Meloni: ok armi al 5%, ma vuole dazi scontati. E sconfessa Salvini. Giorgia rivendica l’intesa sulla Difesa criticata dalla Lega: “Sostenibile”. La cena con Donald: tariffe al 10% e “tregua a Gaza”

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Un accordo, in cambio di uno sconto sui dazi. Un trade off. Perché se Giorgia Meloni ieri ha accettato il patto approvato al summit Nato dell’Aja sul 5% per le spese militari in dieci anni – “come tutti gli altri Paesi, compresa la Spagna”, dice rispondendo alle accuse delle opposizioni in Italia sui distinguo del socialista Pedro Sánchez – lo ha fatto chiedendo al presidente degli Stati Uniti di venire incontro all’Italia sulle tariffe. La presidente del Consiglio lo ha detto nel suo intervento a porte chiuse durante il Consiglio atlantico e lo ha ripetuto nel punto stampa finale. Va bene il 5%, ma le economie di Italia, Stati Uniti e Unione europea devono essere “allineate” anche su “commercio e tariffe”. Che, con la Difesa, rappresentano “due facce della stessa medaglia”, ha spiegato Meloni nella sessione mattutina del Consiglio Atlantico.
Il senso del ragionamento della premier è che è giusto fare uno sforzo economico per la sicurezza, ma senza rimetterci sul commercio. Tant’è vero che dopo pranzo lo ripeterà ai cronisti: “Sono abbastanza d’accordo sui dazi al 10%, non sarebbero così impattanti…”. Una posizione che oggi la premier porterà a Bruxelles, dove si è trasferita ieri pomeriggio per partecipare al Consiglio europeo. Proprio sulle tariffe al 10% alcuni Paesi non la pensano come l’Italia. Di questo Meloni ha parlato martedì sera nella cena con Trump a cui ha chiesto anche di intervenire per arrivare a un “cessate il fuoco a Gaza” con la stessa determinazione usata per la situazione in Iran.
Eppure Meloni è allineata con Trump sulle spese militari. L’Italia ha puntato sulla “flessibilità” fin dall’inizio. Che, spiega Meloni, significa raggiungere l’obiettivo del 5% in 10 anni, fino al 2035, con una revisione nel 2029 quando il presidente degli Stati Uniti non sarà più alla Casa Bianca. Eppure la premier, nel punto stampa conclusivo, ha definito “sostenibile” l’accordo e “necessario” per la nostra sicurezza. Sconfessando anche la Lega che ieri mattina, con il responsabile economico Alberto Bagnai aveva definito “irraggiungibile e insostenibile socialmente” l’obiettivo. Quando le viene chiesto come concilia questa posizione con quella del partito di Matteo Salvini, Meloni replica dura: “Sono venuta qui con una risoluzione approvata da tutta la maggioranza: è una decisione che noi abbiamo preso con cognizione di causa facendo le nostre valutazioni col ministro dell’Economia (il leghista Giorgetti, ndr)”.
A ogni modo non è chiaro come l’Italia raggiungerà l’obiettivo visto che ieri ha escluso l’attivazione della clausola europea (e si è detta contraria alla difesa comune). Perché Meloni assicura che “non un euro” sarà tolto dalle “priorità degli italiani”, ma allo stesso tempo per arrivare al 3,5% servono 35 miliardi; per il 5% 70 oltre ai 30 già spesi attualmente. Una strategia che non convince la segretaria del Pd Elly Schlein secondo cui “Meloni non può dire no a Trump” mettendo pure in dubbio i voti dem a von der Leyen. Meloni auspica che l’aumento degli investimenti possano andare a favorire le imprese italiane ed europee piuttosto che quelle americane (anche se la produzione continentale costa 2-3 volte più di quella Usa, motivo per cui il rischio è che il riarmo favorirà soprattutto i big americani).
Nel suo intervento Meloni, oltre a citare Margaret Thatcher (i “nostri valori sono assicurati da quanto è forte la nostra Difesa”), ha anche fatto riferimento alla complessità degli investimenti militari per rendere “credibile” l’obiettivo del 5% e spiegarlo all’opinione pubblica: a Kiev, ha detto, ci sono stati droni che hanno abbattuto dispositivi molto più costosi e le infrastrutture cyber possono essere molto più letali dei proiettili. Meloni ha anche lanciato l’allarme sulle possibili influenze di Cina e Russia in Africa. Proprio a proposito dell’Ucraina, la premier ieri ha partecipato a un summit del formato E5 con Zelensky confermando il sostegno a Kiev per una pace “giusta e duratura”.
pianeta delle scimmie
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Ma tutti ‘sti summit a che ca22o servono?
Una settimana fa o giù di lì il G7, adesso quello NATO, c’é pure il G5 con Zelensky.
Non fanno altro che darsi le pacche sulle spalle e continuare dove le lobby vogliono che vadano.
Questo discorso del 5% è una TRUFFA COLOSSALE ai danni degli europei. Ma sembra che il matto sia Sanchez e da noi, Conte.
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Con questa signora finiamo sul lastrico ,sono d’accordo. Ma mi chiedo qual’è la posizione delle opposizioni . Se Conte sembra determinato ad opporsi al riarmo e a quest’ enorme aumento della spesa militare , qual’è la posizione del PD ? Il riarmo in EU li ha votato e adesso che ci racconta ?
Ma, supponiamo che Meloni perda le prossime elezioni (ottimismo del cuore) cosa faranno gli altri al loro posto? Continueranno a bruciare miliardi per missili e carrarmati e affamando la popolazione o interromperanno la tragedia con coraggio mandando in aria Nato e sogni di gloria? Questo a me interessa sapere.
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Non sò, ma se il prossimo governo sarà un governo di unità nazionale per curare le ferite di questo, magari senza il M5S, al suo posto ci potrebbe essere un Pdino (Helly esclusa!) e sarà come passare dalla padella alla brace con annessa presa per il k.
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