Continua a crescere il credito al consumo, ormai è il doppio della media europea e con i tassi più alti tra i grandi Paesi Ue

(di Roberto Rotunno – ilfattoquotidiano.it) – Sarà a volte il risultato di una scelta, o più probabilmente frutto della necessità, fatto sta che gli italiani comprano a rate più degli altri cittadini europei. Il problema è che, quando lo fanno, sono costretti a pagare tassi più alti rispetto a Paesi come la Francia e la Germania. I prestiti sotto forma di crediti al consumo continuano a crescere in Italia, tanto che nel primo trimestre del 2025 hanno superato i 171 miliardi, registrando nel giro di un anno un aumento in volume del 5,4%. Tra i dati più preoccupanti, il costante aumento delle cosiddette “cessioni del quinto” dello stipendio, pratica che in alcuni casi potrebbe essere l’unica opzione disponibile per ottenere un finanziamento.
Nei nuovi dati rielaborati dalla Fondazione Fiba della First, sindacato dei bancari della Cisl, emerge una conferma: siamo ai primi posti per la quota di crediti al consumo sul totale dei prestiti. Che sia per acquistare lo smartphone, l’auto o la moto, la lavatrice, il frigorifero, il nuovo divano, si tende a indebitarsi e a pagare invece che l’intero importo subito, per non intaccare i risparmi da usare per eventuali spese improvvise. Sarebbe sbagliato cercare un’unica spiegazione a questo fenomeno, ma sicuramente la debolezza dei nostri salari è un fattore determinante.
Negli ultimi trent’anni, l’Italia è l’unico Paese Ocse che non registra crescita nelle retribuzioni, e il recupero di potere d’acquisto dopo la fiammata inflazionistica è iniziato solo a fine 2023. Non è riuscito a coprire tutta la perdita, tanto che le attuali buste paga reali (cioè al netto del carovita) sono ancora ben lontane rispetto a quelle del 2021. I dati sui prestiti al consumo forniscono un altro tassello. Di fronte a questa incertezza, infatti, per gli acquisti più costosi si tende a contrarre nuovi prestiti, a costo di pagare interessi elevati. A maggio 2025, il tasso annuale effettivo globale (Taeg) sulle nuove operazioni di prestito personale ha raggiunto da noi il 10,18%, mentre in Francia è pari al 6,58% e in Germania all’8,3%. Bisogna ricordare che in Italia è più ampia la forbice tra il Tan, cioè il tasso di interesse sulla cifra prestata, e il Taeg, che comprende anche altri costi come la spesa per la pratica e le polizze assicurative. Questo contribuisce a far sì che gli italiani paghino interessi più alti sul prestito. In Italia, il 19,1% dei prestiti totali è costituito da credito al consumo, mentre in Germania la percentuale si ferma al 9,5% e in Francia al 12,7%. In tutta l’area Euro, siamo invece all’11,2%. A erogare questi prestiti in Italia sono le banche per poco meno di 123 miliardi e le finanziarie per poco più di 48 miliardi.
Continua a crescere in maniera sostenuta anche la quota di prestiti garantiti dalla cessione del quinto dello stipendio. A inizio 2011 erano 10,3 miliardi, mentre nell’ultima rilevazione sono arrivati a 18,3 miliardi (+1,3% rispetto a un anno fa). In parte, è dovuto anche all’aumento del numero totale di lavoratori dipendenti nel nostro Paese, ma il dato va analizzato con attenzione. “Quando correlato ai consumi – fa notare la First Cisl – questo denota implicazioni sul terreno sociale che non possono non destare preoccupazione”. Ricorrere a questa forma di finanziamento, in cui le rate vengono pagate con un automatico prelievo del 20% dello stipendio, può essere una scelta ma può anche essere dovuto al fatto che non si ha la possibilità di ottenere un prestito tradizionale, più flessibile. Ecco perché questi numeri in crescita possono indicare una maggiore difficoltà di accesso al credito e a far fronte a spese ordinarie e necessarie.
