L’effetto sull’Italia. “Clima d’odio”. Un post di Osa allarma Meloni. Piantedosi ai prefetti: “Riconsiderare i livelli”

(di Vincenzo Bisbiglia – ilfattoquotidiano.it) – Valutare il prima possibile un incremento dei livelli di protezione verso gli esponenti di governo con “maggiore esposizione mediatica” e in base alla “delicatezza dell’incarico”. Ha il carattere dell’urgenza la circolare diffusa ieri pomeriggio dal Viminale, e firmata dal ministro Matteo Piantedosi, all’indirizzo delle principali prefetture italiane, prima fra tutte quella di Roma.

Il provvedimento arriva a nemmeno 24 ore dal post su Instagram che giovedì sera ha scandalizzato la premier Giorgia Meloni, fino a farla sentire chiamata in causa: una foto di Charlie Kirk – l’attivista americano di estrema destra ucciso da un colpo di fucile mercoledì durante un dibattito alla Utah Valley University – messa a testa in giù e un grande “-1” in rosso sul volto. Il post, accompagnato dalla frase “a buon intenditor poche parole, oggi è un giorno meno buio” è stato pubblicato dal profilo di Osa Nazionale, un gruppo studentesco di estrema sinistra. Meloni, che l’ha rilanciato su Twitter, ha commentato: “Questi sono i sedicenti antifascisti. Questo è il clima, ormai, anche in Italia. Nessuno dirà nulla, e allora lo faccio io. Non ci facciamo intimidire”.

Dalle parole ai fatti, dunque. È possibile che Meloni e Piantedosi si siano sentiti nella mattinata di ieri. Così “in considerazione del clima di tensione che si sta registrando nel Paese e nel contesto internazionale” e in relazione alle “ricorrenti minacce rivolte nei confronti di alcuni esponenti istituzionali” ieri il titolare del Viminale ha chiesto ai prefetti e ai questori di valutare, caso per caso, un possibile aumento dei livelli di protezione. I nomi interessati, pur non specificati nella circolare, sono quelli della premier Giorgia Meloni e dei vicepremier (e ministri) Antonio Tajani e Matteo Salvini, ma anche dei ministri Guido Crosetto (molto attivo sui social) e dello stesso Piantedosi. E considerando che quella che è considerata l’ennesima “minaccia” è arrivata da un gruppo studentesco, potrebbero essere inseriti in questa istruttoria anche Anna Maria Bernini titolare del Dicastero all’Università e Ricerca, e Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione.

Ma come funziona? A Roma e nelle prefetture di residenza dei politici attenzionati nei prossimi giorni saranno convocati i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza. Qui i questori porteranno sul tavolo i report delle Digos e della Polizia postale circa le attività “ostili” relative ai presunti target e al carattere delle minacce social. Certo, poi bisognerà capire come e quanto elevare il livello di protezione, in termini di unità di scorta e di mezzi a supporto. Meloni, ad esempio, è già al massimo. Situazione simile per profili come Salvini e Crosetto, da tempo immemore oggetto di minacce e intimidazioni. Si è tenuta invece mercoledì una riunione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica in cui si è parlato di rafforzare la tutela ai target legati al mondo ebraico.

Certo, se esiste un “clima di tensione”, alcuni esponenti del centrodestra, anche di governo, non fanno nulla per abbassare i toni. È il caso di Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, che ieri durante un evento ha parlato di “ragionamenti che si sentivano ai tempi di Sergio Ramelli e delle Brigate rosse”. Ciriani ha prodotto tre riferimenti per giustificare la sua uscita: alla pentastellata Alessandra Maiorino, che alla Camera ha paragonato Tajani “agli influencer prezzolati dalla propaganda israeliana”; a Italia Viva, che ha criticato il viaggio di Meloni a New York con sua figlia; e al matematico Piergiorgio Odifreddi che a La7 ha affermato che “sparare a Luther King o Trump non è la stessa cosa”, per le politiche pro-armi di Trump e dello stesso Kirk.

L’uscita di Ciriani e il riferimento (unilaterale) agli Anni di piombo hanno alimentato ancora di più la polemica. “Delirio vittimista della destra”, secondo Riccardo Magi di Più Europa, mentre Raffaella Paita, senatrice di Italia Viva, annuncia di aver scritto al presidente del Senato, Ignazio La Russa. Ancora una volta, un brutto clima.