Guerrino, il bagnino superstar di Riccione: “Non faccio pagare l’ombrellone, solo 4 euro a lettino”. Ha 86 anni, i clienti della spiaggia 16, zona Fontanelle, lo adorano. “Se aumento i prezzi al mare non vengono più o vanno alla spiaggia libera”

(di Emanuela Giampaoli – repubblica.it) – “Ciao Guerrino” lo saluta una bagnante. “Ciao amore” risponde lui. “Bisogna trattarle bene queste giovanotte” spiega, riferendosi a una cliente sulla sessantina. Canotta blu, pantaloncini rossi, cappello da capitano. È la divisa d’ordinanza di Guerrino, il bagnino più famoso di Riccione, 86 anni di sole e salsedine. La stessa dagli anni Settanta. Come il suo bagno, spiaggia 16, zona Fontanelle, dove un ombrellone con due lettini costa ancora 8 euro al giorno.
Meno di 15 anni fa. “Non faccio pagare l’ombrellone, sono 4 euro a lettino, che sia in riva al mare o in ultima fila. Così da maggio ad agosto c’è sempre gente”.
Vintage certo, con le rigone orizzontali, i colori decisi, blue e rossi gli ombrelloni, verdi e gialle le brandine. Colori nostalgia. E sarà per questo che i suoi clienti lo salutano tutti affettuosamente, si premurano che stia bene, gli danno appuntamento al giorno dopo. Vengono dall’entroterra riminese (“già spendono 15 euro di carburante, se aumento i prezzi al mare non vengono più o vanno alla spiaggia libera”) ma pure dalla Germania e dall’Olanda, fedeli negli anni.

Come l’87enne Heidi che torna ogni estate e si ferma un paio di mesi, una costanza premiata dal Comune che l’ha nominata Ambasciatrice di Riccione nel mondo. “Ci conosciamo dagli anni Sessanta, da quando facevo il bagnino di salvataggio, quando ho aperto il mio bagno ha iniziato a venire da me. Veniva prima con la mamma, poi con il marito, che non c’è più, e i figli e ora arriva con i nipotini”.
Tra i clienti storici c’è pure l’olandese Robert che da mezzo secolo non perde una stagione. Stessa spiaggia, stesso mare. Letteralmente: ombrelloni, lettini, doccia. Niente di più, nulla di meno di quel che serve per una giornata sull’arenile. Anche se per Guerrino è tutto cambiato, non c’è più la Riccione di una volta.
“Per vent’anni sono stato bagnino di salvataggio – rivendica orgogliosamente – poi è stato il Comune negli anni Settanta a chiederci di aprire nuovi stabilimenti nelle zone più lontane dal centro, c’erano tanti di quei turisti che non sapeva dove metterli. Gli anni settanta e ottanta sono stati i migliori”.
Mostra le foto d’epoca con distese di lettini appiccicati l’uno all’altro, le turiste in topless. Riccione prima spiaggia a destra. “Cominciarono ad arrivare le straniere, volevano uscire tutte le sere, venivano per divertirsi”. Poi certo, anche le famiglie. Il modello Riviera, quello studiato dagli analisti di tutto il mondo, lui lo ha visto nascere e crescere sotto i suoi occhi.
“La mia famiglia affittava le stanze ai bagnanti. La mamma si occupava dell’ospitalità, mio padre la sera grigliava il pesce azzurro per gli ospiti. Oggi non sarebbe più possibile. Le pensioncine a conduzione familiare qui dietro hanno chiuso quasi tutte. C’era il Grand Hotel ma pure le camere dove con i letti a castello si stava in sei, con magari un solo bagno in fondo al corridoio. Il che consentiva di tenere i prezzi davvero bassissimi. Era questo il turismo di Riccione negli anni Sessanta”.
Lui ancora oggi fa tutto da solo, ad eccezione del fine settimana, quando gli dà una mano sua nipote che gli altri giorni lavora. “Mi alzo alle 5.10, faccio una doccia e alle 6 sono qui fino a quando non è andato a casa l’ultimo bagnante”. Poi d’inverno andava in giro per il mondo e a sciare, come ha fatto fino a quindici anni fa. “Non so se mi sono divertito, è stato il mio lavoro. Che era molto diverso. Ma ho vissuto la mia vita e Riccione era davvero bellissima”.
Appunto, se si tira troppo la corda si spezza . Però sta storia del caro spiaggia sa anche di puzza di bruciato. In realtà quello che è successo ha spiegazioni che coinvolgono gli ultimi governi guerrafondai visto che il potere d’acquisto degli italiani si è ridotto per l’ inflazione dovuto alla guerra in Ucraina e quindi si è costretti a ridurre il superfluo per campare. “La Repubblica” non faccia la distratta e ricordi Draghi come responsabile n.1 e suoi adoratori del PD.
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Già, volete la pace o il condizionatore?
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