Il presidente uscente della Campania prepara l’accoglienza a Roberto Fico incollando alla poltrona i suoi fedelissimi in settori chiave

(di Ilaria Proietti – ilfattoquotidiano.it) – Cinquantanove promozioni in un solo giorno diventate ufficiali giusto ieri. E poi la valanga di conferme e promozioni precedenti per blindare i suoi uomini (e le sue donne) in posti chiave, nella sanità come nel settore dei rifiuti, dalle società partecipate alla gestione dei fondi europei e poi le opere pubbliche, le autorizzazioni ambientali e tutto quanto il resto in un lungo rosario di incarichi dirigenziali disposti per decreto del presidente: Vincenzo De Luca non fa prigionieri e firma – eccome se firma – nomine con la mitraglietta in modo che la Campania resti a lungo a sua immagine nonostante l’addio si avvicini. Lasciando a bocca asciutta il prossimo inquilino di Palazzo Santa Lucia che – magra consolazione – potrà sempre dire, se non tocca palla, è colpa di don Vicienzo. Che intanto ancora se la comanda.
A suon di poltrone conferite, 86 da giugno che, se si esclude la sosta di agosto, fa record. Come l’infornata registrata il 4 settembre: 59 nomine che hanno premiato chi ha servito la giunta attuale e che per la bellezza di tre anni resterà a occupare posti chiave. Come Michele Testa nominato dirigente del settore investimenti Pnrr. O i due avvocati di stretta fiducia del governatore Massimo Consoli e Fabrizio Niceforo, piazzati come dirigenti rispettivamente del contenzioso amministrativo e di quello civile dell’Ufficio speciale dell’Avvocatura regionale. E poi Anna Giorgi Rossi all’Audit, Rosa Maria ai Fondi strutturali europei, Roberta Cavalli ai Fondi strutturali nazionali, Pasquale Chiodi alla centrale acquisti e gare, cuore pulsante dell’ufficio appalti. E ancora. Mario D’Adamo alle società partecipate dalla regione, Mario Monsurrò all’ufficio sicurezza e immigrazione, Claudia Campobasso alla Protezione civile, Sergio Caiazzo al demanio e patrimonio, Roberta Santaniello ora nominata dirigente del settore opere pubbliche e interventi strategici. Un elenco lunghissimo.
Che si può declinare fior da fiore anche per settori specifici: Vincenzo Barbuto nominato dirigente nel settore strategico delle valutazioni ambientali, Angelo Ferraro in quello altrettanto centrale dei rifiuti e delle bonifiche, mentre Mario Bruno (fin qui membro della struttura di missione preposta al programma straordinario per la rimozione delle ecoballe in Campania) si è visto riconoscere il ruolo di dirigente delle settore infrazioni comunitarie e impiantistica regionale. Altro pezzo da novanta della gestione dei rifiuti, Luca Scirman ha invece incassato la nomina ma nel settore depurazione. Poi c’è la sanità: De Luca ha nominato Gaetano Patrone al controllo di gestione del sistema sanitario regionale, Annamaria Ferriero (che si era candidata alle elezioni nella lista del presidente) all’assistenza ospedaliera, Ugo Trama si è aggiudicato la dirigenza del settore accreditamento.
E qui va aperta una parentesi: la consigliera regionale Maria Muscarà (ex M5S) ha denunciato pure tutte le manovre di fine legislatura per stabilizzare i comandati nelle segreterie politiche e attribuire laute indennità a chi non ne avrebbe diritto, ma ha richiamato soprattutto l’attenzione sugli incarichi con cui De Luca sembra aver premiato alcuni dirigenti in particolare, come quelli del settore rifiuti finiti nell’inchiesta della Procura di Potenza sui rifiuti campani mandati in Tunisia e quelli dell’Unità di crisi istituita durante il Covid finita nel mirino della Corte dei Conti per l’affare delle smart card vaccinali.
Va detto che sulla sanità, oltre all’infornata di dirigenti, la giunta ne aveva fatta anche un’altra con la nomina, a giugno, di un piccolo esercito di manager nelle strutture sanitarie regionali. Un blitz che non era passato inosservato per la tempistica: nelle stesse ore in cui il Senato chiudeva definitivamente all’ipotesi del terzo mandato erano stati nominati i Direttori Generali di 15 Asl senza dimenticare le Aziende Ospedaliere, degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). Che più? Le due deluchiane doc Giusy Fiore e Veronica Mondany Morelli, indicate nei consorzi di bonifica del Sele e di Paestum. E tutto il resto tra nomine in Fondazioni, Osservatori. E Teatri come il San Carlo, dove De Luca ha nominato Riccardo Realfonzo, dal 2017 coordinatore dell’Organismo di Valutazione della Regione.
“Noi per il rinnovamento senza furia iconoclasta”
(cit. del prof. dott. presid. Giuseppe Conte sul nuovo corso in Campania targato fu movimento e rassicurante per il presidente uscente).
E niente, il signor De Luca lo ha preso in parola e ha tappezzato ogni ambiente con 86 immagini sacre per il suo credo.
