Il leader della minoranza riformista: «La linea del partito è quella di difendere l’Ucraina». «Io testardamente paziente ma su questo nessuna ambiguità, sia nel Pd che con i M5s» 

(Daniela Preziosi – editorialedomani.it) – Sull’Iran, sostiene Lorenzo Guerini, il «bene» è una risoluzione bipartisan del parlamento, «sarebbe un segno di maturità». Sul Venezuela, il bene è «la gioia» per la liberazione dei detenuti italiani. Ma poi c’è l’intervento di Donald Trump a Caracas: «legittimo», per Giorgia Meloni. «Dichiarazione ardita», per il presidente del Copasir e leader della minoranza riformista del Pd: «La condanna per la dittatura di Maduro per me e per il Pd è sempre stata netta. Ma non ci esime dal constatare che l’intervento Usa è un passo ulteriore verso il disordine internazionale».

Le parole di Meloni però si spiegano: «È sempre più complicato essere filo Trump ed europei, su molti temi la piega che Trump ha impresso diverge dagli interessi europei».

Anche per il segretario Nato, Mark Rutte, Trump sta facendo «cose giuste». Altre parole ardite?

Non le metto sullo stesso piano. La Nato oggi è in una potenziale crisi di prospettiva. Le cautele sono più comprensibili. È condivisibile la preoccupazione di non mettere definitivamente in discussione la prospettiva strategica della Nato. E, dobbiamo dircelo, in questi anni la sua credibilità è stata data soprattutto dalla possibilità dell’intervento Usa. Compromettere definitivamente le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico o assuefarci al loro deterioramento va contro i nostri interessi di sicurezza.

Meglio assecondare Trump?

Questo momento si affronta con la consapevolezza della fase che gli Usa vivono. In questo passaggio incerto, l’Europa deve rafforzare la sua autonomia strategica nel quadro dell’alleanza con gli Usa. Ciò significa darsi maggiore peso nei processi decisionali e nelle scelte strategiche. Ma per farlo bisogna aumentare il nostro contributo alla sicurezza euro-atlantica.

Non crede che Trump si prenderà con la forza la Groenlandia?

Porrei la questione in maniera meno emotiva. Se sulla Groenlandia si gioca un pezzo della sicurezza globale – le sfide determinate dalla politica espansiva russa e cinese nella regione artica, le nuove rotte marittime, le terre rare – è possibile immaginare un’iniziativa Nato che ne rafforzi la sicurezza. Se invece il tema fosse la volontà di Trump di pieno controllo di tutto l’emisfero occidentale, con una rivisitazione fortemente assertiva, per usare un eufemismo, della dottrina Monroe, la questione sarebbe molto più difficile da affrontare. Ma mi auguro che non sia così.

Nella Ue Ursula von der Leyen è “al capolinea” come dicono nel Pd?

Sarebbe come cambiare interprete senza uno spartito alternativo. Col rischio di un salto nel buio. Mi sono evidenti le ragioni di critica, ma in gran parte sono figlie della divisione tra gli europei, propiziata dalla politica dei governi sovranisti che oggi guidano molti stati membri. Di fronte a ciò, le famiglie progressiste dovrebbero invece mettere al primo punto il rafforzamento drastico della prospettiva europea. C’è in gioco la ridefinizione dei rapporti di forza a livello globale e l’Europa deve presentarsi più forte se vuole essere protagonista della partita. Di fronte a crisi quasi esistenziali, penso al Covid e all’Ucraina, l’Ue ha saputo dare la risposta che serviva. La critica è comprensibile, ma la demolizione semplicistica, se non stupida, rischia solo di favorire il disegno della destra. Dopo l’aggressione russa, l’Ue è stata dove doveva stare: dalla parte dell’Ucraina, con coraggio e determinazione, per respingere la ripugnante aggressione russa. Con scelte difficili, penso alle sanzioni, e un’opinione pubblica minacciata dalla disinformazione diretta da Mosca.

M5s è contro l’invio delle armi, lo certificherà di nuovo domani sul nuovo decreto Ucraina. Fino a che andrete avanti così, divisi?

Voglio essere chiaro: il Pd ha sostenuto Kiev dal primo giorno. Dal governo e dall’opposizione. Perché per arrivare a un negoziato e a una pace la più giusta possibile, serve mantenere anzi irrobustire il sostegno a Kiev, anche con gli aiuti militari. È vero che sui temi della politica estera, oggi più decisivi che nel passato, nel campo dell’opposizione ci sono posizioni diverse. E so che costruire un’alleanza significa ricercare mediazioni. Ma ci sono linee rosse che non possono essere superate né sacrificate a nessuna alleanza: la difesa di un popolo aggredito in spregio al diritto internazionale e la sicurezza europea e nazionale. Ci si confronti seriamente, con tutte le mediazioni possibili. Ma su questi punti fondamentali non potranno esserci ambiguità.

Ci crede davvero? Elly Schlein è «testardamente unitaria», ma le posizioni di Pd e M5s sembrano inconciliabili.

Io sono testardamente paziente.

Nel Pd Goffredo Bettini, su questo, chiede un confronto «schietto e risolutivo».

Sull’Ucraina il confronto è stato schietto e risolutivo già negli anni passati, tanto che il Pd ha sempre sostenuto con convinzione in ogni passaggio parlamentare la resistenza del popolo ucraino. Lo ha ribadito a più riprese anche Elly Schlein. Questa è la linea, chiara, che ha sempre tenuto il Pd. Non sarò certo io a negare il diritto al dissenso, ma se si invoca «il rispetto della linea», ricordo che la linea è questa. Aggiungo: che vuol dire che dobbiamo parlare con la Russia? Detta così non significa molto. Certo, in un negoziato bisogna discutere con l’avversario. Ma vorrei che fossimo d’accordo sul fatto che chiedere di parlare con la Russia non sia un altro modo per dire di arrendersi alle ragioni dell’aggressore. Che vuole tornare alle zone di influenza di un passato che nessuno di noi rimpiange. Dunque sono d’accordo: bisogna essere molto chiari. E non mi sottraggo certo ad alcuna discussione, anzi l’abbiamo sempre chiesta, che sia in direzione o in altri sedi e momenti di rango più alto.