Il tycoon li chiama per il consiglio per la Striscia e punta alla firma giovedì a Davos. Si sfila Macron: “L’Onu non sia messa in discussione”. E Carney dice “no” all’obolo

(di Rosalba Castelletti – repubblica.it) – C’è un che di orwelliano nell’invito a Vladimir Putin a entrare a far parte del “Consiglio di pace” annunciato da Donald Trump proprio mentre il presidente russo non mostra alcun segno di voler porre fine alla guerra in Ucraina. Al Cremlino non sfugge. Perciò il portavoce Dmitrij Peskov non si fa scappare la ghiotta occasione di darne notizia all’inizio del suo briefing quotidiano con la stampa. Nessuna prosopopea. Basta l’annuncio a sommare scompiglio al caos già provocato dalle mire di Trump sulla Groenlandia. «Qui, forse, è possibile prescindere dal fatto che sia un bene o un male, che rispetti o meno i parametri del diritto internazionale», dice Peskov, aggiungendo però che «Trump passerebbe sicuramente alla storia». Per non parlare dei dazi che ha imposto sulle merci dei Paesi europei che intendono opporsi. Vedere la Ue «in totale perdita» è «un piacere», non nega il quotidiano Moskovskij Komsomolets.

La convocazione di Putin nel “Consiglio di Pace” non è neppure l’unica a far discutere. Dopo l’argentino Javier Milei e il primo ministro ungherese Viktor Orbán, anche il bielorusso Aleksandr Lukashenko, quello che un tempo proprio l’America chiamava “ultimo dittatore d’Europa”, rivendica di essere stato chiamato a far parte del “Board of peace” con tanto di lettera firmata “Sinceramente, Donald” sventolata a favor di telecamera. Davanti a questa compagnia di autocrati, c’è già chi si sfila. Come il presidente francese Emmanuel Macron. La Francia non prevede di entrare a far parte del Consiglio per la Pace «in questa fase», fa sapere un funzionario parlando in forma anonima in linea con le consuetudini dell’Eliseo. Le obiezioni, però, sono innanzitutto sul «rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite che non possono in nessun caso essere rimessi in discussione».

Gli interrogativi, in effetti, non mancano. Il Consiglio dovrebbe supervisionare l’attuazione della seconda fase del piano di pace a Gaza, ma nelle lettere d’invito alla cerimonia di lancio giovedì mattina a Davos Trump ha scritto che cercherà non solo di «consolidare la pace in Medio Oriente», ma anche di «intraprendere un nuovo e audace approccio per risolvere i conflitti globali» sollevando il timore che voglia creare un organo rivale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E se non bastassero i dubbi sull’agenda del Board, c’è pure la quota di iscrizione di un miliardo di dollari a scoraggiare molti invitati. «Il Canada non pagherà per un seggio nel Consiglio», dichiara ad esempio una fonte canadese, specificando tuttavia che «al momento non è stata avanzata alcuna richiesta in tal senso» e che il premier Mark Carney «intende ancora accettare l’invito».

