
(ANSA) – Dopo le controverse battute sulla Russia di Vladimir Putin, Woody Allen è tornato a far parlare di sé per aver elogiato il presidente Donald Trump, quanto meno nel suo ruolo di attore.
“Sono uno dei pochi che può dire di aver diretto Trump e se volesse recitare di nuovo per me sono convinto che farei meraviglie”, ha detto il regista con cui l’allora tycoon aveva recitato in un breve ruolo del film del 1998 Celebrity.
Woody, che ha detto di aver votato per Kamala Harris alle ultime elezioni, ha avuto parole di lode per Trump durante il podcast Club Random del comico Bill Maher. “C stato un piacere lavorare con lui. È un ottimo attore, molto gentile e che sta al suo posto. Ha fatto tutto correttamente”.
Il regista si è detto sorpreso che Trump abbia poi deciso di entrare in politica: “La politica è solo un mal di capo, decisioni critiche e agonia. Questo era un uomo che vedevo alle partite di basket” Ma se ora, dopo esser tornato alla Casa Bianca, il presidente volesse di nuovo recitare con lui “penso che farei meraviglie”, ha aggiunto.
Trump, che ha postato il link alle dichiarazioni di Allen sui suoi profili social, interpretò brevemente se stesso in una scena di Celebrity in cui viene intervistato da una giornalista mondana sui suoi ultimi progetti immobiliari.
In un raro momento di autoironia, l’allora costruttore risponde alla reporter: “Sto lavorando per comprare la Cattedrale di San Patrizio. Magari per fare un piccolo lavoro di demolizione e costruire un edificio molto, molto alto e bellissimo”.
Nei giorni scorsi Woody aveva fatto discutere per un video-collegamento al festival internazionale del cinema di Mosca in cui, pur dicendosi contro la guerra in Ucraina, aveva sostenuto che tagliare i legami artistici con la Russia di Putin è stato un errore.
Oh, ma così è troppo facile.
Provate questo:
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Giancarlo Selmi
IL DEBITO USA E I BRICS
Di Giancarlo Selmi
Gli USA hanno un debito pubblico che quasi raggiunge i 40.000 miliardi di dollari.
Il 33% di quel debito è un mano a stati esteri (Cina circa 1.000, ma qualcuno dice l’8%, India circa 280, Brasile circa 200). E questo è il debito federale.
Però a questo debito federale vanno aggiunti i debiti sovrani dei singoli stati, spesso consolidati attraverso l’emissione di bond. E, attenzione, va aggiunto un altro debito “de facto” che è quello rappresentato dalle migliaia di miliardi di dollari che girano per il mondo e che fanno parte delle riserve valutarie di molti paesi e in pancia alla maggioranza delle banche mondiali.
Gli USA hanno approfittato della considerazione del dollaro quale riconosciuta e usata divisa di riferimento nei pagamenti delle materie prime e negli scambi commerciali, oltre che divisa di riferimento del Swift, per tenere a galla la propria economia.
Quando hanno avuto problemi, li hanno risolti stampando moneta. Gli aiuti alle imprese americane, soprattutto agricole, sono sempre esistiti e ingrassati dalla stampa di moneta. Perfino gli aiuti previsti per il COVID, miliardi di dollari, furono dovuti a stampa di moneta ex novo.
Il dollaro dai tempi di Nixon e Bretton Woods, non è più convertibile (Nixon volle finanziare così la guerra in Vietnam) e gli USA non dispongono di riserve auree capaci di pagare la enorme circolazione della moneta americana.
Immaginiamo per un attimo se oltre tre miliardi di persone, la metà degli abitanti del pianeta, si mettesse d’accordo per usare sistemi di scambio alternativi al Swift e al dollaro. Cosa avverrebbe? Immaginiamo per un attimo se i competitor degli USA, a cominciare dall’India, oggetto delle minacce trumpiane di questi giorni, vendessero i bond americani e si liberassero dei dollari, cosa avverrebbe?
L’economia americana esploderebbe in tre secondi. Gli USA andrebbero in default. Lo stile di vita al quale sono abituati gli americani, scomparirebbe.
