Meloni defilata a Parigi: “Non manderò truppe in Ucraina”. Voto in aula sulle garanzie. La leader al vertice dei Volenterosi: impegno su satelliti e addestratori a Roma. Sì al testo Ue sulla Groenlandia con una rassicurazione per gli Usa

(Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – PARIGI – Nel gelo di Parigi – temperatura -1, fiocchi sugli Champs-Élysées – Giorgia Meloni appare e scompare nel giro di tre ore scarse. Defilata, costretta dalle contingenze a partecipare a una riunione dove si accelera su un progetto, quello delle truppe europee in Ucraina, che non ama e che non sposerà. Nel giorno in cui altri europei aprono a un contributo militare, vedi la Spagna di Sanchez o la Germania di Merz, ma pure, felpatamente, gli Usa di Trump, Meloni ribadisce per l’ennesima volta il suo no. Secco, definitivo, quasi notarile.
Segnale: la Maserati fiammante con a bordo la leader italiana è l’ultima a fare capolino nel cortile dell’Eliseo. Meloni arriva nel quartier generale della presidenza della République quando la riunione dei volenterosi è cominciata da un pezzo, quasi un’ora. Il motivo del maxi-ritardo è la visita ai feriti di Crans-Montana ricoverati a Milano. Anche l’anno scorso, stesso vertice, stessa scena: la premier si era presentata per ultima. Sempre a seduta iniziata. Pure stavolta va così: a differenza di tutti gli altri leader, Meloni è l’unica a non essere accolta da Emmanuel Macron, indaffarato a presiedere il summit. Sullo scalone si affaccia un alto funzionario, il capo del protocollo dell’Eliseo, Frédéric Billet. Rispetto all’anno scorso, Macron non scorta Meloni nemmeno all’uscita: è atteso in conferenza stampa, con Zelensky, Starmer e Merz. Mentre parlano ai cronisti, Meloni si è già accomodata sull’aereo di Stato, per tornare a Roma. Il francese su Instagram celebra «una grande giornata per l’Europa e l’Ucraina» e nella galleria digitale dei leader sorridenti, Meloni non c’è. Si vede la sua sedia vuota. Compare nella foto di famiglia, rimandata a fine vertice per far sì che ci fosse.
Nel chiuso dell’Eliseo, di fianco a Starmer, in quattro minuti la premier mette a verbale, ovvio, il sostegno a Kiev. Ma il contributo dei vari paesi alla forza multinazionale sarà «volontario», insiste. E il governo italiano questa volontà non ce l’ha. Nessun soldato sul campo in caso di cessate il fuoco. Zero sminatori, nemmeno un osservatore. Meloni ribadisce il concetto nella nota serale di Palazzo Chigi: tra «i punti fermi» c’è «l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno». Che offrirà allora Roma, come contributo alle garanzie di sicurezza per il paese di Zelensky? Per ora si sa che parteciperemo al «meccanismo di monitoraggio» del cessate il fuoco. In che modo? Presto per dirlo, di sicuro non in prima linea: chi nel governo padroneggia il dossier suggerisce un contributo di intelligence, di logistica (per esempio i satelliti Cosmo-SkyMed che già prestiamo a Kiev), più l’addestramento dei soldati, ma a casa nostra. Meloni e i suoi sherpa ci tengono a un altro passaggio della dichiarazione di Parigi. Quello in cui si parla dell’osservanza degli «ordinamenti costituzionali» per la ratifica degli accordi che riguarderanno l’Ucraina. Vale per il trattato modello articolo 5 della Nato, che dovrebbe scudare Kiev. È una proposta italiana, l’articolo 5, vero. Ma sarà comunque oggetto di un voto alle Camere. Meloni lo fa capire nella nota, ricordando «il rispetto delle procedure costituzionali». Si spera insomma che la Lega non si metta di traverso, come per le armi. La premier si mostra fredda anche su un’altra questione discussa ieri, rilanciata da Ursula von der Leyen: l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue in tempi stretti. Meloni sposa il percorso teorico, ma senza fretta. Prima tocca all’Albania di Edi Rama.
Ufficialmente al tavolo dei volenterosi non si discute mai dell’elefante nella stanza, la Groenlandia (come del Venezuela). Quando Meloni deve ancora atterrare, viene diffusa la dichiarazione dei leader europei che chiedono il rispetto del diritto internazionale. La presidente del Consiglio ci mette la firma, dopo avere ottenuto rassicurazioni che il testo sarebbe stato «costruttivo» con gli Usa. Della serie: bene fissare alcuni principi, ma senza mettere un dito nell’occhio a Trump. Nelle sale dell’Eliseo, Meloni incrocia la premier di Copenhagen, Mette Frederiksen, ma è uno scambio di saluti lesto, riferiscono i suoi. Mentre si ferma con Merz, Macron, Starmer, Zelensky. E soprattutto con Witkoff e Kushner, gli inviati di The Donald.
Il francese su Instagram celebra «una grande giornata per l’Europa e l’Ucraina»
Nella ennesima e inutile riunione hanno fatto ancora una volta i conti senza l’ oste.
L’unico volontà che questi falliti hanno trasmesso da volenterosi è la intenzione di continuare la guerra: la Russia non accetterà MAI truppe NATO o occidentali sul suolo ucraino.
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eee…cerrrtooo, avrebbe dovuto mandare i suoi manipoli di Forza Nuova,Ordine nuovo a casa pound!
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PS: ci sarebbe da modificare il titolo “La cavalla di…. “
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Pardon…viste poi le dimensioni ….meglio il “ponny”..
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Vediamo un pò… quanti di voi hanno immaginato il titolo senza “il cavallo di” ?
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In quella stanza era pieno di elefanti che però sono stati bellamente ignorati.
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belin….nonostante l’ aumento delle accise in “Maserati”, ultimo modello suppongo. fino a Parigi….chissa’ quanto avra’ speso tra benzina ed autostrada….??? Ma cosa l’ invitano a fare….???? P.S. sia ben chiara una cosa: piu’ che doveroso da parte sua l’ essere andata a Milano a visitare i nostri Ragazzi ricoverati in Ospedale…..!!!!!!
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Cavallo di Troia ? Togliamo qualcosa e i conti tornano .
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