Secondo Europa Radicale, nel 2025 sette convogli su dieci di Trenitalia sono arrivati fuori tempo. La tratta peggiore è la Lecce-Milano. Ma secondo Rfi la percentuale di puntualità è del 77%

(Franco Giubilei – lastampa.it) – Nella sua crudezza, il dato è oggettivamente impressionante: le Frecce che hanno attraversato il Paese negli ultimi dodici mesi hanno accumulato un ritardo complessivo di quasi due anni (676 giorni per l’esattezza, pari a un anno e dieci mesi). Numero che, applicato agli oltre 90 mila treni presi in considerazione fra Frecciarossa, argento e bianca, cioè tutti quelli di Trenitalia che percorrono le linee ad alta velocità, si traduce in una media di dieci minuti in più per ogni convoglio rispetto all’orario previsto per l’arrivo. Lo studio, a cura di Claudia Calore, porta la firma di Europa Radicale, s’intitola allusivamente “Altra velocità” e offre una panoramica estesa del tempo perduto nel trasporto viaggiatori in Italia: «Ciò che emerge è che la nostra rete ferroviaria non regge e che e che vi sono settori che di frequente collassano letteralmente», spiega Igor Boni. E non è solo questione di disagi per i passeggeri, comunque notevoli, c’è anche un risvolto economico negativo per l’azienda: «Il danno alle casse di Trenitalia è potenzialmente rilevante – aggiunge Boni -. Si stimano oltre 90 milioni di euro, tra rimborsi per ritardi e cancellazioni».
Sfogliando il dossier – basato sull’esame dei dati rilevati dal portale ufficiale di Trenitalia «Viaggiatreno», che fotografa la situazione dei convogli in circolazione con annessi orari – balza agli occhi la percentuale di treni in ritardo: il 66% del totale, quasi sette su dieci. Gli autori della ricerca evidenziano anche come, a differenza delle Frecce, per i convogli del concorrente non sia possibile avere informazioni: «Italo non consente di accedere ad alcun dato affidabile». Tornando ai numeri disponibili, la percentuale dei treni in ritardo, che comunque nell’arco dell’anno non scende mai sotto il 50%, tocca il suo picco a luglio, giugno e settembre (in quest’ordine) superando il 70%. Il mese a più alto tasso di puntualità è agosto, col 47%, «ma questo miglioramento può derivare da una forte rimodulazione degli orari dovuta ai lavori sulla linea, con un allungamento dei tempi di percorrenza che ha aumentato artificialmente i margini di rispetto dell’orario», osservano i responsabili dello studio. Quanto ai giorni della settimana, in quelli feriali i treni in ritardo oscillano fra il 66,8% del lunedì e il 68,9% del venerdì. Di sabato si scende al 60% e la domenica al 58%. I mezzi più penalizzati risultano i Frecciabianca, con una media annua del 73% di convogli in ritardo, seguiti dai Frecciargento (71%) e dai Frecciarossa (65%).
La classifica delle tratte peggiori
Europa Radicale ha anche stilato la classifica delle tratte peggiori: in testa la Lecce-Milano con ritardi medi di quasi mezz’ora, una corsa su tre con almeno trenta minuti di ritardo e una su dieci con almeno sessanta. La puntualità è merce rarissima, riguardando solo il 5% dei convogli. Detiene anche il record dell’arrivo fuori orario, con quasi sei ore in più (351 minuti) registrate il 6 settembre scorso. Chiude la sfortunata graduatoria riportata nel grafico, al decimo posto, la Napoli-Venezia: ritardo medio 22 minuti, puntualità del 2% ed extra-time di 278 minuti.
Nella mappa delle criticità nazionali, svetta la linea principale, la Milano-Napoli, insieme alla Verona-Padova-Venezia, alla Genova-Pisa e alla Salerno-Reggio Calabria. Non mancano i ritardi-monstre, come i 521 minuti del 13 novembre sulla Paola-Salerno – 183 chilometri – o le quasi otto ore del 16 agosto sulla Roma-Caserta, ma sono casi eccezionali.
La versione di Rfi
Divergono in misura significativa i dati forniti da Rfi per i convogli ad alta velocità, sia Trenitalia che Italo: «la puntualità è pari al 77%, circa tre punti percentuali in più rispetto al 2024». Significa che «quasi otto treni su dieci sono arrivati a destinazione in perfetto orario o entro i dieci minuti rispetto a quanto programmato». Sempre secondo Rfi, sono stati riportati in orario «circa 35mila treni se si prendono in considerazione alta velocità, Intercity e Regionali». La percentuale di puntualità tiene conto anche delle cause esterne e non direttamente imputabili al sistema ferroviario, come «investimenti lungo le linee, attraversamenti indebiti di persone, scioperi e maltempo, che hanno un impatto molto importante sul tasso di puntualità dei treni ad alta velocità».La società ferroviaria sottolinea anche «l’elevato numero di cantieri sulla rete, ad oggi circa 1.300, che comportano interruzioni temporanee di linea e allungamenti dei tempi di viaggio. I cantieri negli ultimi anni sono aumentati a causa della sovrapposizione delle opere Pnrr agli ordinari interventi di manutenzione». Significa che, mentre nel 2023 sono state gestite 160 mila interruzioni di linea, nel 2025 queste ultime sono salite a 345mila.
I ritardi nel 2025 di Frecciarossa ammontano a due anni.
I ritardi strutturali a ora di Salvini ammontano a 52 anni,
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