
Seguo con grande attenzione l’evoluzione dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur, un’intesa di portata storica che può aprire nuovi mercati ma che deve essere affrontata con equilibrio, responsabilità e visione strategica.
Le notizie emerse nelle ultime ore, con il Parlamento europeo che ha chiesto un parere alla Corte di giustizia dell’Unione Europea sulla conformità dell’accordo ai Trattati, confermano che il tema è complesso e merita un confronto serio e approfondito. È giusto prendersi il tempo necessario per valutare ogni aspetto, soprattutto quelli che riguardano i settori più sensibili.
Per quanto mi riguarda, un punto resta fermo: l’agricoltura italiana e le produzioni locali non possono essere sacrificate in nome di una liberalizzazione senza adeguate garanzie. I nostri prodotti dop, igp e a denominazione di origine rappresentano un patrimonio economico, culturale e identitario che va difeso e valorizzato.
L’accordo con il Mercosur può diventare un’opportunità solo se accompagnato da clausole di salvaguardia efficaci, dal rispetto rigoroso degli standard europei in materia sanitaria, ambientale e di tutela del lavoro, e da strumenti concreti contro la concorrenza sleale e le importazioni a basso costo.
Credo in un’Europa che sappia aprirsi ai mercati internazionali, ma che allo stesso tempo difenda il lavoro dei nostri agricoltori, la qualità delle produzioni e la sostenibilità delle filiere locali. Su questi temi continuerò a mantenere una posizione chiara e coerente, perché lo sviluppo economico non può prescindere dalla tutela delle nostre eccellenze.