L’attacco del presidente all’isola: “Forniva servizi di sicurezza agli ultimi due dittatori venezuelani in cambio di soldi e greggio, non accadrà più”

(repubblica.it) – MILANO – Donald Trump torna a minacciare Cuba. A pochi giorni dalla cattura del presidente Nicolas Maduro il presidente degli Stati Uniti lancia un nuovo avvertimento all’isola, con un messaggio pubblicato su Truth. “Per molti anni Cuba ha vissuto grazie a grandi quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, Cuba forniva “servizi di sicurezza” agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più! La maggior parte di quei cubani è morta nell’attacco degli Stati Uniti della scorsa settimana, e il Venezuela non ha più bisogno di protezione da parte di delinquenti ed estorsori che lo hanno tenuto in ostaggio per così tanti anni. ‘Il Venezuela ora ha gli Stati Uniti d’America, il più potente esercito del mondo (di gran lunga!), a proteggerlo, e lo proteggeremo’. Non ci sarà né petrolio né denaro destinato a Cuba. Suggerisco vivamente che facciano un accordo, prima che sia tropo tardi”.
Secondo i dati della compagnia petrolifera nazionale PDVSA citati da Reuters, l’export di petrolio e carburanti del Venezuela verso Cuba ha raggiunto lo scorso settembre i 52 mila barili al giorno, ai livelli più alti degli ultimi anni.
Così Trump sta vincendo la sua guerra cognitiva
(di Simona Ruffino – ilfattoquotidiano.it) – La tentazione di trattarlo da fenomeno folkloristico è stata irresistibile. Donald Trump ha fatto comodo a molti anche così: come carnevale, come eccezione, come sgambetto imprevisto alla democrazia. Lo si è raccontato per mesi come un disturbo temporaneo, un cortocircuito, una devianza. È stato l’errore che ha permesso a interi sistemi politici, soprattutto quelli progressisti, di sentirsi ancora sani. Mentre la casa andava a fuoco, si rideva dell’incendio.
Trump, a differenza di quello che credono in molti, non ha stravolto il linguaggio della politica. Ha usato quello che c’era già e lo ha portato al punto di rottura. Frasi secche, ripetitive, impermeabili al confronto. Attacchi continui, gesti plateali, personalizzazione assoluta del conflitto. Nessuna sovrastruttura ideologica, ma un campo da gioco preciso: io contro tutti. La retorica, più che uno strumento, è diventata un’arma. Il dibattito, un ring.
Questo approccio funziona perché si appoggia su un terreno già preparato: cittadini stanchi, istituzioni deboli, media che inseguono l’attenzione più della verità. Ma soprattutto, funziona perché le alternative hanno smesso di parlare al cuore delle persone. Le sinistre, in America come in Italia, si sono rifugiate nella correttezza, nella tecnocrazia, nella gestione. Hanno pensato che bastasse essere “meglio” per essere credibili. Non hanno visto la frattura crescere sotto i loro piedi. L’hanno sottovalutata e hanno smesso di poter essere una soluzione: sono diventate, così facendo, parte del problema.
Mentre Trump sbraitava, loro sussurravano. Mentre lui offriva certezze brutali, loro distribuivano cautele. La distanza tra politica e vita reale si è fatta voragine. E lui l’ha attraversata tutto intero, trasformando la rabbia in capitale politico. Non è un fenomeno solo americano, che sia chiaro: in Italia sta succedendo la stessa cosa, con la complicità di una sinistra che ha aperto la porta, ha steso il tappeto e ha detto: prego, accomodatevi.
Le promesse elettorali, ormai si sa, non hanno bisogno di coerenza: devono solo innescare la reazione. E mentre nei talk-show si contavano le contraddizioni di mister Trump, lui guardava agli effetti. Il suo racconto non ha mai ambito alla credibilità: è progettato per essere totale. In una manciata di mesi ha trasformato gli alleati in soggetti sotto ricatto, la comunicazione è stata un’arma e la tecnica neuropsicologica cesellata.
Oggi Trump fa paura e non è di certo sorprendente. È il sintomo diventato sistema. L’anomalia si è trasformata in regola. Il metodo, in governo. Il peggio è stato normalizzato. E la colpa non è solo sua. Le sinistre – in America, in Europa, in Italia – hanno scelto troppo spesso di sentirsi superiori invece che farsi capire. Hanno guardato Trump come si guarda un virus, mai come un segnale. E così hanno mancato il punto. L’illusione di poterlo ridicolizzare ha sostituito l’urgenza di contrastarne il modello.
