«Ricchezza diminuita del 2 per cento e calano i risparmi», denuncia uno studio First Cisl. Dopo lo stop ai bonus sulle assunzioni, sarà alta tensione sul Milleproroghe alla Camera

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Un’Italia più povera, che arranca al cospetto degli altri partner europei. L’apertura del nuovo anno per il governo Meloni si conferma complicata, soprattutto sui dossier economici, di cui in qualche modo dovrà rendere conto nella conferenza stampa del 9 gennaio, quella che sarebbe di fine anno. Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è in caduta libera.
«Dal dicembre 2012 al giugno 2025 la ricchezza complessiva delle nostre famiglie è cresciuta del 20,6 per cento contro il 45,1 per cento della Francia ed il 108,2 per cento della Germania. Ma considerata l’inflazione si registra una diminuzione in termini reali di circa il 2 per cento», ha riportato uno studio della Fondazione Fiba di First Cisl.
La ricerca ha scattato una fotografia della situazione, evidenziando l’allargamento delle disuguaglianze sociali.

«Il 50 per cento meno abbiente della popolazione possiede appena il 7,4 per cento della ricchezza, mentre il 5 per cento detiene il 49,4 per cento», ha evidenziato la fondazione della Cisl.
Addirittura la proverbiale capacità italiana di mettere da parte i risparmi sta sparendo: «Il tasso è più basso della media dell’area euro e nettamente inferiore rispetto alle principali economie continentali».
Numeri e osservazioni che rappresentano un allarme per Giorgia Meloni, anche perché sono state formulate da un’organizzazione tutt’altro che ostile all’esecutivo.
Certo, la tendenza dell’impoverimento è iniziata da tempo, ma l’attuale esecutivo non la sta affrontando. E anzi sta aggravando: gli ultimi interventi della destra vanno infatti nella direzione opposta. Basta sfogliare la rosa degli aumenti di inizio anno, dalle sigarette ad alcuni pedaggi autostradali.
Anche se ieri il governo si è consolato con il «miglioramento» dei conti pubblici, riferito da ministero dell’Economia. La stima provvisoria del Mef è di un segno più per 11,7 miliardi di euro, mentre l’anno precedente il dato era 7,8 miliardi di euro. Prevale l’austerità, dunque.
Altri scivoloni
Del resto, nemmeno il tempo di archiviare la pasticciata legge di Bilancio, che arrivano nuovi pastrocchi con il decreto Milleproroghe, che colpiscono ancora una volta le fasce più deboli.
Il testo ufficiale, pubblicato solo il 31 dicembre in Gazzetta ufficiale (venti giorni dopo l’approvazione in consiglio dei ministri, non contiene infatti gli incentivi del bonus per l’assunzione di giovani e donne, in condizioni svantaggiate, previste invece nelle prime bozze.
«L’interruzione degli sgravi fiscali per l’assunzione di donne e giovani nel Mezzogiorno è una scelta scellerata che conferma come questa destra sia la più antimeridionalista della storia repubblicana», ha sottolineato il deputato del Pd, Marco Sarracino.
Annamaria Furlan, ex leader della Cisl e senatrice di Italia viva, ha parlato di una «scelta grave e miope, che colpisce proprio le fasce più fragili del mercato del lavoro e segnala, ancora una volta, l’assenza di una strategia seria per l’occupazione».

Di fronte alla levata di scudi delle opposizioni, il ministero del Lavoro guidato da Marina Elvira Calderone ha fatto trapelare l’intenzione di fare un correttivo attraverso gli emendamenti in parlamento, facendo intendere che gli interventi sono stati eliminati per questioni tecniche.
Al netto delle future correzioni, è la perfetta riproposizione di quanto accaduto in manovra con misure che uscivano dalla porta e rientravano dalla finestra. A testimonianza dell’assenza di una visione sul sostegno alle fasce più disagiate.
Vendetta Milleproroghe
Il provvedimento si annuncia come lo sfogatoio dei deputati, che sono stati espropriati da qualsiasi possibilità di modificare la blindata legge di Bilancio, limitandosi a proporre una sequenza di ordini del giorno, molti senza possibilità di copertura. Gli odg “onerosi” sono stati spartiti dai senatori che hanno elargito mancette fino all’ultimo centesimo.
Alla Camera, alla ripresa dei lavori, si profila dunque l’ennesimo assalto alla diligenza per provare a garantire qualche norma a favore di territori o lobby amiche, dato che il Milleproroghe è per sua natura un provvedimento omnibus, buono un po’ per tutto.

Intanto l’attuale versione del decreto ha scontentato varie categorie: «È incomprensibile che la proroga al 31 marzo prossimo per l’obbligo di polizza contro i rischi catastrofali sia circoscritta esclusivamente ad alcuni settori», prevedendo «un trattamento differenziato all’interno del sistema delle micro e piccole imprese», ha sostenuto la Cna sulle assicurazioni da sottoscrivere.
Anche le forze dell’ordine hanno manifestato la propria contrarietà per alcune norme contenute dal decreto, in particolare sulla rappresentatività sindacale: «Con un atto di inaudita gravità, adottato in stridente violazione delle disposizioni, il governo altera, o per meglio dire stravolge, i criteri stabiliti in sede di accordo negoziale», ha scritto in una nota il Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (Siulp).
Insomma, il ritorno in aula non si annuncia sereno.

A sintetizzare la questione è il deputato e segretario di +Europa, Riccardo Magi: «Il parlamento aprirà l’anno con una pioggia di decreti legge da esaminare, dal decreto Transizione 5.0 a quello sull’ex Ilva, passando per il Milleproroghe». L’andazzo resta quello di sempre: un governo che esercita il proprio strapotere.