Ucraina, Zelensky a pezzi: lascia Andriy Yermak, il suo Richelieu. E tutto il cerchio magico crolla. Yermak infine si è dimesso e dice addio ai negoziati: “Andrò al fronte”. I media in patria: “La nave affonda”

(di Michela A.G. Iaccarino – ilfattoquotidiano.it) – Poco tempo fa aveva salda sotto gli occhi e tra le mani l’incrollabile solidarietà del mondo. Vicino aveva solo amici e alleati: in patria e all’estero. Oggi Zelensky, invece, ha intorno grossi scandali, ancor più imponenti dubbi e dilemmi, che domani e nei giorni a venire, probabilmente, diventeranno ancora più grandi. Se al fronte perde territori mentre avanzano i russi, nei corridoi dei suoi palazzi perde collaboratori. Il più fidato, il suo braccio destro e amico, quello che gli rimaneva accanto da ben prima che diventasse presidente, è rimasto travolto dalle indagini sulle tangenti da cento milioni di dollari sottratte agli appalti statali per il settore energetico: Andriy Yermak, il suo ormai ex capo di gabinetto, è andato via.
Molti, dal 2022, avevano imparato a considerare Yermak una specie di co-presidente; per altri, era diventato molto di più: se non onnipotente, il più potente tra i fedelissimi. Per la sua vertiginosa scalata il suo soprannome era diventato “cardinale verde”: la carica a sottolineare l’influenza conquistata sul presidente, il colore a ricordare la mimetica militare che indossa sempre. E che evidentemente continuerà a indossare: nel rassegnare le dimissioni, ha comunicato che raggiungerà il fronte, ma forse il suo nom de guerre non ricorderà più quello di un’eminenza potente. Nei faldoni delle indagini condotte dalla Nabu, Ufficio anti-corruzione ucraino, e dalla Sapo, Procura anti-corruzione, gli inquirenti gli avevano affibbiato il nome in codice di Ali Baba, quello dei Quaranta ladroni. Perché, riporta l’Ukrainska Pravda, con quel personaggio della favola persiana Yermak condivide le iniziali di nome e patronimico: Andriy Borysovych.
Quando sono arrivate le forze dell’ordine a perquisire casa sua qualche giorno fa, non gli hanno detto nemmeno cosa stessero cercando. E non è ancora del tutto chiaro in che maniera sia collegato alle indagini l’ex avvocato, ex produttore cinematografico, nominato capo dello staff del presidente nel 2020 per sostituire Andriy Bohdan. Ma è noto invece che da mesi i cerchi delle indagini hanno cominciato a stringersi intorno a suoi subordinati, uomini fidati e delfini. Il suo ex vice, Andriy Smyrnov, è stato accusato di riciclaggio e corruzione, oltre che di arricchimento illecito; in precedenza, accuse simili hanno raggiunto anche altri fedelissimi, Kyrylo Tymoshenko e Rostyslav Shurma. In questi anni di guerra, ricchi sono diventati i suoi ex soci. Uno più degli altri, Artem Kolyubayev: produttore cinematografico finito nel Consiglio per il sostegno statale al cinema, imprenditore che ha poi investito nell’immobiliare e anche nella produzione di droni.
Yermak non è l’unica spalla che Zelensky ha perso nelle ultime settimane: sono stati costretti a lasciare la poltrona, perché raggiunti dai segugi Nabu, anche il ministro della Giustizia Herman Halushchenko, e la titolare del dicastero dell’Energia, Svitlana Hrynchuk. Insieme, per gli inquirenti erano nella banda gestita da Timur Mindich, proprietario della società di produzione Kvartal 95: quella che ha reso Zelensky, nella sua prima vita, il comico più conosciuto in molti dei Paesi ex sovietici. Mindich, un altro vecchio amico del presidente, è scappato prima che riuscissero ad arrestarlo.
“La nave sta affondando?”, è una delle domande centrali che si pone il Kyiv Post, che ripercorre difficoltà e scandali attorno al presidente, che rischia adesso un simultaneo collasso dei fronti: militare, politico e diplomatico. Yermak non farà più parte della delegazione che presto incontrerà il team Repubblicano inviato da Trump per mettere fine al conflitto: Zelensky, che presto sceglierà anche un nuovo capo di gabinetto, l’ha già sostituito. “La sua monopolizzazione del potere ha suscitato critiche, sia all’interno dell’Ucraina sia dagli alleati occidentali”: del cardinale verde, che se ne va con la sua lunga ombra grigia, scrive così il quotidiano Politico. Nessuno, di Yermak, sentirà la mancanza. Forse, senza ammetterlo, solo Zelensky.