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GIOVANNI LOCHE: “Sanità al collasso, emergenze ambientali irrisolte, condanne per danno erariale, scelte politiche controverse: dopo un decennio al potere, Vincenzo De Luca è nel mirino non solo dell’opinione pubblica ma anche della cultura democratica campana. 34 intellettuali, da Isaia Sales a Aurelio Musi, firmano un appello durissimo a Schlein e Conte: “Mai più alleanze con il ras di Palazzo Santa Lucia”. Un atto d’accusa che suona come il requiem politico di un’era.
Dieci anni di governo, due mandati consecutivi, decine di conferenze stampa fiume, un lessico da tribuno e una narrazione costruita come un monumento all’efficienza. Ma oggi, al termine del lungo regno di Vincenzo De Luca, il volto vero della Campania amministrata non è quello raccontato dal suo eloquio caustico: è piuttosto un mosaico fatto di sanità in affanno, sentenze della Corte dei Conti, emergenze ambientali dimenticate e decisioni politiche discutibili che minano la credibilità della Regione. Un bilancio impietoso, ben lontano dal mito del “governatore del fare”.
La fotografia più drammatica riguarda la sanità, dove il sistema campano resta tra i peggiori in Italia per tempi d’attesa, accessibilità e qualità percepita dai cittadini. Negli ultimi mesi, le accuse sono arrivate non solo dall’opposizione politica, ma anche da autorevoli esponenti del mondo scientifico. Tra questi l’infettivologo Matteo Bassetti, che ha apertamente stigmatizzato l’atteggiamento del presidente, reo di scaricare sul ministro della Salute le proprie responsabilità: “Mi pare pretestuoso quello che fa De Luca che scarica le colpe su Schillaci quando le cose non funzionano nella tua regione”, ha dichiarato senza mezzi termini Bassetti.
A peggiorare il quadro ci sono i tagli ai punti nascita, la carenza cronica di personale nei pronto soccorso e la chiusura di strutture sanitarie in aree già svantaggiate. La Regione lamenta da anni un sottofinanziamento strutturale, ma i dati ufficiali parlano di un sistema che continua a perdere efficienza e credibilità, anche a causa di scelte gestionali poco trasparenti e spesso improvvisate.
Non è solo la sanità a oscurare l’eredità di De Luca. Le aule della Corte dei Conti e della magistratura hanno più volte ospitato il suo nome. Ultimo in ordine cronologico il caso del danno erariale per la nomina, quando era sindaco di Salerno, di quattro vigili urbani promossi illegittimamente a dirigenti, nonché per la creazione della smart card anti-Covid regionale, un progetto bocciato come inutile e costoso. In entrambi i casi, la Regione è stata condannata al risarcimento per centinaia di migliaia di euro.
De Luca è stato più volte coinvolto in procedimenti per abuso d’ufficio, falso e turbativa d’asta, tra cui il controverso progetto edilizio del Crescent a Salerno, simbolo architettonico del potere espansivo del presidente. Anche in presenza di assoluzioni, le vicende giudiziarie hanno contribuito a consolidare un clima opaco, che stride con la retorica del decisionismo virtuoso.
Tra le eredità più pesanti resta l’emergenza ambientale della Terra dei Fuochi, simbolo di inquinamento industriale e roghi tossici che devastano da decenni il territorio tra Napoli e Caserta. A fronte di denunce scientifiche, studi epidemiologici e allarmi continui da parte di Legambiente e associazioni mediche, la risposta istituzionale della Regione è stata inconcludente. Nessuna bonifica strutturale, nessuna tracciabilità trasparente dei flussi di rifiuti, e soprattutto nessuna inversione di tendenza nei dati sanitari su tumori e patologie croniche nella popolazione residente.
Di fronte a questo quadro, 34 intellettuali hanno scritto alla Schlein e a Conte di non stipulare un accordo elettorale col “cacicco”. “Un ricatto permanente… Avete preso a bordo un nemico giurato della vostra stessa visione. Una scelta che ridà a De Luca una centralità politica che ormai non gli appartiene più.”
Non mancano le decisioni amministrative controverse, come lo scioglimento dell’Arsan, agenzia sanitaria regionale accusata di clientelismo e sprechi, ma anche unica struttura di monitoraggio sanitario indipendente. Dopo dieci anni al vertice, l’immagine di Vincenzo De Luca come uomo solo al comando appare sempre più incrinata. Dietro la maschera del comunicatore instancabile e del risolutore “di ferro”, si intravede una Regione stremata, dove le vere urgenze – salute, ambiente, giovani, lavoro – restano spesso sullo sfondo rispetto alla propaganda.
La Campania che avrebbe dovuto essere laboratorio di modernità e legalità, si ritrova oggi impantanata nei suoi mali cronici, senza una visione di rilancio concreta e con una guida sempre più isolata e autoreferenziale. La fine dell’era De Luca non sarà solo una questione elettorale: sarà soprattutto una resa dei conti con la realtà. E con un’intera generazione che ha creduto in un cambiamento mai davvero arrivato.”
