I nuovi elementi raccolti dai pm di Roma sarebbero riconducibili al clan. L’inchiesta parallela dell’Antimafia veneta sugli affari tra clan e armatori

(Enrica Riera – editorialedomani.it) – Due persone sono state sentite lunedì 29 dicembre dalla procura di Roma che indaga sull’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Due persone informate sui fatti che, in base a quanto apprende Domani, avrebbero fornito particolari importanti sui fatti del 16 ottobre scorso quando una bomba è esplosa davanti alla casa di Pomezia del giornalista distruggendo due sue auto.
Il cerchio, dunque, sembra stringersi attorno a una sola pista, che, sempre in base a quanto si apprende, condurrebbe alla camorra.

Gli elementi
Non è la prima volta che gli elementi raccolti dagli inquirenti fanno riferimento a quel mondo.
Nei mesi scorsi, infatti, la redazione di Report aveva ricevuto una lettera anonima che collegava la vicenda intimidatoria subita da Ranucci proprio ad ambienti camorristici.
In più ci sarebbe tutto il capitolo che dalla Campania porta fino in Veneto e riguarderebbe il cantiere navale di Adria, al centro di un servizio della trasmissione di Raitre firmato da Daniele Autieri. Nel corso delle riprese alcuni dipendenti del cantiere avevano infatti rinvenuto due casse di legno con dentro due mitragliatrici da guerra non registrate.
Dopodiché a susseguirsi era stata una serie di fatti misteriosi: poche ore dopo l’esplosione dell’ordigno davanti a casa di Ranucci, Francescomaria Tuccillo, ex amministratore delegato del cantiere navale, riceveva una pec da parte del presidente del cantiere, Roberto Cavazzana, con la quale gli veniva revocato l’incarico. Inoltre, sempre in seguito agli avvenimenti, l’ex ad denunciava anche l’intrusione nella sua abitazione di uomini incappucciati.
Ma cosa c’entra la camorra? Il servizio di Report ha spiegato che nella società Arkipiù di Caserta (estranea alle indagini), che avrebbe finanziato parte degli 8,2 milioni necessari a Cavazzana per acquistare il cantiere, ci sarebbe un ex socio in affari in un’altra società con Luigi Russo, condannato per concorso esterno con il clan dei casalesi capeggiato dal boss Giuseppe Setola.
Tutti fatti su cui Tuccillo, in qualità di persona informata sui fatti, è stata sentita dai pm di Roma. L’interrogatorio è stato secretato.
Al momento non è chiaro se gli elementi di novità, riconducibili alla pista camorristica e apportati dai testimoni sentiti a fine anno dalla procura di piazzale Clodio, siano ricollegabili ai fatti di Adria o alla lettera anonima.
Di certo, in concomitanza all’audizione dei due testimoni in procura a Roma, la Distrettuale Antimafia di Venezia ha sentito lo stesso Tuccillo, sempre in qualità di persona informata sui fatti. L’antimafia veneta, col supporto del gruppo Gico della Guardia di finanza di Venezia, starebbe indagando per riciclaggio e associazione di tipo mafioso.
La denuncia
Alla denuncia originaria di Ranucci sull’attentato di ottobre, come già raccontato da questo giornale, se ne è aggiunta un’altra: quella integrativa degli inviati della trasmissione, assistiti dall’avvocato Roberto De Vita.
«Questo orribile, vigliacco e potenzialmente tragico attentato che ha colpito Ranucci era sì destinato alla sua figura di uomo e giornalista indipendente, ma era altresì rivolto ad intimidire almeno un altro videogiornalista, autore di inchiesta, di Report e/o anche il modello di giornalismo di inchiesta e di informazione incarnato dalla trasmissione Report in quanto tale, di cui sono concreta e fattiva espressione tutti i videogiornalisti che lavorano al fianco dello stesso Ranucci», è quanto si legge nelle ventotto pagine dell’esposto.
Adesso tuttavia, dopo gli ultimi riscontri investigativi, non si brancolerebbe più nel buio. Escluse molte delle piste che erano state prese in considerazione, a farsi largo, supportata da elementi concreti, sarebbe proprio quella legata al mondo della criminalità organizzata.
Chi, dunque, ha piazzato l’ordigno davanti a casa del giornalista? Chi l’ha fatto conosceva i suoi spostamenti? Perchè voleva intimidirlo? E mentre sul fronte giudiziario l’inchiesta è aperta, non mancano le polemiche politiche che coinvolgono Ranucci e Report.

Il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha presentato una ulteriore interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio e una in commissione di Vigilanza Rai, dopo quanto emerso sul consulente della trasmissione, il commercialista Gian Gaetano Bellavia, travolto da una bufera mediatica: i partiti di governo e i giornali a loro vicini lo hanno accusato di aver spiato esponenti politici di destra utilizzando documenti ottenuti dalle procure, a cominciare da quella di Milano, di cui lo stesso Bellavia è stato apprezzato collaboratore per più di un quarto di secolo.
«Si chiede al ministro Nordio di sapere – dice Gasparri in una nota – se, alla luce dei gravi elementi emersi riguardo alla vicenda nella quale è coinvolto il dottor Bellavia, ritenga di attivare urgenti poteri ispettivi nei confronti dei magistrati coinvolti, al fine di verificare la reale portata del presunto dossieraggio, i motivi e i fini per i quali il commercialista conservasse i dati giudiziari sensibili». Il forzista, infine, chiede «in Commissione di Vigilanza Rai di sapere come i vertici della Rai valutino i gravi elementi emersi riguardo alla vicenda e, in particolare, la posizione del conduttore di Report, Ranucci».
“Per la bomba a Ranucci si indaga sui Casalesi”
………e chi se no i Monzesi?
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Incredibile la faccia di M….. del noto senatore con l’occhio torto.
Questi non hanno più alcun tipo di pudore, proprio.
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