(Dario Lucisano – lindipendente.online) – Il tentativo del presidente degli Stati Uniti di demolire l’ONU per creare al suo posto una organizzazione elitaria guidata da politici e miliardari accuratamente selezionati dallo stesso Trump sta passando in secondo piano sui media, ma dal mondo della politica iniziano ad arrivare le prime risposte. La firma ufficiale della costituzione del Board of Peace dovrebbe arrivare domani, 22 gennaio, durante il vertice del World Economic Forum a Davos; per ora, pare che almeno 9 Paesi abbiano accettato di far parte del gruppo, tra i quali spiccano i nomi di Bielorussia e Israele. L’UE, invece, è divisa: Francia e Germania hanno già rifiutato la propria adesione alla novella ONU monocratica, mentre diversi altri Paesi non si sono ancora espressi sull’argomento. Meloni, invece, sembra tentennare, e dopo una prima apertura all’iniziativa sarebbe ormai vicina a declinare l’offerta del proprio alleato.

Dalle ricostruzioni dei media, per ora, i Paesi ad avere accettato di entrare a far parte del Board of Peace sono Albania, Argentina, Azerbaijan, Bielorussia, Israele, Kazakistan, Ungheria, Uzbekistan, e Vietnam; è noto inoltre che l’invito è pervenuto ad altri 40 Paesi tra cui RussiaUcrainae Turchia, e che lo stesso ministro degli Esteri turco farà parte del comitato esecutivo della prima missione del Corpo, quella relativa a Gaza. La presenza turca nel Board of Peace per Gaza e la sua possibile adesione al Corpo hanno già scatenato le prime lamentele da parte di Israele, così come Zelensky ha mostrato dubbi sugli inviti a Lukashenko e Putin. Va sottolineato che il testo della carta di fondazione del Board of Peace specifica che nel caso di conflitti tra due Paesi membri del Corpo, «il Presidente è l’autorità finale per quanto riguarda il significato, l’interpretazione e l’applicazione della presente Carta»; insomma, l’ultima parola su come gestire ipotetiche crisi interne spetterebbe a Trump.

In Europa sono arrivati inviti tanto ai singoli Paesi quanto all’UE come blocco. Il ministro degli esteri del Belgio ha criticato l’iniziativa, giudicandola un tentativo per sostituire l’ONU, mentre FranciaGermaniaNorvegia Regno Unito e Svezia hanno declinato la proposta. Il rifiuto più pesante da digerire per Trump è stato senza dubbio quello di Macron, con cui, negli ultimi giorni, i rapporti si stanno incrinando. Tutto è iniziato con la decisione di Trump di aumentare i dazi sui Paesi che avevano mandato i propri soldati in Groenlandia come implicita risposta alle pretese territoriali del magnate sull’isola; Macron ha criticato duramente la scelta del proprio omologo, parlando di potenziali aperture verso la Cina, e minacciando la richiesta di utilizzo dello strumento anti-coercizione dell’UE, il cosiddetto “bazooka commerciale”. La risposta di Trump alle dichiarazioni di Macron e al suo rifiuto di entrare a far parte del Board of Peace è stata immediata: «Dazi del 200% sul vino francese» in caso di mancata adesione.

Sempre nel Vecchio Continente, diversi Paesi, e la stessa UE come organizzazione, hanno affermato di stare valutando la proposta. In ogni caso, nella maggior parte degli Stati, tra cui la stessa Italia, l’adesione a una nuova organizzazione internazionale dovrebbe passare al vaglio del Parlamento; senza considerare che – almeno per Roma – la stessa struttura del Corpo così come delineato nella carta fondativa entrerebbe in conflitto con le norme della Costituzione. Meloni stessa sembra esserne consapevole, tanto che dopo una prima dichiarazione di apertura verso l’iniziativa, le ricostruzioni mediatiche uscite nelle ultime ore stanno mettendo in risalto le riserve che la prima ministra avrebbe su una possibile adesione dell’Italia al Corpo, suggerendo che un suo rifiuto sarebbe ormai alle porte. La premier è inoltre ancora indecisa se presenziare al vertice di Davos. L’ordinamento della Repubblica è chiaro: l’Articolo 11 sancisce che l’Italia «promuove e favorisce» le organizzazioni internazionali volte ad «assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni», ma solo «in condizioni di parità con gli altri Stati»; il Board of Peace violerebbe apertamente questo ultimo punto.

Il Corpo di Pace doveva inizialmente essere un’organizzazione terza volta a garantire il rispetto dei punti del cessate il fuoco a Gaza, ma si è trasformato in ben altro: la carta fondativa dell’organizzazione delinea quella che si configura come un aperto tentativo di smantellare le istituzioni internazionali per crearne una nuova di zecca, formata da capi di Stato selezionati ed élite miliardarie, e presieduta a vita da Donald J. Trump; Trump in quanto sé stesso, e non come presidente degli Stati Uniti, che si riserverebbe poteri decisionali esclusivi, diritti di nomina ed esclusione dei membri, e poteri di veto inappellabili.