
(Stefano Baudino – lindipendente.online) – Sulle stragi del 1992 si riapre per l’ennesima volta la partita, all’insegna di uno scontro istituzionale senza precedenti. Per la seconda volta dal 2022, il gip di Caltanissetta, Graziella Luparello, ha infatti deciso di opporsi alla richiesta di archiviazione della Procura nissena sui mandanti esterni degli attentati, ordinando ulteriori indagini. I pm hanno però reagito ricorrendo in Cassazione contro il provvedimento, giudicato “abnorme”, rifiutandosi di porre in essere attività urgenti. Sullo sfondo, gli elementi sempre più centrali sul possibile ruolo dell’eversione di destra e dei servizi deviati dietro la pianificazione e l’esecuzione degli attentati di Capaci e via D’Amelio.
Nel suo provvedimento, tra le altre indagini, la gip Luparello ordinava anche «attività a sorpresa», dunque connotate da forte urgenza, che però i magistrati non hanno eseguito, avendo preferito presentare ricorso alla Suprema Corte contro il rigetto della stessa Luparello. Chiaro il rischio: bruciare indagini che potrebbero essere essenziali – attraverso atti non ripetibili – per avvicinarsi alla verità. In seguito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura, Luparello in estate aveva riaperto la camera di Consiglio su richiesta dell’avvocato di Salvatore Borsellino, Fabio Repici, che aveva depositato una nota in cui si evinceva che Paolo Borsellino fosse interessato al collaboratore Alberto Lo Cicero, braccio destro del boss di San Lorenzo Mariano Tullio Troia – condannato per l’attentato del 23 maggio ’92, detto “‘U Mussolini” per le sue simpatie di estrema destra e, a detta di Lo Cicero, legato al capo di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie. A provarlo sarebbe infatti un verbale, risalente a una riunione andata in scena a Palermo il 15 giugno 1992, alla quale presero parte cinque magistrati, tra cui Borsellino. Dal documento si evidenzia come i giudici presenti si scambiarono informazioni legate alla strage di Capaci e alle intercettazioni disposte nei confronti di Lo Cicero
Inoltre, nella puntata andata in onda ieri sera, la trasmissione Report ha trasmesso un audio inedito di un interrogatorio del 5 giugno 2007, in cui Lo Cicero racconta al pm Gianfranco Donadio i sopralluoghi attribuiti a Stefano Delle Chiaie sui luoghi della strage di Capaci. Lo Cicero ha affermato di aver visto Delle Chiaie a Palermo nel ’92, in contatto con ambienti mafiosi e con il boss Mariano Troia, e di aver riferito sospetti e movimenti anomali a Paolo Borsellino. A rispondere alle domande del pm c’è anche Maria Romeo, compagna di Lo Cicero e sorella dell’autista di Delle Chiaie. Il 9 dicembre scorso, audito in Commissione Antimafia, il Procuratore di Caltanissetta, Raffaele De Luca, aveva affermato che «l’ipotesi della pista nera per quanto riguarda le stragi di mafia del 1992, legata al terrorista Stefano delle Chiaie, vale zero tagliato». Evidentemente, la gip non la pensa così.
Nel frattempo, è arrivata un’altra notizia: il 2 gennaio Fabio Repici ha diffidato i pm nisseni a «eseguire senza indugio» le indagini, in particolare «l’attività a sorpresa». «La Procura, con iniziativa inusitata, ha proposto ricorso per Cassazione», ha scritto l’avvocato nella diffida, ma «non esiste alcuna possibilità per cui la Procura della Repubblica possa omettere l’espletamento delle ulteriori indagini ordinate dal Giudice». Addirittura, secondo Repici, «l’eventuale inazione del pm integrerebbe le fattispecie delittuose di cui agli artt. 328 e 378 cp», ovvero rifiuto di atti di ufficio e favoreggiamento. «A fronte di quanto ascoltato nella puntata di Report, per quanto portato avanti dalla Procura di Caltanissetta non si può più parlare di depistaggio ma di vero e proprio occultamento delle prove – ha scritto in un comunicato Salvatore Borsellino –. E la deposizione del Procuratore De Luca alla Commissione Parlamentare Antimafia, non secretata, si configura come un atto pubblico di sottomissione ai voleri del Governo di eliminare e nascondere la partecipazione dell’eversione di destra alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio». Il clima, dunque, si fa sempre più rovente.
Nel maggio del 2022, respingendo la prima richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, Luparello aveva dato impulso a nuove indagini ed esplicitato anche i “binari” sui quali far convogliare le energie investigative dei pm: la possibile rilevanza della «pista ‘istituzionale’», incentrata sul «concorso nelle stragi di personaggi delle istituzioni deviate, eventualmente organizzati in organismi paramilitari», quella della «pista nera», che evidenzi le possibili «collusioni tra mafia siciliana ed esponenti di destra eversiva» nell’ambito della «lettura coordinata dei diversi delitti eccellenti degli anni ’80-’90», ma anche quella dell’eventuale presenza «di un anello di carattere politico individuabile in un personaggio o in un partito politico che potrebbe aver concorso a definire la strategia della tensione, allo scopo di legarsi, in un reciproco ‘do ut des’, a Cosa Nostra».
