
(dagospia.com) – Come finirà l’ennesimo violento scontro tra il governo Meloni e il Deep State (Corte dei Conti, Cassazione, Magistratura, etc.), approfittando di un’opposizione “fluida” che si sollazza per una settimana sul Gay Pride d’Ungheria e i diritti civili (giustissimi, per carità) calpestati dal truce Viktor Orban?
Ai nuovi inquilini di Palazzo Chigi stanno apertamente sul gozzo (si veda il premierato, “la madre di tutte le riforme”) i contrappesi legislativi al potere esecutivo previsti dalla nostra Costituzione, promulgata il 22 dicembre 1947 all’indomani di vent’anni di regime fascista, quindi attentissima a non far riaprire il balcone di piazza Venezia al nuovo “Uomo della Provvidenza”, specialità tipica della politica tricolore.
Se sugli attuali rilievi critici e bocciature all’operato del governo Meloni da parte di Corte dei Conti e della Cassazione, il tentativo di depotenziare la loro attività di controllo e vigilanza costituzionale sbatte contro il mattarello di Mattarella, la musica cambia con la riforma Nordio della giustizia.
Una volta che il voto del parlamento approverà, grazie alla maggioranza governativa, la “separazione delle carriere” di giudici e pubblici ministeri, in sostanza, s’avanza il rischio che le procure dipenderanno dal ministero di Giustizia, e magari per aprire una inchiesta potrebbe essere necessario chiedere il permesso al Guardasigilli.
Contro la cancellazione della magistratura come corpo unico dividendola in due percorsi professionali distinti e separati, che è riuscita nel miracolo di unire tutte le rissose correnti della magistratura (destra, sinistra e centro), non c’è dunque Quirinale che tenga.
Ultima spes è il ricorso al referendum confermativo previsto dall’art.138 della Costituzione. Per affondare una legge di revisione costituzionale, come la riforma Nordio, non è stabilito un numero minimo di votanti: è sufficiente che i voti favorevoli superino quelli sfavorevoli.
Ecco perché oggi il governo Meloni si ritrova davanti un solo “nemico”: la Costituzione.
e ritorneremo a votare……che lo voglia il Cielo…!!! basta mandarli a casa farei, democraticamente, qualunque cosa…….!!!
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La separazione delle carriere esiste in tutto il mondo, tranne che in Italia e il perché lo spiegò Andreotti in una puntata di Porta a Porta dei primi anni 2000: decisero di rendere la magistratura requirente totalmente indipendente perchè c’era il timore (sia da parte dei democristiani che dei comunisti) che un PM assoggettato all’esecutivo poteva essere usato come arma contro la parte politica avversa, tuttavia per dare un equilibrio al sistema si introdusse l’immunità parlamentare (strumento di cui poi si è abusato largamente).
Il punto è che la riforma Nordio non prevede il PM assoggettato al Ministero della Giustizia, infatti prevede un CSM totalmente autonomo e indipendente solo per i PM.
E qui casca l’asino. E infatti io sono contrario alla riforma Nordio (e voterò “no” al referendum), non perché metta il PM sotto il governo, ma proprio perché non ce lo mette. Questa di Nordio non è la separazione delle carriere (su modello anglosassone), è una presa in giro agli avvocati.
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Non sono d’accordo con Domenico della Valle che la separazione delle carriere non metterebbe il pm sotto le grinfie del Governo e che essa esista in altri sistemi non è significativo perché in altri Paesi esistono istituti deprecabili come la pena di morte o la sentenza rimessa a una giuria popolare. Ogni sistena giuridico fa capo a sé e in accordo ad altri contrappesi istituzionali. Quel che mi convince di più è che questa separazione in seno alla magistratura era fortemente voluta da Licio Gelli, che non era uno stupido, e lo è dalla mafia, che lo è anche meno. Mi sembra assurdo cotrapporci alla Francia, per es., che è una repubblica presidenziale o al Regno unito, in cui la sentenza fa legge. Ogni paese ha istituzioni peculiari che si reggono tra loro. E i confronti sono sempre tirati con l’elastico.
