Il direttore del Fatto ad Accordi&Disaccordi ha definito “beoti” quanti vorrebbero un intervento armato contro il regime degli Ayatollah

(ilfattoquotidiano.it) – Trump misura la democrazia in barili di petrolio. Il Venezuela e l’Iran gli interessano per quello, non certo per la democrazia. Chi invoca un intervento armato in Iran è un beota”. Così Marco Travaglio ad Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi in onda ogni sabato sul Nove con la partecipazione di Andrea Scanzi, ha commentato le ultime gesta del presidente Usa in materia di politica estera. “Se noi andiamo a vedere i Paesi di cui parla, i Paesi di cui si interessa e andiamo a vedere la lista dei principali produttori ed estrattori di petrolio e di gas, scopriamo che le due liste coincidono. – ha premesso il direttore del Fatto Quotidiano – E’ questa la cosa davanti alla quale ci pone. Non ci mette davanti degli schermi per dire che ‘purtroppo in Venezuela non c’è la democrazia, adesso arriviamo noi’, ha preso il dittatore, l’ha rapito con delle accuse farlocche, ha messo su la vice dittatrice. Il regime madurista è identico a quello di prima, semplicemente c’è la vice del dittatore (Delcy Rodriguez, ndr) invece del dittatore, però i barili arrivano e questo fa la differenza“.
Poi Travaglio ha attaccato quanti sostengono un intervento armato degli americani in Iran: “Noi siamo un Paese di beoti che tifano per l’intervento pensando veramente che a Trump freghi qualcosa del fatto che in Iran arrivi o meno una democrazia. Ma lo sa anche lui che quello è un impero, l’Impero persiano, più o meno negli stessi confini dura da tre millenni. Ma di che cosa stiamo parlando? – ha proseguito il giornalista – Forse gliel’hanno spiegato anche a lui che c’è un sentimento nazionalista fortissimo, che non vogliono essere liberati né da Israele, né degli Stati Uniti, né da Israele e dagli Stati Uniti insieme, né vogliono farsi torturare dallo Scià anziché farsi torturare dagli ayatollah. Non è per questo che stanno protestando. Non stanno protestando nemmeno per la democrazia. Stanno protestando perché c’è un’inflazione spaventosa dovuta a un governo e a un regime inefficiente, colpito da 46 anni di sanzioni economiche”.
Oltretutto “adesso c’è qualche genio che dice di aumentare le sanzioni così li affamiamo di più, oppure li bombardiamo dall’alto senza porci minimamente il problema di quello che succederà dopo, che è esattamente quello che hanno sempre fatto gli americani, che vanno a fare guerre in paesi di cui non sanno niente e spesso non sanno nemmeno dove stanno sulla cartina geografica, come quelli che dicono alla flottiglia di andare in Iran. L’Iran però non è sul Mediterraneo, devi passare dal canale di Suez, circumnavigare la penisola arabica o paracadutare le barche sul Mar Caspio. Cioè non sanno che cosa dicono. In più, come ricordava Cacciari, non è che l’Iran è lì, solitario, è strano, eccentrico rispetto al resto del Medio Oriente, ma è vicino a un altro impero che è la Turchia. E poi è pieno di satrapie arabe che non hanno nessuna intenzione di veder scoppiare una rivolta di successo, che butta giù una satrapia, perché poi temono il contagio”.
Perché, secondo Travaglio “le primavere arabe di 15 anni fa hanno terrorizzato tutte le satrapie e le hanno spente. Abbiamo visto come ha funzionato in Egitto. La primavera araba ha portato le elezioni, alle elezioni hanno vinto i Fratelli musulmani, noi abbiamo deciso che non ce li potevamo permettere e abbiamo patrocinato un colpo di Stato per mettere il generale Al Sisi. Trump si occupa di Iran a proposito del petrolio. Probabilmente gli hanno spiegato che è complicato bombardare dall’alto e cambiare un regime che è stratificato. Non c’è solo Khamenei che ha 87 anni e che probabilmente c’è già il successore. Se ammazzano Khamenei probabilmente cambia poco. C’è un regime molto consolidato che dura da 46 anni, dove ci sono i Pasdaran, la polizia morale, la polizia politica, la polizia ordinaria, l’esercito, una parte del popolo, che non è tutto contro gli Ayatollah. C’è una parte occidentalizzata e c’è una parte che invece non vuole minimamente il salto nel buio, il ritorno all’indietro”.
Il giornalista ha concluso: “Bisogna conoscerli i Paesi, oltre a conoscere il contesto. Probabilmente fino a questo momento, ma non sappiamo con Trump quanto duri, qualcuno gli ha portato una cartina per fargli vedere dov’è l’Iran e qualcuno che gli ha fatto un Bignami, perché la sua soglia d’attenzione dura pochi secondi, con dieci righe per spiegargli che razza di ginepraio è quella zona lì e che vaso di Pandora rischi di scoperchiare con un intervento dall’alto”.
Che dicono i soliti filoamericani…. che dicono?Si che dicono… ancora nulla… su avanti il primo!
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