Un intervento armato unilaterale senza alcuna legittimazione dalle Nazioni Unite: dirette conseguenze logiche della nuova dottrina per la sicurezza nazionale dell’Amministrazione Trump

Ecco perché per il diritto internazionale l’attacco in Venezuela e l’arresto di Maduro sono illegali

(di Enzo Cannizzaro – repubblica.it) – Nel novembre 2025 l’Amministrazione statunitense ha reso pubblica la Strategia di sicurezza nazionale che rinverdisce una politica estera di uno dei primi Presidenti da cui essa ha preso il nome: la dottrina Monroe. Essa originariamente era tesa a impedire che le potenze europee del tempo potessero intromettersi nelle questioni americane. Ad essa, è stato aggiunto un corollario Trump, che indica, più o meno espressamente, che gli Stati Uniti devono assicurare la stabilità del continente americano per realizzare i propri interessi: il controllo dei flussi migratori, del narcotraffico e delle risorse strategiche.

Attacco armato unilaterale

L’intervento in Venezuela tende a perseguire tutti e tre tali interessi. Ma questo intervento pone vari problemi di diritto internazionale. Innanzi tutto, si tratta di un attacco armato unilaterale, vietato dalla Carta delle Nazioni Unite. Non vi sono giustificazioni plausibili per tale intervento. Esso non è qualificabile come legittima difesa, la quale può far seguito solo ad un attacco armato e non può essere equiparato alle conseguenze nefaste del narcotraffico, come pure ha sostenuto il governo Usa.

Nessuna legittimazione dalle Nazioni Unite

Né vi è alcuna forma di legittimazione delle Nazione Unite. Ai sensi dell’art. 53 della Carta, il Consiglio di sicurezza può autorizzare le organizzazioni regionali a svolgere azioni coercitive. Ma l’Organizzazione degli Stati americani, che pur ha condannato le politiche di Maduro e le violazioni dei diritti umani in Venezuela, non ha mai accettato di promuovere forze internazionali. Né, infine, l’intervento armato può essere qualificato come semplice una azione coercitiva per catturare un narcotrafficante.

I bombardamenti e l’immunità del presidente

La cattura, peraltro sul territorio di un altro Stato, ha comportato bombardamenti contro installazioni militari e in raids della Delta Force, diretti a installazioni e personale militare e ambedue in aree densamente abitate che potrebbero aver causato perdite fra la popolazione civile. In secondo luogo, la cattura e il processo di Maduro violano la regola che stabilisce l’immunità personale assoluta dei Capi di Stato o di governo in carica dalla giurisdizione straniera, sia per condotte in veste ufficiale, sia per atti privati. Essi però possono essere giudicati da tribunali internazionali. Vi sono precedenti sia da parte dei Tribunali ad hoc, come Il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, davanti al quale è comparso Slobodan Milosevic, sia dalla Corte penale internazionale dell’Aja.

Il Tribunale penale internazionale e il Tribunale per la ex Jugoslavia

Recentemente, la Corte ha riconosciuto la sua giurisdizione su Capi di Stato nel caso del Presidente del Sudan Al-Bashiri, nel 2019. Come è noto, la Corte spiccato mandati d’arresto a carico del Presidente della Russia, Putin e del Capo del Governo di Israele, Netanyahu. La Corte ha anche aperto delle indagini su impulso di Stati sud-americani che coinvolgono Maduro, accusati di crimini contro l’umanità. Ma le indagini sono ancora in corso, senza che la Corte abbia adottato misure coercitive né misure di rinvio a giudizio.

Insomma, l’intervento in Venezuela sembra confermare che l’Amministrazione statunitense ritenga di non aver bisogno del diritto internazionale, ma di poter far leva esclusivamente sulla sua potenza economica e militare per realizzare i propri interessi. Ma con il mondo così complesso, potrebbe essere una illusione.

(Enzo Cannizzaro è professore ordinario di Diritto Internazionale e dell’Unione europea all’Università La Sapienza di Roma)