Il fisico premio Nobel: “Il voto popolare mi interessa moltissimo. In gioco è la autonomia di tutti i magistrati e la nostra Carta”

(di Gabriella Cerami – repubblica.it) – ROMA – Il suo è un ritorno. «Ho fatto politica attiva dal 2006 al 2012, prima con i comitati per Romano Prodi e poi sono stato tra i fondatori di Sinistra ecologia e libertà. Dopo mi sono occupato di problemi legati alla scienza, ma adesso sento il dovere di impegnarmi di nuovo». Il premio Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, ha aderito al comitato “Società civile per il No” al referendum sulla riforma della giustizia.
A coinvolgerlo è stato il presidente Giovanni Bachelet: «Ci conosciamo da tantissimo tempo — dice — è un bravissimo fisico».
Perché uno scienziato ha deciso di impegnarsi in questa battaglia?
«Prima di essere uno scienziato sono un cittadino. E come cittadino questa battaglia mi interessa moltissimo perché penso che il punto fondamentale sia essenzialmente difendere l’indipendenza della magistratura».
Quali punti non condivide della riforma che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pm?
«I romani avevano il principio dividi et impera e con questo principio hanno dominato mezza Europa. Un Consiglio superiore della magistratura diviso a pezzi è infinitamente più debole di un singolo consiglio più grande e anche più facilmente scalabile. Anche la scelta del sorteggio cerca di evitare che nel Consiglio superiore della magistratura ci siano persone di prestigio. Al contrario persone scelte a caso sono più facilmente influenzabili. Questo sarà l’unico caso in Italia in cui i rappresentanti di un gruppo vengono sorteggiati. Se per esempio i parlamentari vengono votati e non sono scelti a caso, un motivo ci sarà».
I comitati per Sì vi accusano di politicizzare il referendum e di far politica. Sottotraccia lavorate per dare una spallata al governo?
«Penso che non sia così. Penso che i cittadini debbano votare per la Costituzione perché la Costituzione è qualcosa che resta. Che durerà molto di più di questo governo perché questo esecutivo entro un anno e mezzo andrà a casa quando la legislatura finirà. Inoltre il governo sopravviverà benissimo a questo referendum, qualsiasi sia l’esito, pertanto non ha senso utilizzarlo per una spallata. Il referendum ha uno scopo ben preciso».
Come risponde, quindi, a chi definisce “truffaldina” la tesi secondo cui i magistrati, con questa riforma, verrebbero assoggettati alla politica?
«Questa riforma ha lo scopo politico di indebolire la magistratura. Noi ci schieriamo in difesa della sua indipendenza affinché i magistrati possano continuare a indagare anche i politici, che non devono ritornare a essere una casta di intoccabili. È una riforma che non mette completamente fine all’indipendenza della magistratura ma la indebolisce: questo è chiaramente il motivo per cui la legge è stata fatta».
Non c’è il rischio per una personalità come la sua di finire per essere associata ai magistrati in questo scontro con la politica?
«È una legge che non riguarda solo la magistratura ma l’equilibrio dei poteri dello Stato. È giusto intervenire perché non credo che quelli che sono favorevoli al Sì, si pongano il problema di essere troppo vicini ai politici».
Vede il rischio di un’affluenza bassa che possa sfavorire il No?
«L’affluenza non sarà altissima, ma spero che complessivamente quelli che sono per bocciare la riforma vadano in massa a votare proprio perché è importante difendere la divisione dei poteri dello Stato».
Quindici giuristi stanno raccogliendo le firme per presentare una nuova richiesta di referendum ma il governo potrebbe non attendere che venga depositato il quesito e fissare la data del voto. Sarebbe una forzatura contro cui farete battaglia?
«Mi fido di quello che deciderà il presidente della Repubblica».
Ha in programma comizi in questa campagna referendaria? Parteciperà a convegni per spiegare le ragioni del No?
«Il mio impegno è nel rispondere e parlare con le persone. Non farò comizi perché temo di non essere la persona più adatta, ma farò tutto quello che servirà».
Un sesquipedale GRAZIE al Prof. Giorgio Parisi…!!!
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Parisi invece di abboccare al falso SI/NO, dovrebbe chiedere ai magistrati di palesare la loro appartenenza alla massoneria. Per ovvi motivi.
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Non basta essere un bravo scienziato per essere anche un bravo politico. Anzi, mi sorge il dubbio che non abbia capito niente sulla riforma della giustizia.
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