L’aereo simbolo delle polemiche ceduto da Etihad ai commissari di Alitalia per una cifra simbolica. Il quadrimotore, parcheggiato dal 2018 a Roma Fiumicino, sarà venduto a pezzi

(di Leonard Berberi – corriere.it) – L’Airbus A340 — il quadrimotore utilizzato (poco) dallo Stato italiano per le missioni all’estero, citato (molto) a livello politico e ribattezzato, malignamente, «Air Force Renzi» (anche se l’ex premier non ci è mai salito) — è stato venduto da Etihad Airways ai commissari straordinari di Alitalia alla cifra, simbolica, di appena un euro. È quanto può svelare in esclusiva il Corriere della Sera dopo essere entrato in possesso sia dell’atto di compravendita sia della visura presso l’Ente nazionale per l’aviazione civile.
Il passaggio di proprietà, di fatto a titolo gratuito, avviene nell’ambito del maxi-accordo della primavera del 2023 tra Etihad (che aveva investito senza successo in Alitalia) e i commissari dell’ex vettore tricolore (Gabriele Fava — poi andato a guidare l’Inps —, Giuseppe Leogrande e Daniele Santosuosso). Un’intesa, approvata anche a livello politico, che, come è stato svelato nei giorni scorsi, ha previsto anche l’erogazione di «centinaia di milioni» di euro a favore dell’amministrazione straordinaria.
L’Airbus A340 non decolla più dall’estate del 2018, è parcheggiato a poca distanza dagli hangar di Atitech all’aeroporto di Roma Fiumicino e ha perso le abilitazioni per volare. Nelle prossime settimane sarà venduto, a pezzi, ai migliori offerenti, spiegano due fonti a conoscenza delle intenzioni dei commissari. Non è escluso che sia anche l’ultimo asset di Alitalia ad essere dismesso, chiudendo così uno dei capitoli più discussi, tortuosi e drammatici dell’ex compagnia di bandiera del nostro Paese. I commissari, contattati, non hanno risposto alle domande. Etihad non ha commentato.
Ma come si è arrivati a questo punto? È il 2014 e a Roma da tempo cercano un velivolo in grado di coprire lunghe distanze senza dover fare soste intermedie per il rifornimento di carburante. Gli Airbus A319 — in dotazione all’Aeronautica Militare — non possono volare da Roma all’Asia o al Sud America senza uno scalo tecnico. Viene così scelto un quadrimotore, l’Airbus A340-500, di Etihad Airways, che intanto è entrata in Alitalia con il 49% e prova a rilanciare il vettore tricolore.
Lo Stato però non può firmare un contratto di leasing con una società extra-Ue e così nascono due accordi. Il primo, il numero 808, siglato tra Alitalia e il ministero della Difesa il 17 maggio 2016 (durante il governo Renzi). Si tratta di un «sub-noleggio» e include diverse prestazioni accessorie, come la manutenzione, l’addestramento dei piloti, l’intrattenimento di bordo, per una spesa di 168 milioni di euro in otto anni.

Poi c’è il secondo contratto, tra Alitalia ed Etihad, firmato il 9 giugno 2016 a Dublino e impostato su quattro grandi blocchi di spesa: il leasing (81 milioni), la manutenzione (31 milioni), l’handling (12 milioni) e l’addestramento dei piloti (quasi 4 milioni), per un costo complessivo intorno ai 150 milioni. Per il noleggio dell’Airbus A340 Alitalia dava a Etihad 512.198 dollari ogni mese, ma ne riceveva 590.889,60 dalla Direzione degli armamenti aeronautici e per l’aeronavigabilità (Armaereo), il settore del ministero della Difesa che si occupa anche degli aerei di Stato.
Il governo Conte I decide di fermare tutto. Il 22 agosto 2018 i commissari straordinari annullano l’accordo con Etihad. Il 31 agosto lo fa il dicastero con Alitalia. Dopo 88 voli istituzionali l’A340 deve essere riportato ad Abu Dhabi. Ma il velivolo — lungo 67 metri — resta parcheggiato a Fiumicino. Intanto Etihad si rivolge ai tribunali (italiani) per opporsi allo scioglimento unilaterale del contratto. Il Tar del Lazio respinge il ricorso nel gennaio 2019. Il 7 dicembre 2022, sempre il Tar, dichiara «estinto» il giudizio anche per il venir meno dell’interesse di Etihad.
