A occuparsene è l’intelligence italiana, in sinergia con polizia e carabinieri, sulla base di regole operative molto stringenti e dettagliate

Attenti ai pasti: come funziona il controllo del cibo di Meloni all'estero (e senza assaggiare)

(di Giovanna Vitale – repubblica.it) – Kazakistan, fine maggio 2025. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in visita ufficiale in Asia centrale. Come spesso accade durante i viaggi all’estero, specie in Paesi extra-Ue considerati a rischio, i protocolli di sicurezza previsti per garantire l’incolumità delle alte cariche dello Stato sono rigidissimi. E contemplano, fra l’altro, la gestione dei rischi alimentari, che sono parte integrante della protezione personale del nostro capo del governo, attraverso l’analisi delle minacce e la collaborazione internazionale. A occuparsene è l’intelligence italiana, in sinergia con Polizia e Carabinieri, sulla base di regole operative molto stringenti e dettagliate.

Ebbene, proprio nella capitale dell’ex Repubblica sovietica, prima del buffet offerto in occasione dell’Astana International Forum dove sono stati annunciati accordi per oltre 4 miliardi, ha fatto la sua comparsa quello che qualche ospite ha definito “l’assaggiatore della premier”. Sia chiaro: niente a che vedere con le donne costrette a mangiare i pasti destinati a Hitler per sincerarsi che non fossero avvelenati, come raccontato nell’ultimo film di Giovanni Soldini tratto dal bel romanzo di Rosella Postorino. Bensì un agente dei Servizi. Come di consueto incaricato di controllare, insieme a un gruppo di colleghi, non solo i cibi e le bevande serviti in tavola, ma tutti gli ambienti, la catena di fornitura (catering e cucine), il personale (identificato e verificato), la preparazione e la somministrazione, nonché eventuali piani sanitari di emergenza. Tutte procedure seguite con grande discrezione, circondate da un elevato grado di riservatezza e dunque sprovviste di evidenza pubblica, pure per evitare che ne venga inficiata l’efficacia. Il principio base è la prevenzione di qualsivoglia pericolo, compreso quello legato alla filiera alimentare. Con un’unica accortezza: più alto è il rischio, legato all’analisi del contesto, più le misure adottate diventano severe.

Fonti dei nostri apparati di sicurezza confermano l’esistenza del “protocollo assaggiatore”, anche se da Palazzo Chigi si affrettano a smentire che sia stato mai attivato per la presidente del Consiglio. Ma è difficile immaginare che un meccanismo così complesso, relativo alla tutela di tutti i massimi esponenti delle istituzioni tricolori, possa essere disatteso proprio per la capa dell’esecutivo.

Di certo, la presenza degli agenti deputati a controllare il buffet kazako non è passata inosservata fra la folta delegazione al seguito di Meloni in trasferta in Kazakistan, che includeva funzionari governativi, ministri e svariati rappresentanti di aziende italiane invitati per finalizzare intese economiche e strategiche. Con l’omologo Kassym Jomart Tokayevsugli la premier ha infatti concordato “un ulteriore sviluppo del partenariato commerciale e di investimento” in comparti chiave quali “il settore petrolifero, il gas, l’energia (comprese quelle rinnovabili e verdi), la gestione delle risorse idriche, l’ingegneria meccanica, il complesso agroindustriale e altri settori”, si legge nella nota congiunta diffusa alla fine del summit. Celebrato con un sontuoso banchetto sorvegliato dai nostri 007. Perché, come ebbe a dire la stessa Meloni sei mesi fa, in occasione del giuramento dei nuovi arruolati nell’intelligence: “Gli algoritmi non si sostituiranno mai a quello che fa la differenza nei momenti decisivi: il cuore, la passione, l’amor di patria”. E, in questo caso, anche il palato.