Presentata in apertura del World Economic Forum di Davos, la ricerca propone riforme fiscali più eque per superare le disparità

Dodici persone controllano il 90% della ricchezza globale, la ricetta Oxfam contro le disuguaglianze

(FABRIZIO GORIA – lastampa.it) – Davos. La disuguaglianza sta vincendo. Nel mondo dei record finanziari, il 2025 segna una soglia che Oxfam definisce senza precedenti storici. Oltre 3.000 miliardari concentrano oggi una ricchezza netta aggregata pari a 18.300 miliardi di dollari, dopo un incremento annuale di 2.500 miliardi, una cifra quasi equivalente alla ricchezza complessiva detenuta dalla metà più povera dell’umanità, circa 4,1 miliardi di persone. È il quadro tracciato da “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia”, il nuovo rapporto diffuso dall’organizzazione in apertura del World Economic Forum di Davos, che lega in modo diretto l’accelerazione della concentrazione della ricchezza al deterioramento delle condizioni sociali e alla fragilità crescente delle democrazie a livello globale.

Secondo Oxfam, nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo triplo rispetto alla media degli ultimi cinque anni, portando l’aumento complessivo rispetto al 2020 all’81%. Da soli, i dodici individui più ricchi del pianeta controllano patrimoni per 2.635 miliardi di dollari, più di quanto possieda la metà più povera della popolazione mondiale. Una concentrazione mai registrata prima, che si produce mentre una persona su quattro nel mondo soffre di insicurezza alimentare e quasi la metà della popolazione globale vive in condizioni di povertà. Il tasso di riduzione della povertà mondiale ristagna da sei anni e la povertà estrema è tornata a crescere in Africa, segnando un’inversione di tendenza rispetto ai progressi degli ultimi decenni. Anche in questo caso la sostenibilità di lungo periodo è considerata fondamentale per garantire un’espansione economica duratura anche per le maggiori economie globali.

Il rapporto sostiene che l’accumulazione di ricchezza estrema non si esaurisce nella sfera economica, ma si traduce in potere politico e capacità di influenza sistemica. Oxfam stima che oggi un miliardario abbia 4.000 volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune e rileva come sette delle dieci maggiori corporation mediatiche globali abbiano proprietari miliardari, consentendo a pochi attori di esercitare un’influenza sproporzionata sul discorso pubblico. «Siamo letteralmente di fronte alla legge del più ricco che sta portando al fallimento della democrazia: l’estremizzazione delle disuguaglianze corrode il patto di cittadinanza, disintegrando legami sociali, corresponsabilità e fiducia reciproca», afferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia.

Nel dossier, Oxfam lega l’ascesa dei grandi patrimoni agli sviluppi politici più recenti, indicando il 2025 come un anno emblematico in cui l’aumento della ricchezza dei miliardari ha coinciso con l’attuazione di politiche favorevoli a un’élite ristretta. Negli Stati Uniti, sottolinea il rapporto, la riduzione della pressione fiscale sugli ultra-ricchi e l’indebolimento degli sforzi internazionali per una tassazione minima delle grandi multinazionali hanno rafforzato posizioni dominanti e potere monopolistico. Una dinamica che, secondo l’organizzazione, va ben oltre il contesto statunitense e riflette una tendenza globale, con governi che agiscono sempre più spesso in difesa di interessi oligarchici, comprimendo diritti e spazi di dissenso.

Le conseguenze sociali sono descritte in termini netti. Miliardi di persone continuano a fare i conti con povertà, fame e malattie del tutto prevenibili, mentre i tagli agli aiuti internazionali decisi nel 2024 potrebbero causare, nei Paesi più poveri, oltre 14 milioni di morti aggiuntive entro il 2030. La disuguaglianza economica, afferma Oxfam, gioca un ruolo chiave nell’erosione dei diritti civili e politici e crea un terreno favorevole all’autoritarismo. Il rischio di arretramento democratico risulta fino a sette volte più probabile nei Paesi con livelli di disuguaglianza più elevati. Tra il 2004 e il 2024, la quota della popolazione mondiale che vive in autocrazie è aumentata di quasi il 50%, mentre oggi solo tre persone su dieci vivono in sistemi democratici, contro una su due vent’anni fa.

Il rapporto evidenzia anche la scala del divario economico globale. La ricchezza aggregata dei miliardari sarebbe sufficiente a sradicare la povertà estrema 26 volte e, per la prima volta, il patrimonio individuale di un singolo imprenditore ha superato per un breve periodo i 500 miliardi di dollari. Dati che, secondo Oxfam, mostrano la distanza crescente tra la capacità economica di una ristretta élite e i bisogni fondamentali della popolazione mondiale. «L’influenza sproporzionata che i super-ricchi esercitano sulla politica, sull’economia e sui media ha acuito le disuguaglianze e ci ha allontanato dalla lotta alla povertà», aggiunge Barbieri, avvertendo che nessuno Stato dovrebbe rimanere inerte di fronte a una concentrazione di potere che erode diritti e sicurezza dei cittadini.

Il documento si chiude con un richiamo alla responsabilità dei governi e delle istituzioni internazionali. Per Oxfam, la via d’uscita dal baratro della disuguaglianza esiste, ma richiede riforme fiscali più eque, una regolazione incisiva dei grandi gruppi economici e politiche capaci di ridare valore al lavoro e di rafforzare sistemi di welfare inclusivi. Senza un cambio di rotta, avverte l’organizzazione, l’estrema concentrazione di ricchezza continuerà a minare le basi della democrazia globale.