L’ex ministro: le correnti? Certo non le smonti con un sorteggio

Mastella: «Io che fui salvato dai giudici dico che la separazione c’è  già. Questa riforma è pericolosa»

(di Virginia Piccolillo – corriere.it) – Clemente Mastella, ma veramente lei è contro la riforma Nordio sulla separazione delle carriere?
«E certo».

Proprio lei che si dimise da Guardasigilli e fece cadere il governo Prodi, dopo l’arresto di sua moglie, gridando alla persecuzione giudiziaria?
«E non era un atteggiamento persecutorio? I pm se la presero prima con lei, poi con me, accusandomi di tutto per quasi 100 anni di galera, poi con i miei figli».

E non crede a chi presenta la riforma come antidoto a tutto ciò?
«No. Perché la separazione già c’è. Sennò mica stavo qui. A me chi mi ha salvato sono stati i giudici. Certo dopo dieci anni di inferno. E quello sarebbe da riformare, ma sui tempi la riforma non interviene. Invece va a toccare il pm: è una riforma pericolosa».

Chi l’ha approvata dice che rende più equilibrato il rapporto tra accusa e difesa.
«Ma non è così! È il contrario. Fa diventare il pm un superpoliziotto. È un’involuzione inquisitoria. Il cittadino malcapitato sarà schiacciato dal gigantismo del pm».

Il governo dice che la riforma aiuta il giudice… È così?
«Ma proprio per niente. Di fronte a un pm così forte, lo mette in difficoltà, lo rende debole. Il giudice separato già c’è: anche Matteo Salvini con Open Arms è stato prosciolto da un giudice. E lo stesso Berlusconi avrebbe avuto un esito di carriera diverso se molti giudici non avessero avuto opinioni diverse dai pm».

Il sorteggio non serve a eliminare le degenerazioni del sistema correntizio?
«Ma per carità! Le correnti non le smonti con il sorteggio. A parte che questa lotteria di giudici e pm, pescati alla cieca, non mi piace. Ma, lo lasci dire a me che, assieme a Casini, sono il più esperto d’Italia di correnti. Rinasceranno a livello locale».

Che intende?
«Mettiamo che venga eletto un magistrato di Benevento, subito lì si creerà una corrente che si legherà a quel carro».

Il doppio Csm e l’Alta corte non la convincono?
«Assolutamente no. Si creeranno due caste».

Caste?
«Certo. Adesso tra i togati del Csm i giudici sono più dei pm, quindi sono più forti. Dopo i pm staranno con i pm, i giudici con i giudici e il capo dello Stato presiederà tutti e due. Un caos incredibile».

I fautori del No denunciano che la riforma mette in pericolo l’indipendenza e autonomia dei magistrati e paventano la sottoposizione del pm all’esecutivo. Lei?
«Quella è una valutazione che faccio dopo. Non mi piace il giudice ossequioso con la politica che c’è in America. Ma l’indipendenza dei magistrati è già a rischio perché si indebolisce il giudice. Ma poi non si fa così…».

Cosa?
«La riforma della giustizia si fa tutti insieme. Si discute o è la fine di un Paese. Invece il governo ha fatto la riforma bypassando il Parlamento che ha detto sì. A tutto. Su questioni che non erano datteri! Sembra una sorta di rivalsa politica, che avrei dovuto fare io, non Giorgia Meloni».

Perché?
«Con tutto quello che ho subito. Per lei è più… un capriccio. Questo interesse continuo per i giudici viene più dai berlusconiani. Ma ora lei sembra più berlusconiana di chi è in Forza Italia».

Non è che lei sta sposando la causa del No perché ormai è nel Campo largo?
«Qual è? La maggioranza del Pd voterà Sì. Anzi, consiglierei a Elly Schlein di non scendere in campo schierando il partito. Perché o si partiva con un’idea unitaria oppure, con pezzi grossi come Barbera o Bettini che hanno già annunciato di votare Sì, come la mettiamo?».