Gli americani sono terrorizzati dai BRICS e da qualunque forma associativa alternativa al loro sistema di controllo della economia mondiale basato sul dollaro.
La riunione svoltasi in Cina, la dichiarata tendenza a una visione del mondo multipolare, espressa da Cina, India e Russia, è per gli USA un vero e proprio incubo. E non saranno certo le “trovate” e i dazi di Trump ad alleggerire il sonno. Che, anzi, dalle trovate di Trump verrà reso ancora più terrificante.
L’economia americana è un gigante con i piedi di argilla
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IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE: HYBRIS – Viviana Vivarelli
Es. “L’hybris di Trump si abbate sul mondo”
L’hybris è un concetto filosofico, etico e politico molto attuale. È la tracotanza, la superbia, il desiderio di onnipotenza che portano qualcuno a violare qualunque legge o autorità, è un eccesso di potere.
Il termine è greco, viene da hy (equivalente di epì, “su”) e briaròs (“forte”). Significa “essere sopra”, “eccedere nella forza”. Atteggiamento arrogante dell’uomo che, presumendo troppo di sé, arriva a violare le leggi morali e divine, meritando di conseguenza il castigo degli dè.
In politica implica trasgressione, sopraffazione, prepotenza, tracotanza, superbia e disprezzo per gli altri.
L’hybris si oppone alla dike (giustizia) e all’eusebeia (rispettoverso gli dèi, i genitori e la patria).
Per i Greci, il rispetto delle gerarchie sociali e divine era naturale e fondante della civiltà. L’hybris era il più grave peccato che un uomo potesse commettere, perché minacciava l’ordine cosmico e sociale.
3. Hybris nella mitologia e letteratura: Gli esempi classici {hybris-nella-mitologia-e-letteratura}
La letteratura e la mitologia greca sono costellate di esempi di hybris, che servivano da monito per i cittadini.
La nemesi è la vendetta divina che si abbatte inevitabilmente sul tracotante, ristabilendo l’ordine violato.
Praticare l’hybris significa violare il limite intrinseco all’esercizio legittimo del, è l’eccesso che trasforma la giusta ambizione in delirio di onnipotenza.
Alla base dell’hybris c’è spesso una mancanza di empatia. Il prepotente non riesce a mettersi nei panni dell’oppresso, non riconosce il suo dolore come un motivo valido per fermarsi.
Esiodo avverte che la hybris è un male anche per il potente, che prima o poi ne verrà schiacciato La hybris innesca un ciclo di violenza e ritorsione (stasis) che distrugge il tessuto delle relazioni umane e delle istituzioni politiche.
L’hybris è un fenomeno tragicamente attuale.
È il classico comportamento di chi, per superbia, perde il contatto con la realtà e il “senso del limite”.
Nella tecnologia e nell’economia: Le “onnipotenti signori della tecnologia” che si considerano i nuovi padroni del mondo manifestano la volontà di dominare e manipolare la natura umana e i processi sociali attraverso algoritmi, senza alcun riguardo per le conseguenze etiche o sociali.
Nell’emergenza climatica: La hybris più grande e collettiva è quella che abbiamo scatenato contro la Natura. Nietzsche diceva che è la “violenza nei confronti della natura con l’aiuto delle macchine”. Ignorare i limiti ecologici del pianeta, inquinare, distruggere ecosistemi credendosi padroni della Terra è la forma di tracotanza su scala globale che sta portando all’emergenza climatica.
L’hybris rimane un vizio universale, il lato oscuro dell’ambizione umana, presente in ogni cultura ed epoca. La vera forza e la vera grandezza non stanno nel superare qualsiasi limite, ma nel riconoscerli e rispettarli. La virtù sta nel mezzo, nell’equilibrio, nella temperanza e nella saggezza.
L’hybris fiorisce soprattutto in assenza di controlli e bilanciamenti (quelle “due parole senza le quali la democrazia non esiste”). È un richiamo alla necessità di limiti al potere, alla trasparenza e all’equilibrio nelle istituzioni.
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