Giorgia Meloni spenderà il 5% del Pil nella difesa come richiesto da Trump. Per capire ciò che sta accadendo, occorre sapere che l’Italia è uno Stato satellite. Uno Stato satellite è […]

(di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – Giorgia Meloni spenderà il 5% del Pil nella difesa come richiesto da Trump. Per capire ciò che sta accadendo, occorre sapere che l’Italia è uno Stato satellite. Uno Stato satellite è uno Stato la cui politica estera e la cui politica di sicurezza sono controllate da una potenza straniera. Il fatto di essere uno Stato satellite comporta due conseguenze.

La prima è politico-militare: l’Italia, non avendo nemici, comprerà tante armi dagli Stati Uniti per utilizzarle nelle guerre decise dalla Casa Bianca. La Casa Bianca si prepara alla guerra con la Cina, con l’Iran e magari pure con la Russia, se la situazione andasse fuori controllo. E ha bisogno di alleati ben armati per migliorare la propria deterrenza e scaricare parte dei costi delle proprie guerre su di loro. L’Italia è entrata nei teatri di guerra in Afghanistan e in Iraq per alleggerire i costi degli Stati Uniti. I soldati italiani, che tutti amiamo e rispettiamo, non si trovano in Libano per difendere gli interessi nazionali dell’Italia, ma per aiutare la Casa Bianca a risparmiare soldi e soldati. La Casa Bianca ha creato molti disastri in Libano. L’Italia mantiene i soldati in Libano per porre qualche piccolo rimedio a quei disastri smisurati. Analogo discorso vale per la missione italiana nel Mar Rosso contro gli Houthi. Gli Stati Uniti hanno creato un disastro in Palestina. Gli Houthi hanno reagito e l’Italia ha mandato le navi da guerra. Un caso eclatante che dimostra che l’Italia compra le armi americane per metterle al servizio degli americani è il bombardamento italiano della Libia del 2011. Il 30 agosto 2008, Berlusconi e Gheddafi avevano firmato il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, noto come Trattato di Bengasi. Quando Berlusconi seppe che la Libia sarebbe stata attaccata, minacciò di dimettersi, consapevole che il bombardamento avrebbe danneggiato l’Italia. Il 15 aprile 2011, Silvio Berlusconi e Ignazio La Russa assicurarono che l’Italia non avrebbe bombardato la Libia. Il 28 aprile, la bombardarono. L’Italia si era piegata alla Casa Bianca in pochi giorni. La guerra della Nato per il rovesciamento di Gheddafi, a differenza di ciò che ha dichiarato La Russa il 19 febbraio 2015 a La7, fu illegale. La risoluzione 1973 dell’Onu del 17 marzo 2011 non autorizzava la Nato a bombardare la Libia in combutta con i ribelli libici per trucidare Gheddafi e sostituirlo con un presidente filo-occidentale. Non è vero che la Nato bombardò la Libia in quel modo perché lo chiese l’Onu. L’Onu non chiese mai il rovesciamento del regime libico.

La seconda conseguenza è psicologico-sociale: l’Italia, come si conviene a uno Stato satellite, accetta lo stigma di Trump senza ribellarsi. Secondo Trump, se l’Italia non spende il 5% del Pil, allora gli italiani “scroccano” le armi americane. È ciò che Trump ha dichiarato davanti al no di Sánchez: “La Spagna scrocca!”. In realtà, la Casa Bianca “scrocca” le armi e i soldati dell’Italia, costringendola ad assumersi parte dei costi delle sue guerre fallimentari. I soldati italiani sono andati in Afghanistan e in Iraq (dove sono pure morti a Nassiria) per aiutare la Casa Bianca a controllare il territorio iracheno. Non avendo nemici né guerre proprie da combattere, l’Italia spenderà il 5% del Pil per prepararsi alle guerre future degli Stati Uniti. L’Ucraina lo conferma. Biden ha incancrenito la guerra rendendo impossibile una soluzione diplomatica. E adesso Trump scarica sull’Italia i costi della guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia chiedendole di comprare armi americane da dare all’Ucraina (il piano di riarmo serve anche ad armare Zelensky).