Per quanto riguarda i mutui per l’acquisto di casa, in Italia i tassi sono in linea con l’area Euro: 3,58%, e leggermente inferiori a Germania e Francia. Nei prossimi tempi, sarebbe interessante indagare un altro fenomeno: quello dei pagamenti a rate dei prodotti che costano anche solo poche centinaia di euro, per esempio vestiti o cosmetici. Una possibilità offerta da servizi come Paypal e Klarna, spesso a tasso zero. Sapere quante persone la utilizzano racconterebbe molto sugli stili di consumo soprattutto dei più giovani e del loro (scarso) potere di acquisto.
Bell’articolo; non aggiunge nulla di nuovo al panorama finanziario delle famiglie, ma espone bene i fatti; utile per comprendere il fenomeno.
Un approfondimento merita il divario, tutt’altro che trascurabile, tra TAN e TAEG in Italia, specie se comparato con altre realtà europee.
Questa differenza è coerente con la linea dell’articolo e non fa altro che ribadire la situazione di fragilità finanziaria di molte persone e mettere in evidenza una forma di malaffare.
In molti prestiti personali italiani, le banche o le finanziarie includono nel contratto una polizza assicurativa, spesso per copertura contro il rischio di morte o invalidità copertura contro la perdita del lavoro.
Tecnicamente sono facoltative, ma di fatto vengono spesso imposte o fortemente consigliate per accedere al prestito.
In Francia o Germania, invece, queste polizze sono meno frequenti o realmente opzionali.
Anche in Francia o in Germania ci sono però rischi di invalidità, di perdita del posto di lavoro, non mi risulta inoltre che i tedeschi e i francesi siano immortali; eppure il Italia questi costi sono più alti, come mai?
In Italia, è prassi comune “impacchettare” il prestito con un’assicurazione, anche se formalmente è facoltativa. Il cliente viene spinto a firmare per “velocizzare l’istruttoria” o per “aumentare le probabilità di approvazione”.
In molti casi, il prestito non viene concesso senza la polizza, anche se non è obbligatoria per legge; Questo comportamento è molto meno frequente in Francia e Germania, dove le autorità vigilano di più sull’effettiva libertà di scelta del consumatore.
In Italia, le assicurazioni collegate al prestito sono spesso vendute da compagnie dello stesso gruppo bancario con commissioni altissime per l’intermediario (fino al 50% del premio).
Va da se che la mancata vigilanza da parte delle autorità garantisce a banche ed assicurazioni maggiori profitti che spesso vengono utilizzati per sostenere il governo di turno acquistando i titoli di stato.
Attendersi che questa forma di malaffare possa avere una fine è una pia illusione, chiunque ci sia al governo.
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siamo passati in pochi anni da un popolo di formiche ad uno di cicale?
o abbiamo perso di vista la VERA situazione economica, che oramai per poter lavorare e guadagnare quel poco devi spendere sempre di più?
Si pensi al costo degli affitti, dei trasporti, dell’energia ecc ecc ecc.. se per caso ti capita che hai una carie dentale, devi chiedere un prestito per otturarla.
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Eppure in giro vedo ovunque macchinoni da 40-50/100.000 euro, gente sempre in vacanza diverse volte l’anno, ristoranti pieni (sic).
Come li possono fare tutti ‘sti sfizi se non con i ‘buffi’?
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alcuni sono pieni di “buffi” però solo in parte, perchè basta anche un solo ritardo e sei marchiato a vita, altri hanno ereditato.
Secondo l’ultimo censimento, ogni figlio ha sopra di se almeno 4 anziani, quindi se per caso hanno qualche valore da parte , anche solo una casa o appartamento, il soggetto spesso spende e spande.
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Se si guarda un film di 25 anni fa’ ambientato negli Usa ci si rende conto che sono loro a dettare l’ agenda su quello che noi faremo con qualche decennio di ritardo . Anche per i prestiti come tante abitudini insane ci siamo adeguati con il risultato di indebitarci non per un bene duraturo e importante ma per beni effimeri e non necessari. È ovvio che le banche super protette dalla loro lobby ne approfitti .
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Piano piano anche gli strozzini sono diventate SPA, alcuni sono ormai finanziarie, sono ASSICURAZIONI, sono banche. Viviamo l’epoca del consumismo, favorito dall’obsolescenza programmata, siamo consumatori per necessità o per compulsivo e. Che tristezza!
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ec: compulsivo compulsione
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