Secondo i dati forniti al Corriere da Collateral Verifications attraverso la piattaforma ch-aviation, quando smette di volare (il 7 giugno 2018) l’A340 ha un valore di mercato di 3,43 milioni di euro. Oggi, in teoria, quel valore è pari a zero. Ma dalla dismissione dei pezzi la terna commissariale potrebbe comunque ricavare qualcosa, in particolare se si pensa alle parti di ricambio che servono rapidamente e non sono trovabili sul mercato.
Dopo cinque anni di parcheggio, senza sapere il suo destino, i commissari sbloccano la situazione all’interno del maxi-accordo complessivo. Alle 14:30 del 17 maggio 2023, a Roma, di fronte al notaio Lorenzo Cavalaglio, Fava e Santosuosso firmano con la legale rappresentante in Italia di Etihad l’«atto di compravendita» del velivolo con marche di registrazione I-TALY, stando al documento recuperato dal Corriere.
Il jet viene venduto «unitamente a quattro motori Rolls-Royce Trent, nonché alle apparecchiature, agli strumenti, agli accessori, all’equipaggiamento, alle pertinenze, ai log books, ai manuali di volo, alla documentazione, al manuale di manutenzione del costruttore e a ogni altro documento e manuale». A quanto? «Il prezzo della compravendita dell’aeromobile — viene messo nero su bianco — è stato pattuito tra venditore e acquirente nella somma complessiva simbolica di euro 1,00».
L’aereo è ancora oggi tra gli asset di Alitalia in amministrazione straordinaria, come conferma la visura presente all’Ente nazionale per l’aviazione civile, che reca come momento del passaggio di proprietà, a livello aeronautico, il 3 aprile 2024. Nei circuiti dell’Agenzia delle Entrate il trasferimento è avvenuto il 19 maggio 2023. La cessione non è costata alla collettività, e infatti dai bilanci depositati dai commissari non emerge più alcuna posta passiva legata al noleggio. E nei prossimi mesi l’A340 verrà venduto a pezzi.
lberberi@corriere.it
“Casa riformista”, terrore di trump e degli ayatollah
(di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – Premessa numero uno: chissà cosa aspetta la Fnsi a inserire l’ascolto di un comizio di Renzi tra i lavori usuranti, insieme a quelli in galleria, cava, miniera o ad alte temperature, come chiedemmo ai tempi del renzismo dannunziano; ieri eravamo un migliaio a seguire la diretta su X (un’ora e sette minuti che mai nessuno ci restituirà) e, al netto dei feticisti, si tratta di connazionali che vanno tutelati. Premessa due: visto l’Isee medio della sala da qualche centinaio di posti (le adunate oceaniche di Renzi ormai entrano agevolmente nei seminterrati degli eventi aziendali), pur innalzato dalla presenza dell’ultramilionario frontman, noi più che “Casa” Riformista avremmo chiamato la nascente (?) formazione politica quantomeno “Villa con piscina e 11 vani”, oppure, in omaggio alla presenza del sindaco Sala, “Grattacielo”, come quelli innalzati nei cortili di Milano e attenzionati dalla Procura.
Eccoci all’Assemblea nazionale di Casa Riformista, la nuova idea di Renzi per battere Meloni di cui intanto, per portarsi avanti, ha votato o sostenuto tutte le misure più controverse, da ultimo la separazione delle carriere a cui scommettiamo voterà Sì, anche se non lo dice per non vedersi contestato il ruolo di principale oppositore del governo sceltosi presumibilmente dopo che Meloni ha impedito per legge ai parlamentari di percepire compensi oltre i 100mila euro l’anno da Paesi extra-Ue. Davanti agli adepti fibrillanti, si toglie la giacca: “Elemento qualificante dell’Europa non è la democrazia: è la bellezza”, tu pensa, “quella delle cattedrali” eccetera. A che serve questa premessa? A dire una cosa di destra, confezionata però, come da tradizione, in un packaging progressista: “Noi dobbiamo rendere l’Europa forte”. La para-citazione è un non sequitur; l’oratore ritira fuori lo slogan autografo “un euro in sicurezza, un euro in cultura” che tanto progresso ha portato alla nazione quando c’era lui.
