La legge sdoppia le scuole per toghe, così come i Csm: l’Alta Corte avrà poteri enormi e i partiti potranno ancora manovrare i propri fedelissimi

(di Paolo Frosina – ilfattoquotidiano.it) – Separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura e sorteggio dei suoi membri togati, creazione di un’Alta Corte disciplinare per sanzionare le violazioni deontologiche dei magistrati al posto dello stesso Csm. Sono i tre pilastri della riforma costituzionale su cui il governo Meloni ha investito buona parte del proprio capitale politico, tanto da blindarla a un livello mai visto prima: la maggioranza l’ha ratificata per quattro volte in Parlamento senza cambiare una virgola rispetto alla versione licenziata dal Cdm, che è la stessa, quindi, su cui gli elettori si esprimeranno con il referendum.
Ieri i parlamentari di centrodestra hanno raccolto sia alla Camera sia al Senato le firme necessarie per chiedere la consultazione, proponendo due quesiti abrogativi diversi: mentre quello dei deputati è puramente tecnico (si limita a citare il titolo del disegno di legge) quello dei senatori è più “creativo” e arriva ad ammiccare alle buone ragioni del provvedimento. A valutare l’ammissibilità di entrambi sarà l’apposito Ufficio centrale in Cassazione. Il blitz per presentare un quesito “politico” è stato tentato da FdI anche a Montecitorio, ma è stato bloccato dagli uffici del presidente Lorenzo Fontana. In ogni caso, nel testo su cui si voterà non c’è scritto tutto ciò che cambierà con la riforma, anzi: buona parte delle previsioni dovranno essere realizzate da leggi ordinarie di attuazione, la partita più importante che si aprirà il giorno dopo l’ipotetica vittoria del Sì.
Carriere separate
Doppi concorsi per l’assunzione
Questo vale anche per la norma-bandiera sognata da Silvio Berlusconi, la separazione dei percorsi professionali di giudici e pm. La riforma si limita a introdurre in Costituzione il principio delle “distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”, che però dovrà essere tradotto in pratica dalle norme sull’ordinamento giudiziario. Ad esempio, quasi certamente il concorso per l’accesso in magistratura si sdoppierà – il governo ha accolto un ordine del giorno in questo senso del deputato di Forza Italia Enrico Costa –, ma sulla carta potrebbe anche rimanere unico, abolendo del tutto la possibilità di passare da una funzione all’altra (già ridotta al minimo).
Altra incognita: chi vince il concorso da pm potrà candidarsi successivamente anche a quello da giudice (o viceversa)? In teoria nulla lo vieterebbe, ma visto l’obiettivo dichiarato della maggioranza – superare la promiscuità tra i due ruoli – è possibile che questo percorso venga impedito dalle leggi attuative.
Formazione
Verso l’addio a studi e tirocini comuni
Scontato, invece, che cambierà la formazione dei futuri magistrati: attualmente i vincitori del concorso svolgono la prima parte di tirocinio sia in Procura sia nelle varie sezioni dei Tribunali, per conoscere le diverse funzioni in vista della scelta del primo incarico. Con la separazione questo non accadrà più: le due categorie impareranno due lavori diversi e non comunicanti. Incerto anche il destino della Scuola superiore della magistratura, l’ente che cura la formazione e l’aggiornamento professionale delle toghe: se non verrà sdoppiata, certamente subirà una profonda ristrutturazione.
Csm
Diventano due, però comanda sempre il “laico”
In base alla riforma, gli organi di autogoverno della magistratura diventeranno due, uno per le toghe giudicanti e uno per quelle requirenti, entrambi formalmente presieduti – come ora – dal capo dello Stato. Il numero dei componenti non è stabilito, ma la proporzione tra i membri “togati” e “laici” sarà identica: due terzi di magistrati, un terzo di professori o avvocati (l’attuale Csm unico ha trenta membri elettivi, venti togati e dieci laici).
In entrambi gli organi la vicepresidenza, cioè il governo di fatto dei lavori, continuerà a spettare a un laico.
Sorteggio
Rischia di essere solo un bluff dei partiti
A essere rivoluzionato, invece, è il metodo di selezione dei futuri Csm: i componenti magistrati non saranno più eletti dai colleghi ma selezionati tramite sorteggio. La legge non lo specifica, ma è quasi certo – lo ha detto lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio – che l’estrazione avverrà all’interno di una platea ristretta per anzianità: si parla delle toghe che abbiano ottenuto la quinta valutazione di professionalità, cioè con almeno vent’anni di carriera alle spalle.
La soluzione del sorteggio è storicamente invocata da una parte della politica (e anche da alcuni magistrati) per neutralizzare il potere delle correnti, i “partiti” della magistratura, venuto a galla con lo scandalo Palamara. In teoria la riforma lo prevede anche per i laici, ma di fatto è una truffa delle etichette: l’estrazione di avvocati e professori, infatti, avverrà nell’ambito di un elenco compilato dal Parlamento, di cui però non si specifica la consistenza numerica. La lista quindi potrà essere anche poco più ampia del numero di posti da coprire, o addirittura equivalente, permettendo alla politica – a differenza della magistratura – di continuare a scegliersi i propri rappresentanti.
Alta Corte
Nuovo organo per la funzione disciplinare
La funzione disciplinare nei confronti dei magistrati – sia giudici che pm – passa dal Csm a un nuovo organismo, l’ “Alta corte disciplinare”, composta da 15 giudici, sei laici e nove togati. Tra i primi, tre saranno nominati dal presidente della Repubblica tra accademici e avvocati d’esperienza, altri tre estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento secondo lo stesso metodo previsto per i due Consigli (quindi, di fatto, nominati).
I giudici disciplinari togati, invece, saranno “sei magistrati giudicanti e tre requirenti estratti a sorte, con almeno vent’anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità”, cioè di giudici o pm della Corte di Cassazione.
Ricorsi
Basta Cassazione, deciderà l’Alta Corte
Un punto delicatissimo della nuova disciplina riguarda i ricorsi: mentre ora le decisioni della Sezione disciplinare del Csm possono essere impugnate in Cassazione, contro le sentenze dell’Alta corte si potrà fare appello solo alla stessa Alta corte, che deciderà in secondo grado “senza la partecipazione dei componenti” che si sono espressi in primo. Insomma, un magistrato sospeso o radiato non potrà mai rivolgersi a un giudice indipendente per far riesaminare il suo caso, ma solo a un organo nominato per due quinti dalla politica. Una norma definita “particolarmente preoccupante” da Margaret Satterthwaite, relatrice speciale Onu sull’indipendenza dei giudici, nella lettera inviata nei giorni scorsi a Meloni chiedendo di riconsiderare il testo. Allarme, come tutti gli altri, inascoltato.
Buongiorno proprio ora sta parlando in “rassegna stampa” ..un tizio del Gornale!
Che trasmissione …veramente un vagone di m….a!
Ecco l’informazione pilotata…e il gregge abbocca!
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