L’aereo simbolo delle polemiche ceduto da Etihad ai commissari di Alitalia per una cifra simbolica. Il quadrimotore, parcheggiato dal 2018 a Roma Fiumicino, sarà venduto a pezzi

16 gen 2026

(di Leonard Berberi – corriere.it) – L’Airbus A340 — il quadrimotore utilizzato (poco) dallo Stato italiano per le missioni all’estero, citato (molto) a livello politico e ribattezzato, malignamente, «Air Force Renzi» (anche se l’ex premier non ci è mai salito) — è stato venduto da Etihad Airways ai commissari straordinari di Alitalia alla cifra, simbolica, di appena un euro. È quanto può svelare in esclusiva il Corriere della Sera dopo essere entrato in possesso sia dell’atto di compravendita sia della visura presso l’Ente nazionale per l’aviazione civile.

Il passaggio di proprietà, di fatto a titolo gratuitoavviene nell’ambito del maxi-accordo della primavera del 2023 tra Etihad (che aveva investito senza successo in Alitalia) e i commissari dell’ex vettore tricolore (Gabriele Fava — poi andato a guidare l’Inps —, Giuseppe Leogrande e Daniele Santosuosso). Un’intesa, approvata anche a livello politico, che, come è stato svelato nei giorni scorsi, ha previsto anche l’erogazione di «centinaia di milioni» di euro a favore dell’amministrazione straordinaria.

L’Airbus A340 non decolla più dall’estate del 2018è parcheggiato a poca distanza dagli hangar di Atitech all’aeroporto di Roma Fiumicino e ha perso le abilitazioni per volare. Nelle prossime settimane sarà venduto, a pezzi, ai migliori offerenti, spiegano due fonti a conoscenza delle intenzioni dei commissari. Non è escluso che sia anche l’ultimo asset di Alitalia ad essere dismesso, chiudendo così uno dei capitoli più discussi, tortuosi e drammatici dell’ex compagnia di bandiera del nostro Paese. I commissari, contattati, non hanno risposto alle domande. Etihad non ha commentato.

Ma come si è arrivati a questo punto? È il 2014 e a Roma da tempo cercano un velivolo in grado di coprire lunghe distanze senza dover fare soste intermedie per il rifornimento di carburante. Gli Airbus A319 — in dotazione all’Aeronautica Militare — non possono volare da Roma all’Asia o al Sud America senza uno scalo tecnico. Viene così scelto un quadrimotore, l’Airbus A340-500, di Etihad Airways, che intanto è entrata in Alitalia con il 49% e prova a rilanciare il vettore tricolore.

Lo Stato però non può firmare un contratto di leasing con una società extra-Ue e così nascono due accordi. Il primo, il numero 808, siglato tra Alitalia e il ministero della Difesa il 17 maggio 2016 (durante il governo Renzi). Si tratta di un «sub-noleggio» e include diverse prestazioni accessorie, come la manutenzione, l’addestramento dei piloti, l’intrattenimento di bordo, per una spesa di 168 milioni di euro in otto anni.

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Poi c’è il secondo contratto, tra Alitalia ed Etihad, firmato il 9 giugno 2016 a Dublino e impostato su quattro grandi blocchi di spesa: il leasing (81 milioni), la manutenzione (31 milioni), l’handling (12 milioni) e l’addestramento dei piloti (quasi 4 milioni), per un costo complessivo intorno ai 150 milioni. Per il noleggio dell’Airbus A340 Alitalia dava a Etihad 512.198 dollari ogni mese, ma ne riceveva 590.889,60 dalla Direzione degli armamenti aeronautici e per l’aeronavigabilità (Armaereo), il settore del ministero della Difesa che si occupa anche degli aerei di Stato.

Il governo Conte I decide di fermare tutto. Il 22 agosto 2018 i commissari straordinari annullano l’accordo con Etihad. Il 31 agosto lo fa il dicastero con Alitalia. Dopo 88 voli istituzionali l’A340 deve essere riportato ad Abu Dhabi. Ma il velivolo — lungo 67 metri — resta parcheggiato a Fiumicino. Intanto Etihad si rivolge ai tribunali (italiani) per opporsi allo scioglimento unilaterale del contratto. Il Tar del Lazio respinge il ricorso nel gennaio 2019. Il 7 dicembre 2022, sempre il Tar, dichiara «estinto» il giudizio anche per il venir meno dell’interesse di Etihad.

Secondo i dati forniti al Corriere da Collateral Verifications attraverso la piattaforma ch-aviation, quando smette di volare (il 7 giugno 2018) l’A340 ha un valore di mercato di 3,43 milioni di euro. Oggi, in teoria, quel valore è pari a zero. Ma dalla dismissione dei pezzi la terna commissariale potrebbe comunque ricavare qualcosa, in particolare se si pensa alle parti di ricambio che servono rapidamente e non sono trovabili sul mercato.

Dopo cinque anni di parcheggio, senza sapere il suo destino, i commissari sbloccano la situazione all’interno del maxi-accordo complessivo. Alle 14:30 del 17 maggio 2023, a Roma, di fronte al notaio Lorenzo Cavalaglio, Fava e Santosuosso firmano con la legale rappresentante in Italia di Etihad l’«atto di compravendita» del velivolo con marche di registrazione I-TALY, stando al documento recuperato dal Corriere.

Il jet viene venduto «unitamente a quattro motori Rolls-Royce Trent, nonché alle apparecchiature, agli strumenti, agli accessori, all’equipaggiamento, alle pertinenze, ai log books, ai manuali di volo, alla documentazione, al manuale di manutenzione del costruttore e a ogni altro documento e manuale». A quanto? «Il prezzo della compravendita dell’aeromobile — viene messo nero su bianco — è stato pattuito tra venditore e acquirente nella somma complessiva simbolica di euro 1,00».

L’aereo è ancora oggi tra gli asset di Alitalia in amministrazione straordinaria, come conferma la visura presente all’Ente nazionale per l’aviazione civile, che reca come momento del passaggio di proprietà, a livello aeronautico, il 3 aprile 2024. Nei circuiti dell’Agenzia delle Entrate il trasferimento è avvenuto il 19 maggio 2023. La cessione non è costata alla collettività, e infatti dai bilanci depositati dai commissari non emerge più alcuna posta passiva legata al noleggio. E nei prossimi mesi l’A340 verrà venduto a pezzi.

lberberi@corriere.it