Segue breve storia dell’Iran: “Canfora, non il mio uomo di cultura preferito (povero professore, chissà come apprenderà la notizia, ndr) faceva notare che in Persia e non in Grecia è nata la democrazia”; da ciò, de plano, segue che “la minaccia esistenziale al pianeta non è arrivata dal climate change, né dall’Intelligenza artificiale, ma dall’estremismo islamico”, che “ha attaccato la bellezza”. Se vi preoccupano i gas serra, il riarmo europeo da 800 miliardi, la mania satolla e capricciosa di Trump, la guerra della Nato a Russia e Cina, svegliatevi: “Gli Ayatollah sono il male assoluto”. Nessun riferimento agli estremisti messianici di Israele, anzi: “Nessuno come Hamas ha ucciso tanti palestinesi” (gliel’avrà detto Carrai, l’amico in affari con primarie aziende israeliane). Indi sobilla le folle a un gesto eclatante: “Martedì andate all’ambasciata iraniana, portatevi le sigarette e bruciate la foto dell’Ayatollah Khamenei”, come ha fatto una ragazza in Canada in solidarietà agli iraniani perseguitati dal regime. “Date fuoco bene a quell’immagine, e noi vi seguiremo in diretta con Radio Leopolda!”, altro che polizia iraniana. Poi se vi arrestano mentre siete in vacanza a Teheran chiamate Bonifazi, ché vi fa liberare. A noi viene in mente la dottoranda di Leeds condannata a 34 anni di carcere per dei tweet critici contro il regime dell’Arabia Saudita dell’amabile Bin Salman, ma a lui no. Avrebbe fatto prima a dire “condanno fermamente tutti i regimi che non mi pagano”, ma la prolusione sarebbe durata troppo poco.
Invece dura tantissimo: “Noi abbiamo il dovere di costruire l’alternativa a Trump”, dice assurdamente, ma si ricorda che sta al 2% e si corregge: “Noi: la sinistra mondiale”, e che se ne senta parte è ancora più assurdo. Infine enuclea i 3 punti di programma. Il primo: “La cultura al centro”. Fosse mai stato al governo, avrebbe potuto mettercela lui, mannaggia. Poi chiarisce la sua idea di cultura: “A Milano sono arrivati un sacco di milionari, per una legge che abbiamo fatto noi (la flat tax di 100 mila euro, portata a 200 mila da Meloni, ndr). Milano è la città di chi vuol portare un sogno qui!”. I poveri, notoriamente senza sogni, restino a Gratosoglio. Secondo punto: la sicurezza. “Menomale che c’è uno come Piantedosi, uno dei migliori”, e abbiamo detto tutto. Il terzo riguarda lo spazio che pensa di avere (le famose praterie per il Centro vagheggiate dai giornali padronali) e per cui spera di potersi imbucare in qualche alleanza; infatti propone “un applauso a tutti i consiglieri che non sono stati eletti”, tra cui uno “che è tornato a fare il chirurgo, perché questa è Italia Viva!”: un partito col 2% i cui candidati devono trovarsi un altro lavoro, sempre che non siano remunerati dai petrostati del Golfo.
PS Solidarietà all’interprete in linguaggio dei segni che ha dovuto tradurre in gesti i calembour, le battute e le onomatopee (“zaac!”) di Renzi; infatti a tre quarti del discorso ha dovuto farsi dare il cambio da una collega.
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Ritornando al namber one di casa nosstra una denuncia per danno erariale no?
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La custodia dell’Airbus A340 ha comportato costi significativi. Secondo le informazioni disponibili, il costo totale dell’operazione supera i 300 milioni di euro, con un impegno pluriennale che avrebbe vincolato lo Stato per otto anni. Inoltre, è stato emesso un pagamento di 150 milioni di euro per un affitto di otto anni dell’aereo, compreso un costo aggiuntivo di 20 milioni di euro per la sua riconfigurazione. Questi costi evidenziano l’importanza di considerare il valore reale dell’aereo, che sarebbe stato nettamente superiore a 20-30 milioni di dollari.
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