La guerra era persa fin dal primo minuto, anzi, prima ancora di cominciare, e questo lo sapeva chiunque si informasse fuori dalle fonti di informazioni inquinate del Grande Fratello uccidentale.
Chi si è ingenuamente fidato di severgnini e tutto il circo mediatico del pluralismo della disinformazione ormai dovrebbe comunque essersene reso conto (anche se è sempre difficile ammettere a se stessi di essersi fatti fregare).
Il governo ucraino è corrotto fino al midollo osseo, da sempre, ed è stato messo al potere proprio per questo motivo: se vuoi controllare una nazione è fondamentale mettere ai suoi vertici personaggi facilmente corruttibili e quindi ricattabili, in modo che quando te ne vuoi liberare ci metti un minuto.
Del resto se avessero messo alla guida dell’Ucraina persone oneste, poi come li avrebbero potuti convincere a trasformare il proprio popolo in un mercenario da mandare al macello al fronte contro una potenza militare molto più forte? E come avrebbero potuto costringerli a rifiutare le varie offerte di pace proposte dalla Russia nel tempo, a cominciare dalla prima, subito prima dell’inizio del conflitto, e dalla seconda, subito dopo l’inizio, per la quale erano già stati firmati i documenti a Istambul, prima che Boris (nome russo?) johnson arrivasse di persona a cancellarli?
Ora che la guerra è perduta irrimediabilmente, si cercherà di addossare la colpa al governo corrotto e a zelensky, utile comico, pu-pazzo, e rifarsi una mezza verginità, in un’Ucraina dimezzata.
Aggiungo che secondo me zelensky ha i giorni o le settimane contate, perchè ha visto e sentito troppe cose che nessuno deve sapere, e verrà fatto fuori, ma non dai russi, che avrebbero potuto ammazzarlo stile israele fin da subito, ma dai suoi mandanti, per i quali è ora soltanto un testimone scomodo.
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non mi meraviglierebbe trovare invinghiato in questo giro di corruzione ucraina qualche alto papavero europeo, si spiegherebbe tutto questo nervosismo
zeze, guardati le spalle (e le palle)
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E noi ci sveniamo per aiutare una banda l di ladri…. ahhh..va beh.. fra colleghi… si può fare!
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Gli Italiani per corruzione hanno poco da imparare dai malfattori ucraini. Infatti la corruzione è presente nel DNA di buona parte dei politici e loro affiliati, i cosiddetti colletti bianchi.
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In condizioni di crisi politica in Ucraina, non poteva non (ri) emergere Valerij Zaluzhnyj.
O meglio, non potevano non spingerlo rapidamente in primo piano gli inglesi. Ieri il The Sunday Telegraph ha pubblicato un articolo di questo Cicerone ucraino in prima pagina. E il titolo è appropriato, programmatico: «Come fermare Putin e costruire una Ucraina migliore».Rimarrete sorpresi, ma il «generale di ferro» (così lo presenta il giornale) in realtà loda la strategia della Russia adottata dal 2023: «Gli eventi del 2024, e soprattutto del 2025, mostrano quanto efficace sia stata questa strategia per la Russia nel raggiungere il suo obiettivo politico».Poi fa capire che la migliore opzione per l’Ucraina è concludere la pace senza raggiungere la «vittoria completa sulla Russia» (eh, ma cosa è successo?).
Ma per questo serve:
a) l’ingresso dell’Ucraina nella NATO,
b) il posizionamento di armi nucleari in Ucraina,
c) il dispiegamento di grandi forze armate capaci di contrastare la Russia.
Segue poi una conclusione davvero paradossale: «Tuttavia, al momento non se ne parla, e quindi probabilmente la guerra continuerà… In questa situazione l’obiettivo politico principale deve diventare privare la Russia della possibilità di compiere aggressioni contro l’Ucraina nel prossimo futuro»…Ehm, scusi??? Sembra che l’articolo sia stato scritto contemporaneamente da Zio Fëdor, Šarik e Matroskin. All’inizio qualcuno ha scritto che bisogna concludere la pace. E alla fine un certo «generale di ferro» ha inserito la frase «la guerra continuerà». Come si può conciliare la frase sulla guerra in corso con l’obiettivo di impedire «l’aggressione russa in futuro»??? E cosa si fa con il presente??? E come risponde questo alla domanda su come «fermare Putin e costruire una Ucraina migliore»???Dopo le dimissioni di Ermak gli inglesi hanno avuto un gran bisogno di tirare fuori l’uniforme da generale dalla naftalina…
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