L’accelerazione dopo l’ok di Meloni alla trattativa con la minoranza. Cauta la leader pd: vediamo il testo. M5S: noi per il proporzionale

(di Giovanna Vitale – repubblica.it) – Roma – Durante la conferenza stampa di inizio anno, tutti — a destra come a sinistra — hanno tratto la stessa impressione. Il cambio della legge elettorale è imminente, Giorgia Meloni ha dato il via libera ufficiale alla trattativa con le opposizioni, corredata da un’avvertenza che restituisce il senso dell’urgenza: «Se c’è chiusura, deciderà il Parlamento a maggioranza».
Chiaro il messaggio: nessuna tattica dilatoria verrà tollerata, le prossime politiche si giocheranno con regole nuove e nessuno si sogni di protestare. Anche perché «esiste un precedente e l’hanno creato loro», fa notare un alto esponente di FdI: «Nel 2015 Renzi fece approvare l’Italicum coi soli voti del centrosinistra».
Dunque si va dritti. Senza cercare lo scontro, ma neppure consentire lungaggini sull’introduzione di un sistema proporzionale con premio di maggioranza: avrà il 55% dei seggi chi ottiene almeno il 40% dei consensi, fino al 60 se la coalizione raggiungerà il 45%. Sul punto nel centrodestra l’accordo c’è. Tant’è che si sta già mettendo a punto la strategia per provare a creare una convergenza la più larga possibile. Probabilmente sarà la stessa premier a fare la prima mossa, chiamando tutti i leader della minoranza per sondarli: una telefonata che ricalcherà la convocazione a palazzo Chigi nell’agosto del ‘23 sul salario minimo. Allora non andò benissimo, ma non si può mai dire. Poi toccherà ai parlamentari “governativi” presentare un testo organico entro febbraio, da sottoporre ai colleghi di opposizione. Il tempo che serve per sciogliere alcuni nodi politici che ancora permangono all’interno: dalle preferenze care ai meloniani ma indigeste alla Lega, fino al nome del candidato premier sulla scheda, voluto dai Fratelli ma osteggiato da Forza Italia. Oltre ad altre questioni tecniche relative sia all’entità del premio, sia alla soglia di sbarramento. Se infatti la vittoria di uno schieramento risultasse più ampia del previsto, con il 15% dei seggi in più si potrebbe sfiorare o addirittura superare il 60%, una maggioranza «abnorme, troppo vicina al quorum di garanzia per eleggere il presidente della Repubblica e i giudici costituzionali», spiega Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd. E pure fissare lo sbarramento al 3% (ora è all’8 per chi corre da solo) rischierebbe di invogliare i piccoli, a iniziare da Azione di Calenda, a far da sé. Trovata che pare studiata apposta per creare problemi al campo progressista.
Sarà anche per questo se i leader del centrosinistra sono cauti. Attendisti. «Non ci è stata ancora presentata alcuna proposta formale, quando arriverà la valuteremo», taglia corto Elly Schlein. Tuttavia poco ottimista: «Non ci sembra una buona premessa voler cambiare la legge elettorale perché hanno capito che con le opposizioni unite perderebbero e come antipasto del premierato, che noi contestiamo perché esautora il Parlamento e indebolisce le prerogative del capo dello Stato», conclude la segretaria del Pd. Un po’ più aperturista Giuseppe Conte: «Di quale legge elettorale si parla? Nessuno lo sa. Io non ho detto di essere favorevole al proporzionale, ho detto che tradizionalmente il M5S è favorevole. Poi dipende da come viene confezionato questo principio proporzionale nell’ambito di un’operazione più complessiva». Chi vivrà vedrà. Febbraio si avvicina.
a febbraio un bel tajer su misura per la nana!
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