Poltronificio palazzo Chigi, il governo spende 23 milioni per gli staff. La presidenza del Consiglio sfonda ancora il tetto delle uscite per i consulenti a chiamata diretta di premier e ministri senza portafogli. Il governo Renzi spendeva 12 milioni di euro, il Conte II 16,5. Draghi si era fermato a 18,8

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Il governo di Giorgia Meloni migliora un altro record: quello delle spese per gli uffici dei consulenti a palazzo Chigi. Nel 2026, secondo il bilancio di previsione, i costi per gli uffici di diretta collaborazione (la schiera di consulenti ed esperti, assunti su base fiduciaria da premier, vicepremier e ministri senza portafoglio) viene sfondato il tetto dei 23 milioni di euro.

Un aumento di 390mila euro rispetto ai 22,6 milioni di euro dello scorso anno destinati agli uffici dei fedelissimi legati al mandato governativo.
Cari consulenti
Il dato numerico è già significativo. Ma il raffronto con il primo anno di legislatura è ancora più emblematico: la presidenza del Consiglio, sotto la guida di Meloni, aveva messo in conto un esborso di 20,9 milioni di euro appena si era insediata, peraltro scaricando le responsabilità sui predecessori, un grande classico della propaganda meloniana.
«Le previsioni sono state effettuate considerando la spesa teorica prevista per le strutture del governo Draghi», si leggeva in quella nota. Sembrava un modo per mettere le mani avanti sull’aumento, propedeutico a un successivo taglio. Invece, niente.
Dal 2023 al 2026 palazzo Chigi, a trazione Fratelli d’Italia, si è spinto oltre le colonne d’Ercole: la cifra è cresciuta di poco più di 2 milioni di euro. La spending review non si applica sulle consulenze.

Altrettanto lampante è il rapporto con gli esecutivi della precedente legislatura. Proprio in merito a Mario Draghi: con 18,8 milioni di euro, il suo esecutivo aveva messo in programma una spesa di circa 4,2 milioni in meno rispetto a Meloni. L’incremento di costi in confronto al secondo governo di Giuseppe Conte si aggira sui 6,5 milioni di euro, mentre rispetto alla compagine gialloverde la distanza è di 6,2 milioni di euro. Insomma, l’attenzione ai collaboratori della destra è davvero da record. Nel lungo periodo si nota ancora di più.
In dieci anni i costi per gli staff sono esplosi: i 23 milioni di euro stanziati per il 2026 sono quasi il doppio rispetto al governo presieduto da Matteo Renzi, che era arrivato a spendere 12 milioni di euro. Paolo Gentiloni, invece, aveva previsto una spesa complessiva di 15,9 milioni di euro.

Tagli spaziali
Nel bilancio di previsione, che vale in totale 5,7 miliardi di euro, c’è un diluvio di altri capitoli dedicato alle uscite. Come anticipato dal Fatto quotidiano, ci sono altre voci che saltano all’occhio: lo stanziamento per il noleggio di veicoli (tra cui le cosiddette auto blu) resta di 100mila euro così come per lo scorso anno, mentre lievita di 32mila euro l’esborso per tendaggi e pulizie straordinarie.
Ci sono organismi che devono rinunciare a cospicui trasferimenti di risorse. Prosegue così la sforbiciata alle politiche aerospaziali, già “colpite” dai tagli dello scorso anno: la riduzione dei finanziamenti, come riporta la nota, «all’Agenzia spaziale italiana (Asi), all’Agenzia spaziale europea, al Fondo complementare Pnrr – Sviluppo delle tecnologie satellitari nonché alla partecipazione italiana al programma spaziale Artemis» ammonta a 29,8 milioni di euro.

Anche il Dipartimento per la disabilità subisce una riduzione dei fondi di oltre 30 milioni di euro, ma la somma più sostanziosa – oltre 28 milioni di euro – riguarda la spesa per la formazione prevista per il 2025.
In due anni la riduzione è stata in totale di 400 milioni di euro, andando in controtendenza rispetto alle necessità. Anche se, su questo aspetto, la parte delle politiche spetta al ministero delle Imprese e del made in Italy di Adolfo Urso, che però gestisce delle dotazioni diverse.
Diminuiscono di 14,7 milioni di euro i finanziamenti anche per il sottosegretario all’Innovazione, il meloniano Alessio Butti. A pesare, tuttavia, è la fine del Piano nazionale di ripresa e resilienza che per l’anno scorso ha garantito fondi per 14,3 milioni di euro.
Di sicuro perde 2,4 milioni di euro per l’innovazione tecnologica e digitale, pareggiato in parte dal finanziamento di 2 milioni di euro elargiti per la celebrazione del bicentenario della morte di Alessandro Volta, che è stata affidata al Dipartimento di Butti.

La scure si è abbattuta in parte sulle politiche per gli affari regionali di Roberto Calderoli, che devono rinunciare a poco meno di 2 milioni di euro. Soprattutto diminuiscono di 1,6 milioni di euro gli investimenti per la compensazione degli svantaggi dell’insularità.
Nella partita di giro delle deleghe, 2,6 milioni delle politiche per la Coesione vengono trasferiti alle politiche per il Sud, affidate all’ex segretario della Cisl, Luigi Sbarra. A brindare è invece il ministro dello Sport, Andrea Abodi, che vedrà aumentare di 47 milioni di euro la dotazione a disposizione, in virtù dei 50 milioni di euro destinati al Fondo per la realizzazione dell’Olimpiade invernale di Milano-Cortina. Tra le nuovi voci istituite c’è anche quella del commissario per gli stadi, a cui spetta una dotazione iniziale di 632mila euro.

Calano poi, di 4,7 milioni, i costi per le strutture di missione, dopo la soppressione di quella per la Zes e la fine dei compiti per la struttura dedicata al G7. Tagli episodici, che cozzano con l’aumento costante delle spese per i consulenti.
Sti pattriotti al governo C’hanno na’ fame talmente arretrata che se divorerebbero pure li tavolini🤔
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