
(dagospia.com) – Abbiamo sopravvalutato per l’ennesima volta Tajani? Nel giro di 24 ore, sullo ius scholae prima ha ruggito, poi ha fatto un dietrofront da gattino: con un insolito afflato battagliero, ha lasciato intendere che avrebbe lottato fino alla fine per la norma sulla cittadinanza ai ragazzi che completano il ciclo di studi dell’obbligo in Italia, poi, ha fatto retromarcia (“Non è la priorità”).
Al che, ci sorge un dubbio: davvero tutto inizia e tutto finisce con il “cuor di melone” del ministro degli Esteri, indeciso a tutto e incapace di portare fino in fondo le sue battaglie? Tra i palazzi della politica, circola un’altra teoria: le sue tonitruanti affermazioni non sarebbero farina del suo sacco.
Piuttosto, ci sarebbe dietro la zampetta di Giorgia Meloni, ansiosa di mandare un pizzino agli scomodi alleati della Lega, per cui la cittadinanza è uno spauracchio.
Salvini è circondato dai Vannacci e dalle Sardone, per cui il velo islamico è “spazzatura”, e lo ius Italiae kryptonite, e la premier non vede l’ora di far emergere tutte le contraddizioni interne del Carroccio. Un po’ di zizzania tra le file leghiste non dispiacciono ai Fratellini d’Italia.
Un sottile giochetto politico, in teoria pericoloso: se davvero si arrivasse, prima o poi, a un voto sul dossier, magari approvato da Forza Italia con i voti dell’intera opposizione, il Governo (e a strascico l’intera maggioranza) andrebbe in tilt. Giorgia Meloni, però, dorme tranquilla: nelle mani di quel pasticcione di Tajani persino una bomba nucleare diventerebbe una bombetta alla crema…
IUS SCHOLAE, FI CI RIPROVA. LEGA E FDI: STOP. CONTE E MAGI: SE FA SUL SERIO SUBITO IN AULA
(di Matteo Marcelli – Avvenire) – Lo Ius Italiae di Forza Italia torna a irritare gli alleati di governo, come nell’estate 2024, anche se il muro alzato da Lega e FdI potrebbe non bastare ora che Antonio Tajani ha aperto «a chiunque voglia votare» la proposta degli azzurri.
Tutto nasce da un articolo di Repubblica e dalle frasi del vicepremier a margine del question time in Senato. Qualcuno gli chiede se FI è disposta a votare la pdl dei dem sulla cittadinanza. Lui risponde che il suo partito ha già una proposta e, semmai, è il Pd a dover votare quella.
Poi aggiunge: «Siamo pronti a discuterla con tutti quanti. Il Parlamento è sovrano e chiunque voglia votare la nostra proposta la voti». Dopo di che, però, lo stesso Tajani precisa che il testo degli azzurri è «molto differente» da quello dello scorso referendum, «che parlava di cinque anni».
«Noi siamo assolutamente contrari – spiega – perché quello diventa un modo troppo lassista per concedere la cittadinanza, che per noi è una cosa seria», perciò, aggiunge, il suo partito «non è disposto a trattare» su nessun punto della pdl.
Limature che nella speranza di Tajani potrebbero forse servire a evitare lo scontro interno alla maggioranza. Ma arrivano tardi, quando la Lega ha già sbandierato ai quattro venti la sua contrarietà e le agenzie hanno battuto il niet (meno accalorato) di FdI.
«È una proposta tecnicamente sbagliata» e «irricevibile dal punto di vista politico», taglia corto il capogruppo del Carroccio in commissione Cultura, Rossano Sasso: «L’integrazione non è un pezzo di carta, la cittadinanza va bene così come è».
«La legge sulla cittadinanza per noi non si tocca – rincara la dose la responsabile immigrazione del partito della premier, Sara Kelany – e, visto l’esito dei referendum, va bene così anche per i cittadini. Non è parte del programma di FdI e non riteniamo che ci sia un’esigenza pressante rispetto a questa tematica, ma non viviamo le dichiarazioni di FI come un problema. Con gli alleati ci confrontiamo».
Posizioni che convincono Tajani a tornare moderatamente sui suoi passi. Il leader azzurro ammette che in effetti il tema «non è nel programma di governo», dove però si parla di «integrazione dei migranti economici e sociali».
Dunque, è il ragionamento del vicepremier, la possibilità di diventare cittadini italiani «con regole severe, non lassiste», potrebbe anche rientrarci. E rispetto alla calendarizzazione? FI «la chiederà », spiega, ma «adesso ci sono sette decreti ed è tutto ingolfato. Insomma, «lo Ius Italiae non è una priorità del momento».
Nel campo avverso ci si divide tra chi è disposto a andare a vedere le carte di FI (come Calenda), chi irride Tajani (Matteo Renzi) e chi ritiene che la proposta azzurra non vada proprio nella direzione giusta.
Renzi usa il question time per provocare Tajani sul tema: «Il ministro degli Esteri prende degli impegni fuori dal Parlamento e poi, improvvisamente, in aula resta muto: ha tanta paura della presidente del Consiglio». Il vicepremier a quel punto è costretto a replicare, spiegando che la questione non è all’ordine del giorno della sua informativa. […]
Gli Itajani.
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Itajani Brava Gent(aglia) 😄
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