(ANSA) – “Il presidente Putin ha ricevuto un’offerta attraverso canali diplomatici per entrare nel Consiglio di Pace” per Gaza, ha detto Peskov. “Attualmente stiamo studiando i dettagli di questa proposta, speriamo di contattare la parte americana per chiarire tutti i dettagli”, ha aggiunto.

LA PACE AMERICANA COSTA UN MILIARDO A TESTA

(Estratto dell’articolo di Fabiana Magrì – la Stampa) – Una cosa appare chiara nel Board of Peace (Bop) apparecchiato da Donald Trump: per entrare a farne parte, ciò che conta non è il pedigree diplomatico ma il peso specifico finanziario di una nazione. La quota di ammissione e permanenza per più di tre anni, infatti, è superiore al miliardo di dollari, con un meccanismo di adesione a pagamento che rischia di creare una gerarchia nei diritti di influenza. «Ciascuno Stato membro rimarrà in carica per un mandato non superiore a tre anni dall’entrata in vigore della presente Carta – si legge nello statuto che è trapelato integralmente sul sito di notizie israeliano Times of Israel –, salvo rinnovo da parte del Presidente», che è lo stesso Trump.

Il limite temporale triennale «non si applicherà agli Stati membri che contribuiscono con più di 1.000.000.000 di dollari in fondi in contanti al Board of Peace entro il primo anno dall’entrata in vigore della Carta».

Altrettanto chiaro appare l’orizzonte della missione di pace: non solo o non tanto Gaza (parola e luogo che nel documento non compare neanche una volta) quanto, potenzialmente, il globo. […] Non stupisce quindi che, alla luce delle critiche manifestate apertamente dall’Amministrazione Trump nei confronti delle Nazioni Unite, si moltiplichino le indiscrezioni sull’intenzione del presidente Usa di creare un organismo destinato a fare concorrenza all’Onu. E come all’Onu, nel consesso internazionale messo in cantiere da Trump dovrebbero convivere realtà statuali che non dialogano direttamente tra loro, come Israele con Qatar, Turchia e Pakistan.

Anche se ogni membro, specifica lo statuto, ha diritto a un voto, molte decisioni richiederanno l’approvazione del presidente del Bop o del suo comitato esecutivo, entrambi a traino Usa. Il peso delle decisioni rischia di essere centralizzato nelle mani di pochi e fortemente legato all’agenda statunitense.

Tanto più che il Board può essere sciolto quando il presidente lo ritenga «necessario o appropriato» […]

Canada e Italia, Pakistan e Giordania: fra gli oltre 60 Paesi a cui è stato esteso l’invito accompagnato dallo statuto, escono allo scoperto le cancellerie che confermano di essere state raggiunte.