Nel frattempo, il diritto internazionale ha smesso di valere persino fino ad un certo punto. In Italia siamo conniventi, complici e compiacenti. Spendiamo soldi in armamenti, proviamo a delegittimare la magistratura, stiamo prendendo esempio da tutto ciò che, apparentemente, ci disgusta.
Quello a cui stiamo assistendo si chiama “guerra cognitiva”: sembra più innocua delle bombe, ma in realtà sta facendo saltare in aria ottant’anni di pace, di diritti, di buon senso. Vengono sganciati bias, piovono dal cielo della propaganda narrazioni ad alto carico di menzogna, la complessità è stata sovvertita al partito della semplificazione, la rabbia è diventata carattere e ci stanno nutrendo con flebo di dopamina e binarismo. La cosa che appare davvero paradossale che, almeno dalle nostre parti, all’opposizione non si sia ancora compreso che gli uffici stampa non siano il perno della comunicazione di un partito. E gli effetti si vedono tutti.
Eppure qualcosa accade: in America oltre 7 milioni di persone sono scese in piazza, ma i telegiornali non lo dicono, si parla dello sbigottimento, ma non della resistenza. “Se non vinciamo le elezioni di medio termine, subirò l’impeachment”: lo ha detto Donald Trump parlando ai deputati repubblicani al Kennedy Center. Ecco, a salvarci, possono essere solo gli Americani, non i governi: le persone. E a noi non resta che aspettare e avere fede che ciò che ci rende umani ci renda ancora liberi dalla banalità del male.
“Per molti anni Cuba ha vissuto grazie a grandi quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, Cuba forniva “servizi di sicurezza” agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più! La maggior parte di quei cubani è morta nell’attacco degli Stati Uniti della scorsa settimana, e il Venezuela non ha più bisogno di protezione da parte di delinquenti ed estorsori che lo hanno tenuto in ostaggio per così tanti anni. ‘Il Venezuela ora ha gli Stati Uniti d’America, il più potente esercito del mondo (di gran lunga!), a proteggerlo, e lo proteggeremo’. Non ci sarà né petrolio né denaro destinato a Cuba. Suggerisco vivamente che facciano un accordo, prima che sia tropo tardi”.
Questo è un MA.FIO.SO, non è un politico.
Questa è roba che da un qualsiasi stato di diritto non ci si aspetterebbe.
E dove sono finiti quei pajacci che dicevano che gli stati hanno diritto alla cosiddetta ‘autogestione’?
Ah.
L’Ucraina non può essere invasa dalla Russia perché kattiva, mentre gli USA si stanno difendendo dalle minacce ibride (ahahahah) del Venezuela?
Come Israhell quando bombarda le scuole di Gaza?
O quando il mossad entra in Iran per assassinare gli scienziati nucleari per il fantomatico ‘programma militare nucleare’ iraniano?
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Video dedicato a tutte quelle teste di caxxo che parlano di SOVRANITA’ e AUTODETERMINAZIONE degli stati e DEMOCRAZIA.
Eccovela, l’ennesima rivoluzione colorata.
Con Mike Pompeo (ex direttore CIA) che si complimenta con gli agenti del Mossad sulle piazze iraniane.
Se non ci sono riusciti con i missili e gli omicidi mirati, adesso fanno tutto con le sovversioni interne.
E non dimentico che qui su I.S. ci sia anche qualche d3mente che si spaccia per esperto e che nega che ci siano state ‘speculazioni’ sull’economia dell’Iran, solo perché secondo il suddetto pallone gonfio non ci rientra la ripresa delle sanzioni contro l’Iran dopo la guerra dell’anno scorso (esattamente, la vittima dell’attacco è stata poi ulteriormente penalizzata).
Scommetto che Victoria Nuland se la sta ridendo sotto il naso.
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Certo che se Cuba avesse prodotto Prosecco e Parmigiano, col ca220 trump l’avrebbe minacciata! hahahaha! Grande gioggia!
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belin…..e no…..non è cosi’ che sta’ “girando” da diverso tempo…..”prosecco e parmiggiano”???? Se cosi’ fosse stato….. ci avrebbe pensato a bombardare l’ isola il nostro trumpiano Lollo…..per “concorrenza sleale”…punto
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