Putin, invece, sta «studiando i dettagli» e cercherà di chiarire «tutte le sfumature» con Washington prima di dare una risposta, dichiara Peskov. Ma per il deputato Jurij Shvytkin, l’invito di per sé è una conferma che «gli Stati Uniti comprendono l’importante ruolo di Mosca nella costruzione di una nuova architettura di sicurezza globale». Col suo consueto stile diretto, il politologo Sergej Markov lo definisce invece «un sonoro schiaffo di Trump all’Europa. Semplicemente una sculacciata. Riuscite a immaginare quanto i leader europei possano odiare Trump?». Soltanto il senatore Vladimir Dzhabarov invita alla «cautela». Tra gli altri invitati, avverte, c’è anche l’ex premier britannico Tony Blair, «un uomo dalla reputazione controversa». Nessuna ironia. Il sarcasmo russo, semmai, ricade su Trump. Kommersant, ad esempio, gioca con la parola che in russo sta per Board, “Consiglio”, ossia Soviet, come erano chiamate anche le assemblee dei delegati degli operai e contadini che, sotto Lenin, diventarono la base del potere politico nella Russia rivoluzionaria e poi nell’Urss. «Da uomo passionale — osserva il quotidiano — Trump sta portando avanti la sua rivoluzione diplomatica globale con lo slogan “Tutto il potere ai Soviet!”. Ma la Casa Bianca preferisce non pensare a quale brutto scherzo questo conturbante slogan potrebbe fare alla storia».
Gaza, nel board di pace di Trump invitati pure Putin e Netanyahu: l’intento è sostituire l’Onu
Nella Carta Fondativa l’approccio “business”
(di Riccardo Antoniucci – ilfattoquotidiano.it) – Donald Trump non vede motivo di indugiare: vuole una cerimonia di ratifica per il suo Consiglio di Pace giovedì, al World Economic Forum di Davos, dove arriverà il giorno prima per un discorso in programma, ma dove terrà anche una serie di incontri informali a margine. Le lettere di invito sono partite dalla Casa Bianca nei giorni scorsi; è stata scritta una carta fondativa. Ma non tutte le scelte sono facilmente digeribili per tutti. Tra i leader a cui è stato chiesto di partecipare, si è appreso ieri, ci sono Vladimir Putin, Alexander Lukashenko, Benjamin Netanyahu, che si aggiungono a Recep Tayyip Erdogan, Abdel Fattah Al-Sisi, e il re del Marocco, oltre alle petromonarchie del Golfo. La Casa Bianca non ha dato la lista completa, e non è chiaro quali leader saranno a Davos per la cerimonia (la Svizzera aderisce alla Corte penale internazionale, che ha chiesto gli arresti di Putin e Netanyahu). È più chiaro invece l’obiettivo dell’iniziativa Usa. Ben al di là di Gaza, il “Board of Peace” si presenta come un organismo di risoluzione delle controversie tra Stati alternativo all’Onu, basato non sul diritto internazionale, ma sull’approccio “transazionale” alla politica estera, uno dei pilastri della presidenza Trump.
Il progetto è scritto nero su bianco in un documento che i leader mondiali stanno ricevendo insieme alle lettere di invito a farne parte. La “Carta costitutiva” del Consiglio di pace di Trump, in 12 articoli e un preambolo, si apre con l’idea di superare “approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito”. Gaza non è citata, a differenza del primo annuncio della Casa Bianca di venerdì e nonostante il mandato del Board of Peace approvato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu a novembre sia limitato a Gaza, e al 2027. Semmai, il conflitto Israele-Hamas è solo il primo caso operativo.
La Carta fondativa specifica che il Board non può “imporre agli Stati membri di partecipare a una particolare missione di costruzione della pace senza il loro consenso”. È previsto un diritto di veto, esercitabile da due terzi dell’assemblea. Gli Stati membri restano in carica tre anni, salvo rinnovo dell’invito, ma è ufficiale la possibilità di ottenere un seggio permanente nel board versando 1 miliardo di dollari, opzione da cui Tony Blair (tra i membri esecutivi del Board) ci ha tenuto a prendere le distanze, ieri. L’unica carica senza una scadenza, a parte quella biologica, è quella del chairman, Trump, “presidente inaugurale” fino alle dimissioni o “all’incapacità”. Non avrà potere di veto, ma crea, modifica o scioglie gli “organi subordinati”. Come il consiglio esecutivo con Blair e Witkoff, in carica per due anni con l’incarico di gestire missioni e budget, e convocare riunioni. L’organismo di Trump è “dotato di personalità giuridica internazionale per “stipulare contratti, aprire conti, ricevere fondi pubblici e privati” e assumere personale.
E mentre Donald Tusk ed Emmanuel Macron sembrano intenzionati a declinare l’invito, e Keir Starmer si limita a confermare l’impegno britannico su Gaza, Bruxelles ha confermato l’invito per Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni deve sciogliere la riserva. Il canadese Marc Carney invece intende esserci, ma non pagherà il miliardo per il seggio permanente, cosa che invece dice di voler fare Javier Milei. Netanyahu è l’unico leader ad aver criticato l’idea di Trump in pubblico, contestando il ruolo di Qatar e Turchia. Ieri alla Knesset ha ammesso di aver “discusso” con il presidente, poi ha chiamato Rubio. Bezalel Smotrich, portavoce dell’ala estremista, ha ringraziato Trump “per la buona volontà” ma gli ha chiesto di “annullare” il piano di pace per Gaza, rilanciando l’annoso progetto di occupazione permanente della Striscia.
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La signora Rosalba Castelletti di Rep scrive 👇
“..proprio mentre il presidente russo non mostra alcun segno di voler porre fine alla guerra in Ucraina..”
Effettivamente è un mistero ‘sta cosa: armati di pale, ubriachi e malati, senza calzini, con missili per due attacchi al massimo e con un comandante supremo pieno di malattie mortali, i russi ancora non si sono arresi.
Fate una cosa in Rep adesso che la nuova Direzione è quella giusta: continuate a cercare la verità (cit) , perché prima o poi la troverete.
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