una proposta sulla competitività che Italia e Germania spediranno a von der Leyen in vista del summit Ue di metà febbraio. «Con Meloni abbiamo elaborato nuove idee per cambiare l’Ue e ridurre la burocrazia», dice Merz. Quali idee? «Una sospensione d’emergenza della burocrazia, una discontinuità nell’attività legislativa, un bilancio modernizzato che ponga la competitività al centro». In tutto saranno siglati una decina di accordi governativi, un piano d’azione sulla «cooperazione strategica rafforzata», un’intesa sulla difesa per coordinare meglio le industrie (tanti attori coinvolti, da Leonardo a Rehinmetall). Previsto cin cin sotto gli stucchi di villa Pamphili. Sperando che la telefonata di ieri abbia ricucito lo strappo con la Casa bianca.
Raga …lo fa per prendere tempo e per ultimare i saccheggio di poltrone.
La tattica durerà sino a fine legislatura..solo allora prenderà una decisione,decisione che dipenderà dall’esito delle prossime elezioni.
Sino da allora non muoverà paglia… attendiamo speranzosi in una crisi di governo per poterla prendere in contropiede………..sperem!
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Se dovesse perdere , scommettiamo che diventa putiniana?
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