Nel quartiere tuscolano la cerimonia istituzionale per ricordare i tre militanti del Fronte della Gioventù uccisi il 7 gennaio del 1978. Presenti i vertici istituzionali della destra. Mollicone: «Simbolo fascista? La croce celtica è un segno della religione cattolica». Nel pomeriggio si attende il rito dei saluti romani. L’imbarazzo del governatore del Lazio: «Condannare? Non cado nelle provocazioni»

(Enrica Riera – editorialedomani.it) – I manifesti che invitano a partecipare alla liturgia del “presente” sono affissi sui muri che dalla Tuscolana conducono in via Acca Larentia. Proprio qui, già da questa mattina, un capannello di persone si è radunato per omaggiare i tre militanti del Fronte della Gioventù che persero la vita il 7 gennaio del 1978: Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, uccisi nei pressi della storica sezione dell’Msi, oggi acquistata dall’associazione Acca Larentia col contributo di 30mila euro della Fondazione Alleanza Nazionale, cassaforte di Fratelli d’Italia. E poi Stefano Recchioni, ucciso sempre il 7 gennaio del 1978 durante gli scontri con la polizia.

Nell’attesa delle 18, è la cerimonia istituzionale ad andare in scena. Giovani e giovanissimi accorsi osservano le corone di fiori che ricordano i militanti: una è rossa e arancione, omaggio del sindaco di Roma Capitale.

L’altra azzurra: il nastro che la cinge è della Regione Lazio. E proprio il presidente Francesco Rocca è arrivato nel quartiere Appio Latino per l’occasione insieme all’assessora Roberta Angelilli e al senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo. «Condanna quanto avverrà questo pomeriggio?», è la domanda che gli viene posta dai cronisti. «Non cado nelle provocazioni, siamo qui per commemorare tre giovani per cui non è stato fatto abbastanza, un episodio barbaro di cui non sono ancora stati individuati gli autori. Non è il momento di alimentare divisioni. Sulla cerimonia del pomeriggio c’è un’attenzione morbosa: si tratta soltanto di poche centinaia di persone, in Italia siamo 60milioni», la risposta imbarazzata del governatore.

Credit Photo: Editoriale Domani

Ad intervenire prontamente il meloniano Federico Mollicone: «Cos’è? Un interrogatorio a Rocca? Il presidente ha già risposto e per quanto riguarda me io sono qui questa mattina insieme alla delegazione della Regione, in veste istituzionale». Sulla falsariga delle precedenti anche le dichiarazioni del vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, presente alla cerimonia come l’anno scorso. «Noi partecipiamo alla cerimonia di questa mattina, non a quella del pomeriggio. Non c’è alcuna possibilità di sovrapporre la nostra testimonianza di cordoglio e dolore con altre manifestazioni. Lo fate surrettiziamente voi giornalisti».

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Dunque – è la domanda – si tratta di prendere le distanze dal “presente” delle ore 18? «Ho già risposto e quello che dovevo dire ho detto», le parole laconiche di Rampelli.

Il 20 febbraio si terrà l’udienza preliminare, a Roma, contro 31 militanti, alcuni ai vertici di Casapound, proprio per i fatti di Acca Larentia del 2024: i pm capitolini contestano l’apologia del fascismo, mentre continuano a indagare sui saluti del 2025.

L’Anpi ha chiesto di costituirsi parte civile. La cerimonia per omaggiare i “caduti” intanto prosegue. Nella notte sul dorso di un palazzo in via Evandro è comparso uno striscione: «Ogni anno sentirete presente».

Gli esponenti istituzionali si salutano, poco prima di andare via, davanti all’ex sede dell’Msi attraversando la grande croce celtica disegnata sul pavimento. «Simbolo fascista? La croce celtica è un segno della religione cattolica», conclude Mollicone. Nessuna risposta sul possibile sgombero di Casapound e sul contributo della Fondazione Alleanza Nazionale per l’acquisto della sede di Acca Larentia.