“Schlein candidata? Se si faranno le primarie mi sembra naturale che lo sia. Ma al momento è un discorso prematuro”, dice l’ex ministro della Difesa

(Carmelo Caruso – ilfoglio.it) – Testardamente unitari significa dire la verità. Significa dire “basta” a Giuseppe Conte, “a posizioni il cui unico intento è mettere in difficoltà il Pd, l’alleato più grande”. La verità la dice Lorenzo Guerini, l’ex ministro della Difesa del Pd, il capo dei riformisti. Guerini, si può andare al governo con Conte che invita la Lega a togliere la firma dal decreto Ucraina? “Immaginare che un’alleanza possa ballare sulla politica estera, sulla Difesa, sull’idea d’Europa, significa non essere all’altezza di ciò che il momento storico richiede, indebolisce la nostra credibilità nella sfida al centrodestra per il governo del paese”. Cosa prova nel vedere Conte flirtare con Vannacci, il M5s presentare ordini del giorno contro le basi Nato in Italia? “Non è una novità. E mi lasci aggiungere un ‘purtroppo’. Prima o poi bisognerà giungere a una discussione responsabile anche nel centrosinistra su un tema così delicato e decisivo come la politica di difesa e sicurezza. Non farlo non risolve i problemi”. Il sindaco di Napoli, Manfredi, ha dichiarato che il Pd non è pronto a battere Meloni. Guerini, il Pd è pronto o no? “Non capisco perché porre la domanda solo al Pd. E’ un tema che riguarda l’alleanza, non solo noi. E’ stato importante unire le opposizioni ma non basta”. Servono le primarie? “Le primarie possono essere lo strumento per decidere la questione della leadership, non per risolvere le questioni politiche di un’alleanza”. Leggi anche:

E’ meglio ripetere che siamo “testardamente unitari”, come fa Elly Schlein, o dire con franchezza che il Pd non deve, e non può più, astenersi di fronte alle provocazioni del M5s su Kyiv, sulla Difesa? Con Guerini partiamo dal discorso di Sergio Mattarella, dalla frase “ripugnante chi nega la pace”. Gli chiedo se non sia ripugnante anche chi vuole abbandonare Kyiv, come consiglia il generale Vannacci, e l’ex ministro risponde: “Francamente non do alcun peso a ciò che dice Vannacci. Ringrazio invece, ancora una volta, il presidente Mattarella per le parole chiare a sostegno della pace e della verità. Anche con parole dure: quel ‘ripugnante’ è un giudizio politico e morale non negoziabile”. Il decreto Ucraina è stato approvato. Che decreto è? Dice Guerini: “E’ un decreto che nella sostanza, da quel che ho letto, alla fine conferma gli aiuti militari, con buona pace della Lega. Il balletto dei giorni precedenti la sua approvazione è stato la parodia di una seria discussione politica, ancora più grave perché fatto sulla testa di un popolo aggredito. Mentre la storia chiama alla responsabilità il centrodestra mandava in scena uno spettacolo non esaltante…”.

Domandiamo cosa accadrà, fra sessanta giorni, quando il decreto dovrà essere convertito in legge. Il M5s voterà “no” insieme a Claudio Borghi? Guerini risponde che “andrebbe chiesto a loro. Non so cosa farà il M5s. So di certo che il Pd voterà a favore della conversione del decreto, nonostante il desolante balletto del centrodestra di queste settimane: il sostegno all’Ucraina è molto più importante delle evidenti divisioni della maggioranza. E aggiungo che inviterei il governo a valutare attentamente la possibilità di accedere al meccanismo del Purl per sostenere l’Ucraina. Vogliamo tutti la pace per gli ucraini e mi auguro che il negoziato possa giungere a un risultato positivo, ma questo non deve comportare alcun indebolimento nel sostegno a Kyiv”. La notte della manovra, del voto finale, il Pd si è astenuto di fronte all’ordine del giorno di Conte. Era un ordine del giorno contro le spese di difesa. Sette deputati del Pd hanno deciso di dire “no” a Conte. Non era meglio dire “no” anziché scegliere l’astensione? Guerini difende la scelta dei sette colleghi e aggiunge: “Ho condiviso pienamente la scelta dei miei colleghi che hanno votato ‘no’. Anche perché, oltre a rappresentare una chiara posizione di merito, è anche il segnale di un metodo che non è accettabile: basta a posizioni il cui unico intento è provare a mettere in difficoltà l’alleato più grande. Credo sia il momento che tutti lo capiscano, se vogliamo vincere le prossime elezioni”.