Come ho già detto altre volte, il nostro sistema democratico si basa sull’equilibrio dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, cioè Parlamento, Governo e Magistratura, in modo che nessuno prevalga sull’altro. Ma tutti gli eversori della democrazia, e i meoloniani di più, tentano di attaccare questo equilibrio che garantirebbe ai cittadini democrazia, buona amministrazione e giustizia. Ovviamente chiunque avversi la democrazia cerca di cambiare questo equilibrio. Il Piano massonico di Rinascita democratica di Gelli cercava di rompere questo equilibrio. E ora la Meloni ci riprova. Con la connivenza di Nordio vuole separare la funzione di pubblico ministero da quella di giudice, vietando l’attuale possibilità di passare da un ruolo all’ltro. La separazione delle carriere la vuole anche la mafia come ogni tipo di criminalità, politica o eccellente, perché indebolisce la giustizia e Domenic dovrebbe farci un pensierino. Nei fatti le richieste di passare da un ruolo all’altro sono molto rare, perché non si può farlo più di 4 volte e servono 5 anni di permanenza e un concorso di idoneità ogni volta, ma soprattutto perché bisogna cambiare Distretto e anche Regione e a volte nemmeno basta, perché è precluso anche l’ufficio competente per legge a occuparsi di indagini che coinvolgono magistrati del Distretto di provenienza (quindi un Pm di Torino non può fare il giudice – e viceversa – nel Distretto di Milano, uno di Roma nel Distretto di Perugia e così via). Poi, per cambiare funzione bisogna andare lontano, cambiare città, terremotare vite e infatti lo chiedono in pochi e sembra una cosa inutile, ma, secondo i cattivi politici, la separazione delle carriere sarebbe il primo passo per rendere i Pm dipendenti dal Governo così che sarebbero i Governi a decidere di volta in volta quali sono i reati da preseguire, per cui avremmo reati diversi per Governi diversi, praticamente reati stagionali, una giustizia variabile secondo i comportamenti delinquenziali dei politici. È chiaro che i partiti delinquenziali pensano di essere più liberi con una giustizia tenuta a guinzaglio come un cagnolino, i cittadini e la giustizia però non ci guadagnerebbero certo. La separazione delle carriere potrebbe minare l’unità della magistratura, un valore costituzionale che garantisce l’indipendenza del potere giudiziario. Attualmente, giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa “carriera”, condividendo formazione e autonomia.
Separando le carriere, si teme che i pubblici ministeri diventino dipendenti dal Governo e dunque meno autonomi. Il rischio aumenterebbe se i pubblici ministeri fossero posti sotto un organo di controllo separato rispetto alla magistratura. Se ora non c’è, verosimilmente a breve ci sarà.
L’attuale sistema, con giudici e pubblici ministeri che condividono una formazione comune, è visto come una garanzia di equità e imparzialità. Si teme che la separazione possa rafforzare una contrapposizione tra accusa e difesa.
L’autonomia e l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri sono già garantite dall’ordinamento attuale. La riforma sarebbe quindi inutile e potenzialmente dannosa. Oggi giudici e pubblici ministeri collaborano, dopo sarebbero contrapposti, rallentando e appesantendo il processo. In realtà chi volesse rendere più agile e moderna la giustizia italiana farebbe altre cose come rendere più brevi i processi, migliorare l’efficienza degli uffici giudiziari, sanare la carenza di personale. Oggi in Italiana mancano 1.600 magistrati su un totale di 10.500. Per quanto riguarda i cancellieri, la situazione è altrettanto critica. In molti distretti giudiziari italiani, le mancanze di organico arrivano al 30%, con picchi che sfiorano il 40%. Queste carenze hanno ripercussioni significative sull’efficienza del sistema giudiziario, causando ritardi nella gestione delle pratiche e nell’emissione delle sentenze. Ma non sembra che sia questo lo scopo dell’attuale Governo che già, con Nordio, agisce solo nel senso della depenalizzazione dei reati di colletti bianchi e onorevoli. Oggi abbiamo equilibrio tra accusa e giudizio, il pericolo futuro sarebbe avere dei giudizi che dipendono dal Governo. Si pensi che la polizia dipende già dal Ministro degli Interni e questi avrebbe la facoltà di bloccare delle indagini e dunque dei processi scomodi per il potere. Insomma, invece di migliorare la Giustizia, questo Governo pensa solo a peggiorarla.
Ma davvero qualcuno può credere che le riforme alla giustizia volute da questo sciagurato Governo possano arrecare il benché minimo vantaggio alla Giustizia?
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