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Auguriamo al nostro Roberto…buon lavoro….!!!
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Ovviamente “‘o Re” non cede volentieri la rorona e si è candidato a Governatore per la terza volta, contro le regole dello statuto interno del Pd che vietano più di 2 candidature, regola peraltro già violata in passato e non solo dal Pd (vedi Formigoni in Lombardia, centrodestra prima Cl, poi Pdl: presidente per 4 mandati consecutivi (1995–2013) o Vasco Errani (centrosinistra). Primo mandato: 1999–2000 (succedette a Bersani dimessosi). Secondo mandato: 2000–2005. Terzo mandato: 2005–2010. Quarto mandato: 2010–2014, interrotto per dimissioni. In pratica Errani è stato presidente per tre volte e oltre, quasi 4 mandati completi. Questo per dire quanto destra e sinistra se ne sbattono anche delle regole che pongono a sé stessi, ma il cittadino se sgarra va punito, il politico no, ci guadagna.
Come si vede il Pd fa le leggi e poi le calpesta. La destra pure. Per dirla come Cicerone “”In re publica omnia fas est.” In politica ogni cosa fa capo a sé.
Dunque De Luca può appoggiarsi a dei precedenti, perché, quando qualche politico viola la legge e pure la Consulta lo censura, le cose non cambiano e il titolo se lo tiene. Zaia nel Veneto sta tentando la stessa cosa. Basterebbe solo che la legge fosse uguale per tutti (articolo 3 della Costituzione) perché le cose andrebbero un pelino meglio, ma in politica il meglio ormai è morto e puzza.
Comunque, per salvaguardarsi il futuro, De Luca il 5 novembre dello scorso anno ha fatto approvare al suo Consiglio regionale un provvedimento che approva la possibilità di un terzo mandato. Anche il PD locale ha votato a favore, contravvenendo alle indicazioni della segretaria Elly Schlein, che ormai, lo hanno capito tutti, serve solo all’armocromia. Bellissima la coerenza interna!! Nonostante ciò, la linea del PD a leivello centrale è rimasta immutata: non sarà De Luca il candidato della coalizione di centrosinista.
Lo scontro è aperto. L’attuale Presidente non nasconde le sue ambizioni: vuole una terza candidatura, dopo il plebiscito di consensi della passata tornata. La coalizione a sua sostegno è però tutta da formare. Il M5S prova a inserirsi, inserendo nel dibattito un nome di peso: l’ex Presidente della Camera Roberto Fico. Non ha mai fatto nulla di notevole nella sua vita a parte il titolo di Presidente della Camera, piovutogli dal cielo per grazia ricevuta e non ha certo la verve comica escoppiettante di de Luca (pare piuttosto un pesce bollito davanti a un caimano) ma tant’è!
Dunque, per mettere le mani avanti, de Luca ha fatto la bellezza di 86 nomine tra i suoi fedelissimi così che, chiunque sarà eletto al posto suo, si troverà accerchiato da persone di De Luca.
De Luca governa la Campania da dieci anni.
Nel 2015 fu eletto Presidente con circa il 41 % dei voti, contro il 38 % del presidente uscente Stefano Caldoro
Nel 2020: rieletto con un netto successo: 69,48 % di consensi, lasciando Caldoro al secondo posto con ampio distacco.
Ha sistemato in politica anche i due figli:
Piero de Luca: Deputato del Partito Democratico alla Camera, eletto nel 2018 e riconfermato nel 2022 e coordinatore nazionale dell’area “Energia Popolare” del PD
Roberto De Luca, Ha ricoperto ruoli nella segreteria regionale del PD in Campania, e nel 2025 si è candidato come segretario regionale del PD Campania, capogruppo in commissione per le questioni regionali alla Camera.
Tuttavia, nei sondaggi più recenti relativi alla futura competizione (senza De Luca), il quadro favorevole per il centrosinistra emerge chiaramente:
Un sondaggio Winpoll – Youtrend (marzo 2025) mostra un “campo largo” (PD, M5S, Verdi ecc.) avanti con 56,6%, rispetto al 35,6% del centrodestra
Un altro sondaggio sempre su Campania indica la coalizione di centrosinistra al 48,7%, contro il 37% del centrodestra.
Speriamo che il Cielo favorisca gli interessi della Campania! Sennò può sempre fare la fine di Pompei.
Saputo delle scelte del Pd su Fico, De Luca ha commentato.
“Un applauso alla segreteria cafona del PD che a reti unificate ieri ha incoronato Roberto_Fico candidato alla Regione Campania. Io? Non ne so niente, ma tanti auguri… e anche condoglianze.”
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Mi chiedo: se si può procedere a nomine così, ad catzum, senza che ci fossero scadenze o altre impellenti motivazioni, lo potrà fare pure Fico, no?
Vorrò vedere se gli metteranno i bastoni tra le ruote pur di perpetuare il regno…
E non è detto che non li “conquisti” allo stile 5s…mmmh🤔 partendo da quell'”impronta”, pare difficile eh?
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