L’ex ministro è convinto che alla fine la Lega voterà il decreto, che non si sfilerà. Alla domanda: sulle armi ci può essere una crisi di maggioranza? Guerini replica: “Ma figuriamoci, faranno un po’ di casino e poi si allineeranno. Come è avvenuto sul decreto. Non mi pare ci sia gran voglia da quelle parti di sacrifici per testimoniare una posizione politica”. Gli ricordiamo le parole del ministro Giorgetti, su marzo, e sulla possibilità di aumentare la spesa in difesa utilizzando i fondi europei. Guerini, attingerebbe al fondo Sure? Mi risponde: “Assolutamente sì. Anche perché, a differenza di quel che si è detto nei mesi scorsi, nell’attuale legge di Bilancio il governo non ha rifinanziato il fondo pluriennale per gli investimenti della difesa. Se non useranno Sure si rischia il blocco di programmi importanti. L’Italia rischia di indebolirsi ai tavoli con gli altri paesi sui programmi di cooperazione industriale indebolendo così il nostro sistema produttivo nella definizione del work share”.

Torniamo a parlare della fatica dell’alleanza con il M5s, della necessità di fare chiarezza in vista delle elezioni. Guerini non evade la questione, anzi, vuole che se ne parli, adesso: “Prima o poi questa discussione dovrà pagare un tributo alla ragione. Gli Stati Uniti sono sempre più disimpegnati nella solidarietà verso la sicurezza europea. Se non vogliamo un’Europa debole e insicura è necessario compiere scelte impegnative: sia sul piano degli investimenti che in quello dell’integrazione dei processi di pianificazione e di comando militare. Questa è la realtà e prima o poi tutti dovranno tornare a farci i conti. Io e molti altri siamo pronti: li aspettiamo con pazienza”. Meloni è riuscita a spiegare che la libertà ha un costo e ne ha fatto la sua bandiera. Perché la sinistra non riesce a fare suo questo concetto? Guerini rivendica il lavoro del Pd: “In realtà quel lavoro lo abbiamo fatto: quando siamo stati al governo, io per primo, e anche in questi tre anni all’opposizione. Abbiamo fatto nostro questo concetto. Sul sostegno all’Ucraina il Pd non ha mai vacillato. Certo, spiegarlo all’opinione pubblica può sembrare molto complicato. Ma va fatto, c’è molta più consapevolezza nelle persone del momento storico di quanto sembrerebbe esserci guardando ai social e alla politica che fa da cassa di risonanza a minoranze rumorose. Le persone aspirano ardentemente alla pace e sono consapevoli che per averla è necessario rilanciare una visione di dialogo nelle relazioni internazionali ma anche di non essere indifesi di fronte a chi vorrebbe far valere la legge della forza”. Continuiamo chiacchierando del programma di centrosinistra e Guerini utilizza la parola “affascinante”. E’ vero che il Pd, come ha dichiarato Manfredi sul Foglio, non è ancora pronto a battere Meloni? “A furia di ripetermi. Non capisco perché porre la domanda solo al Pd. E’ un tema che riguarda tutta l’alleanza, non solo noi. E’ stato importante unire le opposizioni ma non basta: ci vuole un progetto condiviso per il governo del paese, che metta in fila le priorità in una proposta credibile e nel contempo affascinante. Soprattutto verso i giovani, verso il futuro della nostra società: più giusta, più sicura, con più opportunità per tutti. E’ il contributo di idee che noi riformisti stiamo provando a dare all’interno del Pd. E’ il contrario della società ferma, bloccata, che non cresce. E’ la fotografia dell’Italia che la destra ci sta consegnando”.

Il Pd accelera. Andrea Orlando, sul Secolo XIX, chiede “la costruzione del programma” e un modo per coinvolgere la sindaca di Genova Silvia Salis. A Guerini interessa la natura dell’alleanza, il progetto. Serve il tavolo di coalizione al posto delle primarie? Risponde Guerini: “Sul progetto per l’Italia certamente sì. Tocca ai leader dei partiti del centrosinistra farlo senza indugi. Non serve un eterogeneo cartello elettorale, serve un grande progetto condiviso da proporre agli italiani”. Sarà Schlein la candidata del Pd? “Beh, se si faranno le primarie mi sembra naturale che lo sia. Ma al momento è un discorso prematuro per lei e per altri legittimi aspiranti candidati. Adesso si lavori all’alleanza nel senso in cui dicevo prima, prendiamo le cose nel giusto ordine”. Ci lasciamo discutendo del referendum sulla giustizia. Guerini, cosa voterà? “Ho già detto come voterò, soprattutto per due ragioni. La prima è che il governo e la maggioranza hanno negato ogni spazio di confronto in Parlamento sul merito della riforma, finendo per fare un favore a quei settori dell’opposizione che, allo stesso modo, avevano l’obiettivo di sottrarsi alla discussione. La seconda è che vedo rischi di creazione di una ‘categoria’ di pm autoreferenziali, che credo sia una potenziale direzione pericolosa. Come ha affermato Luciano Violante, il rischio che questa riforma non raggiunga lo scopo e aumenti il potere della magistratura requirente in cui il pm diventi un organo inquisitorio, è piuttosto consistente”. Guerini, è nato il guerinismo? “Il guerinismo ha bisogno di frasi lunghe. Ci proviamo?”. Ci proviamo.