Dalla Nato europea all’inerzia. Ecco i quattro scenari dell’Ue. Lo sviluppo più auspicabile per il Vecchio Continente comporta un nuovo patto transatlantico in virtù del quale gli alleati europei si fanno sempre più carico della loro sicurezza e difesa, ma servendosi delle strutture esistenti e gestendo il graduale disimpegno americano in consultazione con Washington. Ma all’orizzonte c’è soprattutto l’instabilità permanente

Antonio Missiroli
L’escalation di Donald Trump sulla Groenlandia sta rendendo sempre più urgente e drammatica una franca discussione fra europei su come rispondere alla brutale offensiva lanciata da Washington contro l’ordine internazionale liberale (che proprio gli Stati Uniti avevano creato e, tutto sommato, preservato fino a ieri) e contro la stessa Europa.
Olivier Schmitt – uno studioso francese che insegna, fra l’altro, proprio in Danimarca – ha di recente pubblicato sulla rivista Politique Etrangére (il saggio è disponibile anche in inglese) un’analisi originale degli scenari possibili per il futuro prossimo delle relazioni transatlantiche. E ne ha individuati sostanzialmente quattro, distinti fra loro in base al livello di ostilità dell’America e al livello di coesione interna dell’Europa, situandoli in un vero e proprio diagramma.

Il primo scenario, che Schmitt chiama «Europa indipendente», presuppone un alto livello sia di ostilità americana che di coesione intra-europea: compatta, sì, ma ancora debole e vulnerabile, l’Europa cerca di limitare i danni e di agire autonomamente a livello regionale e globale, ma sconta un ruolo internazionale diminuito e un evidente declino strategico rispetto ad altre potenze.
Il secondo, definito «patto di Budapest», implica invece un alto livello di ostilità americana e un basso livello di coesione fra europei. In virtù anche di pesanti e crescenti interferenze di Washington nella politica interna dei singoli paesi, gli europei vengono così a trovarsi di fatto in uno stato di vassallaggio di cui il regime creato da Viktor Orbàn costituisce, allo stesso tempo, il precedente e il modello.
La terza configurazione – con bassi livelli sia di ostilità americana che di coesione europea – prevede invece «inerzia». La cornice formale della Nato e i rituali del G7 vengono sì tenuti in vita ma svuotati di sostanza e credibilità. Lo status quo sopravvive ma l’interesse strategico di Washington e il baricentro economico del pianeta si spostano inesorabilmente verso l’Asia.
Il quarto scenario, infine, comporta bassa ostilità da parte americana e forte coesione fra gli europei: Schmitt lo chiama «Nato europea», e comporta un nuovo patto transatlantico in virtù del quale gli alleati europei si fanno sempre più carico della loro sicurezza e difesa, ma servendosi delle strutture esistenti e gestendo il graduale disimpegno americano in consultazione con Washington. Schmitt non esita a dire che, nella situazione attuale e/o prevedibile, sarebbe questo lo scenario allo stesso tempo più realistico e più desiderabile (strategicamente e politicamente) per gli europei, che dovrebbero quindi lavorare in questa direzione – pur sapendo di avere, oggi, pochissima influenza sulle decisioni americane.

Chiunque abbia familiarità con le riflessioni basate su scenari sa bene che, di solito, se ne disegnano sostanzialmente tre: un nightmare scenario, un dream scenario, ed un terzo che corrisponde grosso modo a quello che gli anglosassoni chiamano muddling through, una sorta di continuità con qualche aggiustamento. Ma l’avvento di Trump 2.0 sembra al momento evocare solo diverse varianti di un unico incubo, senza più inerzia e tantomeno continuità.
E tuttavia chiunque abbia familiarità con le dure realtà della politics e del policy-making in Europa sa bene che quelle quattro configurazioni rappresentano più che altro dei “tipi ideali”, come direbbe Max Weber. È molto più probabile infatti che, nei prossimi mesi, almeno alcuni di essi si alterneranno, coesisteranno o si sovrapporranno fra loro, con combinazioni che potranno variare nel tempo – col variare appunto dell’ostilità americana e della coesione europea – e nello spazio, in base cioè alle questioni di volta in volta all’ordine del giorno (Groenlandia, Nato, commercio, difesa, tecnologia, ambiente, diritti, migrazioni), lungo un continuum sempre più instabile fra appeasement e confrontation. Alla luce di quanto visto negli ultimi giorni, in ogni caso, meglio tenere le cinture ben allacciate.