Il fondatore dà l’incarico a uno studio milanese sei mesi dopo l’estromissione

03 giu 2025

(di Emanuele Buzzi – corriere.it) – Beppe Grillo rompe gli indugi e si prepara alla guerra legale per riappropriarsi del simbolo e del nome del M5S. I Cinque Stelle fanno muro e parlano di «prerogative infondate». La mossa arriva a sei mesi di distanza dal voto degli attivisti stellati, un voto che ha eliminato il ruolo del garante e di fatto messe alle porte Grillo nel Movimento contiano. «Vedere questo simbolo rappresentato da queste persone mi dà un senso di disagio — fu il commento di Grillo all’epoca — Fatevi un altro simbolo. Il Movimento è stramorto, ma l’humus che c’è dentro no».

Ora, il fondatore stellato — dopo aver «congelato» l’idea a lungo — va in contropiede e sfodera le carte (legali). Grillo si affida a due avvocati milanesi: Matteo Gozzi dello studio Danovi e Giulio Enea Vigevani dello studio Melzi d’Eril Vigevani. Vigevani è professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, editorialista del Sole 24Ore, mentre Gozzi insegna diritto processuale civile progredito nello stesso ateneo. Difficile ipotizzare tempi ed evoluzione dell’iter.
La notizia della causa imminente ha provocato la reazione dei vertici M5S. «Siamo assolutamente tranquilli», fanno sapere da Campo marzio. E precisano: «Se e quando dovesse esserci questa nuova iniziativa giudiziaria leggeremo le carte e i nostri avvocati risponderanno a tono». Nel Movimento continuano a pensare che le pretese avanzate sul simbolo siano «infondate».

Secondo Lorenzo Borrè, storico avvocato dei dissidenti pentastellati, la causa «riguarda non tanto questioni di marchi, quanto la titolarità del diritto di utilizzo del nome e del contrassegno del partito, già oggetto di accertamento da parte della Corte d’appello di Genova del 2021, in cui si spiegava che il nome e il simbolo dei pentastellati sono di Grillo». «L’azione legale — spiega all’Adnkronos l’avvocato —, dovrebbe portare all’inibizione dell’uso del nome e del simbolo da parte di Giuseppe Conte e del partito di cui è presidente». Nel merito, aggiunge, «esistono tre diverse, seppur omonime, associazioni, ma proprio la Corte d’appello di Genova, all’esito di un’azione proposta dal curatore originale del simbolo, ha dichiarato che Grillo è l’unico titolare del diritto di utilizzo del contrassegno e del nome Movimento 5 stelle». «Se così non fosse — conclude Borrè —, non si spiegherebbe il contratto di manleva». 

E proprio la manleva sarà uno dei nodi cruciali dello scontro. Tra i rumors che circolano in queste ore sulla scelta di Grillo di adire le vie legali peserebbe anche l’incertezza di una futura tutela nei suoi confronti per quello che riguarda i processi ancora pendenti. Voci, supposizioni, nulla più. Ma la mossa del fondatore ha comunque rianimato l’ala movimentista. C’è chi esulta: «Finalmente». E chi si chiede: «Perché soltanto ora?». C’è anche chi si prepara a star al fianco del «fu garante»: «Qualsiasi cosa Beppe abbia bisogno sa che troverà aiuto da molti vecchi amici». L’ipotesi di un sostegno anche economico alla causa non sembra così remota.