L’uomo che sfidò la “troika” per i durissimi tagli ad Atene annuncia in un post su X la convocazione in questura per l’interrogatorio: “In Europa la libertà è un’illusione”

(ilfattoquotidiano.it) – Yanis Varoufakis, l’ex ministro greco delle finanze al tempo di Tsipras e dello scontro con la “troika”, è accusato di droga dalle autorità di Atene. Il motivo? L’ammissione di aver consumato droghe durante la partecipazione ad un podcast, anche per mettere in guardia i più giovani dalle nefaste conseguenze. Non è il primo guaio per Varoufakis. Ad aprile 2024, la Germania gli ha imposto il divieto d’ingresso per le sue parole sulla Palestina.
Il post su X: “Convocato dall’antidroga per l’interrogatorio”
In un lungo post pubblicato ieri pomeriggio sulla piattaforma X, l’ex ministro racconta la sua sorpresa: “Vi do una notizia che sarebbe esilarante se non fosse stata così spaventosa. Stamattina due poliziotti si sono presentati alla mia porta per notificarmi una citazione in giudizio che mi ordinava di recarmi in questura per essere interrogato dalla DEA greca, il nostro dipartimento antidroga. Non come testimone, esperto o meno, ma come accusato. Accusato di cosa?”. Stupefacenti, ammette l’ex ministro, raccontando nel dettaglio la genesi del caso.
L’ammissione di aver assunto ecstasy e “il prezzo della dipendenza”
“Poco dopo Capodanno, sono apparso in un podcast organizzato da giovani per rispondere alle loro domande su tutto ciò che riguarda la Generazione Z oggi: i social media, il senso della vita, le loro prospettive di lavoro, quello che io chiamo tecnofeudalesimo, ecc. A un certo punto, mi hanno chiesto se avessi mai fatto uso di droghe. Deciso a non fare come Bill Clinton (ricordate il ridicolo ‘Non ho inalato’?), ho risposto di sì. Oltre all’erba, ho detto loro, avevo avuto un’esperienza con l’ecstasy a Sydney 36 anni fa”. Secondo Vaoufakis il suo racconto non era l’elogio degli stupefacenti, bensì un monito ad evitarli: “È stato piacevole, ho ballato per 16 ore senza sforzo, ma poi, ho aggiunto, mi ha causato un’emicrania per una settimana, e quindi non ho più fatto uso di droghe. Questo è stato il mio punto di partenza per affermare che, per quanto piacevole possa sembrare l’assunzione di droghe, c’è un prezzo da pagare. E che il prezzo finale è la dipendenza, l’assuefazione – ‘la fine della libertà’, ho detto con enfasi”.
L’accusa per droga e l’illusione della libertà in Occidente
Per quel discorso in un podcast, sarebbe arrivata l’incriminazione dell’antidroga: “Sì, la polizia greca ha aperto un’indagine su di me con l’accusa di… favoreggiamento della narco-mafia. (Fatemi un favore, gente: per favore non ditelo a Trump, ok?)”.
Infine Varoufakis mette in guardia sui rischi per la libertà d’espressione in Europa e in tutto l’Occidente: “Seriamente, ora, in un periodo di guerra, genocidio, sfruttamento smisurato e così via, il mio piccolo problema con l’insensata polizia greca non c’entra nulla. Ma è importante. Qui, in Europa, molte persone vivono ancora nell’illusione di avere libertà, razionalità e libertà. Non è così. Forze oscure sono all’opera, spingendoci in una versione postmoderna del Medioevo. Quindi, attenzione, gente! Vogliono portarci via gli ultimi resti di autonomia e libertà che ci sono rimasti. La resistenza è, letteralmente, esistenza”.
No, ragazzo, non per la droga, ma per essere una voce fuori dal coro. Se continui così, la prossima volta ti arresteranno per calvizie, pur di metterti a tacere
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