La maggioranza cerca l’intesa su proporzionale con premio fino al 60%, nodo preferenze. Poi il confronto con l’opposizione

Giovanni Donzelli

(di Serena Riformato – repubblica.it) ROMA – È molto più di un buon proposito per l’anno nuovo: alla riapertura delle Camere, dopo l’Epifania, il centrodestra imprimerà uno sprint al dossier legge elettorale. Con l’intenzione di chiudere quanto prima il confronto all’interno della maggioranza e aprire quello con le opposizioni, già inasprite dalle ipotesi circolate senza che potessero toccare palla. «Prevediamo un’accelerazione alla ripresa, gennaio è il mese giusto per entrare nel vivo», garantisce Alessandro Battilocchio, deputato di Forza Italia che siede con il vicesegretario azzurro Stefano Benigni al tavolo di coalizione sul sistema di voto.

L’ultimo incontro con gli alleati – la questione è in mano a Giovanni Donzelli per FdI, Andrea Paganella e Roberto Calderoli per la Lega – si è tenuto ai primi di dicembre. Poi lo stop per il rush finale sulla legge di Bilancio. Dopo aver vagliato tre modelli in uno studio intitolato “Analisi sulla legge elettorale per il 2027”, un accordo di massima, nel centrodestra, è già stato raggiunto. La proposta si svilupperà intorno a un proporzionale con premio di maggioranza: del 55% dei seggi per chi ottiene almeno il 40% dei consensi, fino al 60% se la coalizione raggiunge il 45%. Questo lo scheletro. Restano però da sciogliere nodi di prima grandezza. Quattro principalmente. In testa: le preferenze, spinte da Giorgia Meloni ma indigeste alla Lega e a una parte di FI («Ci sarebbe il rischio di incidenti parlamentari con il voto segreto», si sibila tra gli alleati). E poi ancora: l’indicazione del candidato premier sulla scheda, idea accarezzata dai Fratelli e bocciata esplicitamente dal leader azzurro Antonio Tajani. La soglia di sbarramento definita al 3% per tutte le forze politiche dentro e fuori dalle coalizioni. E un’ultima questione tecnica: l’ampiezza dei collegi plurinominali, da confermare o rivedere alla luce dell’ultimo censimento.

Da questi punti riprenderà la trattativa. Senza l’ambizione di definire tutti i dettagli. «L’idea è arrivare a un testo base da portare in commissione e lì avviare un percorso di costruzione», spiega Benigni: «Sulle preferenze, per dire, si può anche intervenire in un secondo momento». L’urgenza è mettere i primi mattoni. Arrivare a una bozza. Perché il conto alla rovescia è iniziato: «Mancano circa 500 giorni alle elezioni del 2027», ragiona il capogruppo azzurro Maurizio Gasparri, convinto che l’iter non debba aspettare il referendum sulla giustizia di primavera: «Il Parlamento mica chiude nel frattempo». E per dirla con il deputato dem Federico Fornaro, esperto in materia, «per la legge elettorale vale la stessa regola del ciclismo: se la volata inizia troppo presto, si arriva alla fine senza fiato, ma pochi secondi di ritardo possono costare il traguardo».

Le opposizioni aspettano il testo e intanto storcono il naso sul metodo. «Sulle riforme abbiamo visto solo forzature, se avvieranno un confronto in maniera trasparente porteremo le nostre idee come facemmo all’inizio della legislatura, incontrando Meloni», dice Alessandro Alfieri, responsabile Riforme della segreteria Pd. Suggestione: un giro di consultazioni come quelle che la presidente del Consiglio fece sul premierato. Pur tirando dritto, alla fine, davanti alle obiezioni del centrosinistra. Sul modello di legge elettorale in progress, ce ne sono già tante: «A quel che trapela non c’è niente – commenta il senatore dem Dario Parrini – che possa rispondere allo scollamento tra elettori ed eletti».

Colucci (5S): “La maggioranza ci coinvolga, noi siamo per il ritorno al proporzionale”

“Il sistema di voto ora ci danneggia ma non gli permetteremo di cambiarlo per vincere. Sì alla governabilità, no a un premio troppo ampio”

Alfonso Colucci, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Costituzionali

Alfonso Colucci, notaio e deputato M5S, è l’uomo di fiducia di Giuseppe Conte quando si parla di regolamenti e codicilli. Ora ha in mano, per la forza politica, la partita sulla legge elettorale: «La maggioranza ci coinvolga, è grave che non l’abbia ancora fatto».

Il centrodestra lavora a un proporzionale con premio. Vi può piacere?

«Siamo da sempre a favore del proporzionale, ma un premio di maggioranza che addirittura arrivi ad assegnare il 60% dei seggi è troppo pesante. Mortificherebbe la rappresentatività».

Va abbassata la percentuale?

«In generale il premio serve a preservare la governabilità. Ma così alto rischia di alterare il risultato».

In ogni caso il Rosatellum va rivisto?

«È una legge elettorale scritta, a suo tempo, per creare uno svantaggio al M5S. Ma è la maggioranza a volerla cambiare, noi vogliamo incidere sulla riforma».

I partiti progressisti, questa volta uniti, potrebbero mettere in difficoltà il centrodestra nei collegi uninominali, con l’attuale sistema.

«Non abbiamo mai affrontato il tema sulla base della nostra convenienza. Ma una cosa è chiara: se pensano di cambiare le regole del gioco per vincere, oltretutto a fine legislatura, non glielo permetteremo».

Come si può essere a favore del proporzionale e allo stesso tempo immaginare un’alleanza dell’opposizione alle urne?

«Se la legge elettorale riconosce un premio di maggioranza è inevitabile che emergano logiche di coalizione».

Ognun per sé in campagna elettorale, insieme se si vince?

«No, io credo che ai cittadini italiani si debba presentare, prima del voto, un progetto che racconti come vogliamo cambiare l’Italia. La formulazione di un’alternativa chiara al governo Meloni sarà assolutamente necessaria».

Preferenze sì o no?

«Esamineremo il provvedimento nel complesso. Il cittadino ha il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti».

Indicazione del premier sulla scheda?

«Contrari. Contrasta con l’articolo 92 della Carta perché invaderebbe le prerogative del capo dello Stato. Sarebbe una sorta di editio minor del premierato».