Nel frattempo, è arrivata un’altra notizia: il 2 gennaio Fabio Repici ha diffidato i pm nisseni a «eseguire senza indugio» le indagini, in particolare «l’attività a sorpresa». «La Procura, con iniziativa inusitata, ha proposto ricorso per Cassazione», ha scritto l’avvocato nella diffida, ma «non esiste alcuna possibilità per cui la Procura della Repubblica possa omettere l’espletamento delle ulteriori indagini ordinate dal Giudice». Addirittura, secondo Repici, «l’eventuale inazione del pm integrerebbe le fattispecie delittuose di cui agli artt. 328 e 378 cp», ovvero rifiuto di atti di ufficio e favoreggiamento. «A fronte di quanto ascoltato nella puntata di Report, per quanto portato avanti dalla Procura di Caltanissetta non si può più parlare di depistaggio ma di vero e proprio occultamento delle prove – ha scritto in un comunicato Salvatore Borsellino –. E la deposizione del Procuratore De Luca alla Commissione Parlamentare Antimafia, non secretata, si configura come un atto pubblico di sottomissione ai voleri del Governo di eliminare e nascondere la partecipazione dell’eversione di destra alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio». Il clima, dunque, si fa sempre più rovente.
Quindi ricapitoliamo: il GIP ordina nuove indagini e i PM SI OPPONGONO????
E perché, di grazia? Cosa ci sarebbe da scoprire SE lo facessero?
Questi invece di fare le indagini si rivolgono alla cassazione!!!
Ma roba da pazzi.
E poi la puntata di Report di IERI SERA.
Oh, viene fuori che il famoso generale MORI, è dietro la linea seguita dalla commissione antimafia presieduta da CHIARA COLOSIMO. Quella stessa commissione da cui vogliono cacciare De Rao e Scarpinato.
OH; ma sarà sicuramente vero che le stragi NON erano di estrema destra, no?
Magari saranno state anche loro causate dai palestinesi, giusto?
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“Chiaro il rischio: bruciare indagini che potrebbero essere essenziali – attraverso atti non ripetibili – per avvicinarsi alla verità.”
Già queste considerazioni farebbero ridere le persone sane di mente.
Fatti risalenti a 33 anni fà indagati per trentatrè anni da PM impegnati, ma non hanno cavato un ragno dal buco. Gli atti irripetibili quali sarebbero? forse riesumare il corpo di Delle Chiaje prima che diventi cenere e poi far raccontare a qualche falso giornalista che finalmente avrebbe confessato?
Dopo le dichiarazione del procuratore di Caltanissetta che le piste seguite fino ad oggi valgono zero il Deep State si sarà terrorizzato, sapendo che indagare seguendo altre piste si potrebbe pervenire alla verità.
E si sa che si pervenisse alla verità sulle stragi del 92, verrebbe voglia di conoscere la verità sulla morte di Moro, sui protettori delle BR, sui mandanti di tutte le stragi del secolo scorso.
Ad aver paura della verità non sarà sicuramente la destra parlamentare, ma sicuramente il DEEP-State, cioè tutti quei poteri occulti che nel secolo scorso hanno fatto il bello e il cattivo tempo protetti dal regime demo-comunista.
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Pagliaccetto nero, le stragi fasciste le ha fatte D’Alema?
Così per dire eh.
Il deep state non era pieno di fascistoni riciclati?
Inclusi quei puzzoni del tuo idolo Al-Mirante.
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non c’è manco bisogno della separazione delle carriere dei magistrati, alcuni sono già genuflessi.
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Dietro le stragi del ’92-’94 c’era un piano di destabilizzazione che puntava a creare nuovi equilibri politici ed economici nel Paese. Di questo piano facevano parte uomini dei servizi, massoni, politici, uomini dell’eversione nera, mafia e settori economici e finanziari. Con la caduta del Muro di Berlino il mondo era cambiato e i vecchi partiti (Dc e Psi) che per circa un cinquantennio avevano mantenuto solidi rapporti con gli Usa in funzione anticomunista, ormai non servivano più. Di lì a poco, infatti, nascerà Forza Italia, fondata dal condannato per mafia Marcello Dell’Utri, su cui convergeranno le entità che avevano pianificato e attuato le stragi.
Mannino: «Falcone temeva alleanze mafia-servizi segreti stranieri» https://www.corriere.it/politica/10_gennaio_17/mannino-falcone-servizi_f650b598-0359-11df-a5a7-00144f02aabe.shtml
Bomba 2 agosto 1980, stragi di mafia, P2: storia del depistatore Elio Ciolini https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/30/bomba-2-agosto-1980-stragi-di-mafia-p2-storia-del-depistatore-impenitente-elio-ciolini/148946/
Lettera Elio Ciolini al GI Grassi – 04.03.1992 https://4agosto1974.wordpress.com/2014/10/02/lettera-elio-ciolini-al-gi-grassi-04-03-1992/
Trattativa Stato-mafia, ex ministro Scotti: “Nel ’92 piano per destabilizzare il Paese” https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/29/trattativa-stato-mafia-ex-ministro-scotti-nel-92-piano-per-destabilizzare-il-paese/1006468/
Scarpinato: «Borsellino ucciso perché aveva capito cosa c’era dietro Capaci» https://palermo.corriere.it/notizie/cronaca/21_giugno_16/scarpinato-borsellino-ucciso-perche-aveva-capito-cosa-c-era-dietro-capaci-2538861e-ceab-11eb-b763-8fa917b59ca2.shtml
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