Relazione della leghista Stefani: conflitto d’attribuzione in base al precedente di Renzi. “L’utilizzo di email e registrazioni contra legem”

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Un blitz tentato. E una corsa contro il tempo: bloccare tutto prima della prossima udienza del 17 ottobre a Milano. Sollevando un conflitto di attribuzioni alla Corte costituzionale contro la Procura di Milano per l’utilizzo di email e registrazioni senza l’autorizzazione parlamentare.

L’obiettivo della maggioranza sulla ministra del Turismo Daniela Santanchè – indagata a Milano con l’accusa di truffa ai danni dello Stato per l’utilizzo della cassa Covid per i dipendenti di Visibilia – è emerso ieri a pranzo in Giunta per le immunità del Senato. Dopo la relazione di maggioranza della senatrice leghista Erika Stefani, che ha proposto di sollevare conflitto di attribuzione contro i pm lombardi, la maggioranza – soprattutto su spinta di Fratelli d’Italia – ha tentato una mossa inusuale: votare subito senza permettere agli altri senatori della Giunta di analizzare la relazione. Tentativo bloccato dalle opposizioni.

L’imperativo, comunque, è fare presto: il voto in Giunta arriverà martedì prossimo e in aula l’obiettivo è fare lo stesso entro inizio ottobre. Prima dell’udienza del 17, così da bloccare tutta la fase dell’udienza preliminare e impedire la possibile decisione sul rinvio a giudizio che, come hanno spiegato più volte i vertici di Fratelli d’Italia, porterebbe alle sue dimissioni da ministra del Turismo.

Ieri, nella seconda seduta della Giunta che si è occupata della vicenda Santanchè, la leghista Stefani ha letto la relazione per chiedere di sollevare conflitto di attribuzione contro i pm di Milano facendo riferimento ad alcune email e registrazioni che la riguardano fatte da privati. Nel documento, che il Fatto ha letto, Stefani spiega che la richiesta di autorizzazione alla Camera competente “è necessaria e va richiesta prima di eseguire un provvedimento di intercettazione o sequestro di corrispondenza nei confronti di un parlamentare”. In particolare, la relatrice Stefani, per sostenere la sua tesi, si appoggia al precedente della sentenza della Corte costituzionale del 2023 che aveva accolto il conflitto di attribuzione promosso dal Senato sull’inchiesta Open che riguardava Matteo Renzi e l’uso delle chat da considerare come “corrispondenza” e quindi da autorizzare prima dal Senato. Sull’utilizzo delle email, la leghista spiega che se “l’acquisizione dei dati esteriori di comunicazioni già avvenute” (cioè i tabulati telefonici) deve rientrare nelle tutele degli articoli 15 e 68 della Costituzione, “è impensabile che non ne fruisca, invece, il sequestro di messaggi elettronici, anche se già recapitati al destinatario”. Un discorso che, secondo la relatrice, vale a maggior ragione per le registrazioni fatte da terzi che devono essere considerate come intercettazioni “in senso ampio” e quindi devono essere sottoposte all’autorizzazione del Parlamento. “Non può non intendersi configurabile come intercettazione di conversazioni, nell’accezione posta dalla norma costituzionale, una registrazione effettuata in modo occulto da un privato che carpisca brani di conversazione di un parlamentare”, scrive Stefani. La leghista arriva al paradosso secondo cui se la polizia giudiziaria non potrebbe mai “registrare di nascosto un parlamentare e poi impiegare quella conversazione in sede penale senza autorizzazione della Camera”, lo stesso deve valere anche per una registrazione fatta da un privato. L’utilizzo di queste email e registrazioni, dunque, viene definito contra legem e gli investigatori avrebbero dovuto estrarre tutto e chiedere l’autorizzazione. Da qui la richiesta di sollevare conflitto di attribuzione.

Dopo la relazione, è intervenuto il forzista Adriano Paroli che ha condiviso il discorso di Stefani e i meloniani hanno proposto di metterla subito ai voti. Niente da fare, rinviato a martedì. L’obiettivo è votare in aula entro inizio ottobre per far sì che il conflitto venga sollevato prima del 17, data della prossima udienza. La destra ha la maggioranza ed è scontato che questo sarà il risultato finale con la conseguenza di bloccare l’indagine per mesi e permettere a Santanchè di restare al suo posto. Non è chiaro cosa farà Italia Viva, ma potrebbe astenersi. “Assistiamo all’orrendo spettacolo della protezione politica, al sistema di potere che si compatta e corre usando le istituzioni per blindare sè stesso”, dice la senatrice M5S Ketty Damante.