Oltre 100 vip nelle carte di Bellavia, a processo un’ex dipendente dello studio. «Dati super sensibili». Tra i nomi Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann, Manfredi Catella, Bettino Craxi, Massimo D’Alema ed Ennio Doris. Il mistero sull’appunto del commercialista

(di Luigi Ferrarella – corriere.it) – È conosciuto non solo dai magistrati di mezza Italia, di cui è da decenni consulente in molte inchieste di criminalità economica, ma anche dai telespettatori di «Report», a forza di vederlo nella trasmissione di Rai3 che da anni (al pari di «100 Minuti» la scorsa stagione su La7) ricorre spesso al commercialista milanese Giangaetano Bellavia come «esperto» dei casi trattati.
Ora la Procura di Milano dispone il rinvio a giudizio con citazione diretta di una ex professionista dello studio, denunciata da Bellavia, per l’ipotesi di «accesso abusivo a sistema informatico» nella copiatura, tra il 18 giugno 2024 e il 25 settembre 2024, di «un milione di file costituenti il know how dello studio» Bellavia.
«È vicenda in realtà molto più complessa – replica il difensore della 42enne Valentina Varisco, Andrea Puccio -, la denuncia riporta una versione non aderente ai fatti e comunque incompleta se non si conoscono ulteriori eventi, di estremo rilievo, in una collaborazione quasi ventennale tra i due».
Bellavia invece accredita un nesso con il successivo lavorare della donna per due società di investigazioni. Ma proprio la parte lesa di questo «giallo» vede alimentato un altro «giallo» su cosa avesse in archivio, da 36 pagine senza firma, senza data, senza timbro di formale depositato in Procura, eppure finite nel fascicolo ufficiale: sono infatti scritte in prima persona da Bellavia per spiegare a un suo legale che i file «rubati», 1.323.953 pari a 910 giga, sarebbero «ad altissima sensibilità».
L’espressione non avrebbe senso se si trattasse solo del materiale ordinario di procedimenti giudiziari nei quali Bellavia svolse consulenze; sicché sembra evocare altri atti (come intercettazioni, brogliacci, conti bancari, perquisizioni) che, pur all’epoca facenti parte dei materiali consegnati dai pm a Bellavia per le consulenze, non necessariamente siano poi stati utilizzati dai pm nei processi, perché dati personali non penalmente rilevanti o riguardanti terzi.
Il misterioso appunto stila poi un «elenco sommario dei magistrati» corrispondenti a quelli degli «atti sottratti», 19 toghe tra cui due pm di fascicoli che per Bellavia erano all’epoca ancora segreti, a Milano e Catania. E un «sintetico esempio dei nomi risultanti dai file copiati»: Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann, Manfredi Catella, Bettino Craxi, Massimo D’Alema, Luigi Di Maio, Alberto Di Rubba, Lamberto Dini, Roberto Formigoni, Ennio Doris, Geronimo La Russa, Flavio Briatore, Luca Barbareschi, da Giuseppe Graviano, Irene Pivetti, Gianni Letta, Claudio Lotito, Cesare Previti e Giulio Tremonti. Un centinaio di nomi, che a volte parrebbero clienti del Bellavia-commercialista e a volte personaggi di vicende affrontate dal Bellavia-consulente di pm.
E non solo: in una (stavolta formale) integrazione di denuncia, Bellavia accenna che in un altro gruppo di file, datati sino al 2020 e a suo dire «rubati» da ignoti in hard disk dentro un armadio dello studio, potrebbero esserci anche carte sottopostegli nel tempo dalla redazione di «Report» per una valutazione, e poi magari non (o non tutte) usate in onda. Ma com’é finito agli atti quel promemoria senza firma, in cui Bellavia vanta anche sue «indagini tecniche» (registrazioni audio?) da cui asserisce la non sincerità di due dipendenti dello studio? Non si sa.
Il primo legale di Bellavia, Gianni Tizzoni, che mesi fa ha rinunciato all’incarico, esclude con certezza d’essere stato lui a metterlo agli atti. Bellavia (che nei mesi scorsi, secondo più fonti, per caldeggiare la propria vicenda ha cercato contatti in Procura presso esponenti dell’Ufficio diversi dalla pm titolare Paola Biondolillo) nulla dice sull’appunto, che tratteggia l’archivio di studio in modo forse non aderente all’obbligo di legge per i consulenti di non conservare le informazioni raccolte nel corso degli incarichi ricevuti dai pm, e di adottare misure per evitare indebite divulgazioni di dati.
E il suo nuovo legale di parte civile, Luca Ricci, conferma solo che, come riassume Puccio, «allo stato l’intenzione tra le parti è comunque cercare di adottare un approccio ispirato alla ragionevolezza, nell’ottica di arrivare ad un accordo transattivo tombale».