La nave cercava di sfuggire al sequestro statunitense da più di due settimane, quando aveva tentato invano di caricare petrolio in un porto venezuelano. L’unità, che in passato ha trasportato greggio venezuelano e navigava sotto bandiera russa, è sospettata da Washington di aver violato sanzioni e trasportato petrolio iraniano

Gli Usa hanno sequestrato la petroliera russa Marinera

(di Gianluca Di Feo – repubblica.it) – L’abbordaggio è scattato in mezzo all’Atlantico, dopo un inseguimento cominciato nelle acque delle Antille. Non è un film sui pirati dei Caraibi, ma l’escalation nel confronto tra Washington e Mosca sull’oro nero di Caracas. La marina statunitense infatti ha dato l’assalto alla petroliera Bella 1, che dopo essere salpata dal Venezuela due settimane fa, violando il blocco navale ordinato da Donald Trump, ha cambiato nome in Marinera e issato bandiera russa. Un intervento ad altissima tensione, perché il Cremlino ha mandato una squadra navale in soccorso della cisterna: secondo il Wall Street Journal starebbe arrivando pure un sottomarino nucleare.

La Bella 1 era stata inclusa nella lista della “flotta ombra” usata da Mosca per il contrabbando di petrolio: in passato ha compiuto viaggi tra Iran, Venezuela e Cina. Era sfuggita a un primo raid della Us Navy il 20 dicembre in acque internazionali. Un elicottero aveva tentato di calare una squadra di incursori, mentre un pattugliatore della Guardia Costiera si è fatto sotto. Ma il capitano ha negato il permesso all’ispezione e con una serie di manovre si è allontanato. Poi a sorpresa l’equipaggio ha dipinto una grande bandiera russa e si è scoperto il cambiamento di nazionalità: da battello della Guyana era diventata parte della marineria di Mosca, registrata nella città di Sochi.

La nave ha spento il trasmettitore di posizione e fatto rotta verso l’Europa, indicando come destinazione San Pietroburgo. Sulla sua scia è rimasta un’unità della Coast Guard, mentre velivoli da ricognizione dell’Us Navy l’hanno sorvolata più volte. Da bordo hanno ripreso l’inseguitore statunitense e le immagini sono state trasmesse dal canale tv Russia Today: un altro modo di sottolineare la protezione del Cremlino. Il primo gennaio ha riacceso il segnalatore: era arrivata in prossimità dell’Irlanda.

A complicare la situazione, nelle ore della cattura di Nicolàs Maduro altre sedici petroliere hanno alzato l’ancora e sono uscite dai porti venezuelani. Almeno due hanno ripetuto lo stesso meccanismo giuridico: nuova proprietà e bandiera russa. Una sfida che evidentemente la Casa Bianca non ha tollerato, decidendo di ordinare l’azione contro la Marinera.

Un elicottero si è piazzato sul ponte della petroliera, calando un piccolo team di incursori mentre la nave della Guardia Costiera si è avvicinata. La foto del blitz stata nuovamente diffusa da Russia Today: mostra un elicottero “Little Bird”, in dotazione soltanto alle forze speciali. Tutto è avvenuto nelle acque a largo dell’Irlanda settentrionale: nei giorni scorsi sulle basi inglesi erano atterrati aerei e elicotteri del 160mo Night Stalkers, lo squadrone che gestisce i raid delle Special Forces.

Fonti anonime del Pentagono hanno confermato l’operazione alla Reuters, specificando che erano presenti “in una generale vicinanza” unità militari di Mosca incluso un sottomarino nucleare. Non solo. Hanno detto che un’altra petroliera – la Sophia M – era stata fermata nelle acque dell’America Latina: non è chiaro se si tratta di una delle undici salpate in direzione della Russia, ma era inclusa nell’elenco di cisterne sanzionate per il contrabbando di greggio.

Dopo meno di mezz’ora, un dirigente dell’amministrazione Usa ha dichiarato che la Marinera era stata abbordata. Adesso resta di capire quale sarà la reazione del Cremlino. Ieri Trump ha annunciato che gli Usa avevano raggiunto un accordo con la nuova presidenza venezuelana per acquistare partite di petrolio per un importo di due miliardi di dollari. Per la Russia sarebbe lo scacco definitivo, che sancirebbe la perdita del principale alleato in Sud America: un secondo colpo alla strategia di influenza mondiale, dopo la fine del regime siriano di Assad avvenuta un anno fa che ha privato Mosca delle basi nel Mediterraneo.