L’ex sindaca di Torino è intervenuta per ampliare la conversazione sullo scarso radicamento del Movimento sul territorio: dal suo punto di vista vanno riconsiderate sia le priorità interne al partito, sia l’opportunità di consolidare il rapporto con il Pd

Chiara Appendino è stata sindaca di Torino e oggi è numero due di Giuseppe Conte

(Lisa Di Giuseppe – editorialedomani.it) – Chiara Appendino ha minacciato le proprie dimissioni all’assemblea dei gruppi andata in scena martedì sera per commentare l’esito delle regionali in Toscana. La vicepresidente del Movimento 5 stelle ha messo sul piatto il passo indietro dopo che, riferiscono fonti che hanno assistito allo scambio, «il clima verteva nell’autoassolutorio». 

Il M5s ha portato a casa appena il 4,4 per cento dei voti, meno del 7 per cento raccolto nel 2020 e molto meno del 15 per cento del 2015. Entrambe le volte precedenti i Cinque stelle correvano da soli: in quest’occasione, i pentastellati avevano accettato obtorto collo un’alleanza con il Pd e i centristi. L’elettorato sul territorio non ha apprezzato: una parte minima degli iscritti ha dato il proprio via libera a sostenere Eugenio Giani, molto pochi si sono poi effettivamente recati alle urne. Come nelle Marche, l’impressione è quella che il voto sia defluito verso l’astensione, o ancora – vista l’inclinazione degli attivisti Cinque stelle sul territorio – verso la candidata di Potere al popolo Antonella Bundu. 

Le discussioni

Per Appendino la giornata si articolerà in una serie di incontri con i big per discutere le prossime mosse. La vicepresidente chiede che venga ridiscusso sia il versante interno, con una riconsiderazione delle priorità da tenere sui temi identitari, sia quello esterno, visto che l’alleanza nel campo progressista non sembra portare un beneficio tangibile al Movimento 5 stelle.

Anche perché, il prossimo appuntamento è cruciale per i Cinque stelle, che vedranno correre in Campania uno dei volti più noti dei Cinque stelle, Roberto Fico: portare a casa una buona performance anche a livello di lista (anche se come paracadute c’è sempre la lista personale dell’ex presidente della Camera).